Pubblicato oggi il report Istat sul mercato italiano del lavoro a giugno. Non intendo sovrainterpretare un dato mensile, che per definizione è ricco di rumore e povero di segnale, ma vorrei comunque segnalarvi una chiave di lettura, per contribuire a vaccinarvi contro la propaganda, i trombettieri e i tamburini.

In condizioni normali non andrei a guardare i conti trimestrali della pubblica amministrazione, perché si tratta di dati fortemente distorti da stagionalità caratteristiche ed ogni tentativo di proiettarli su scala annuale servirebbe solo a giustificare la scarsa comprensione della realtà da parte del suo autore. Quello che tuttavia si può fare è confrontare i dati rispetto allo stesso trimestre degli anni precedenti.

Qualche spigolatura dalle “Previsioni di primavera” della Commissione europea sulle economie dell’Unione europea. Col solito caveat: sono previsioni, non la costante di gravitazione universale. Indicano, qui ed ora, direzione di marcia e velocità di crociera dell’economia. Soprattutto comparativamente, tra paesi. Lo dico per aiutare prestigiosi economisti prestati alla direzione di giornali (cartacei ed online) a non ripetere in futuro che le previsioni “sono come l’oroscopo” o che “gli economisti non ci prendono mai”. Se per un attimo togliete sciarpa e fischietto, vi spiego alcune cose di ordine qualitativo ma pur sempre utili.

Ieri è stata una giornata di grande eccitazione, nello stagno italiano. La pubblicazione di due dati economici ha infatti prodotto una sarabanda di festeggiamenti, spruzzate di analisi a sfondo sociologico e titillato spiriti di rivalsa degni di miglior causa. Su tutto, prevale una robusta ignoranza che porta a discettare di cose e cause che semplicemente non si conoscono.

Oggi l’Office for National Statistics britannico (ONS) ha pubblicato alcuni dati molto interessanti, riferiti ai conti nazionali del quarto trimestre 2018. Da essi si evince che le famiglie britanniche continuano ad indebitarsi su base sostenuta, ormai ininterrottamente dal referendum sulla Brexit (ricordate? Pare passata un’era geologica, eppure sono solo tre anni o poco meno). Fiducia nel luminoso futuro o inconsapevolezza dei rischi?

L’Osservatorio Inps sulla cassa integrazione segnala che a gennaio di quest’anno sono state presentate 201.267 richieste di sussidio di disoccupazione, di cui 198.294 per Naspi, con un incremento del 13,4% su gennaio 2018. Si tratta del dato peggiore degli ultimi quattro anni, su una serie storica iniziata, appunto, nel 2016. Cosa inferire da questo dato?

I problemi dell’industria tedesca sono seri, ma noi ci esponiamo al rischio di una nuova crisi finanziaria

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La rapidità con cui la congiuntura italiana sta deteriorandosi porta ad interrogarsi sulle cause. Quelle esogene sono verosimilmente riconducibili alla frenata tedesca, che ormai da mesi impegna gli economisti, che non sanno decidere se si tratti di fenomeno transitorio o persistente.