di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Da inizio anno, sui mercati finanziari è in atto un fenomeno che ha attirato l’attenzione degli osservatori e delle tesorerie aziendali: il tasso Libor in dollari, che è quello al quale le banche si prestano fondi, è quasi raddoppiato, ed ora sulla scadenza trimestrale si trova a circa il 2,35%, mentre il suo differenziale col tasso swap overnight, legato ai finanziamenti in contropartita con la Federal Reserve, è tornato su livelli visti durante la fase acuta di stress della crisi dell’Eurozona; ma oggi non sono presenti criticità del sistema bancario globale, motivo per cui si indagano le possibili cause di questo anomalo rialzo.

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati i dati di febbraio di produzione industriale e manifatturiera nei paesi europeo. Nei tre maggiori paesi dell’Eurozona (Germania, Francia, Italia), i risultati sono stati negativi e peggiori delle attese ma ciò che conta (per evitare il solito rumore statistico sul singolo dato mensile), è che fanno segnare il secondo mese consecutivo di contrazione, confermando quello che era già evidente: l’Europa, e l’Eurozona, stanno frenando a livello manifatturiero, quindi il picco ciclico di crescita potrebbe essere alle nostre spalle.

In Italia, dall’inizio della ripresa, le statistiche mostrano una crescita degli aggregati creditizi molto debole, che sfiora lo zero. Molto si è detto è scritto su questa mancata espansione del credito, e sulle sue determinanti, tra le quali vi è certamente la riduzione dello stock di sofferenze. Ma è interessante sapere che una tendenza analoga è in atto anche in un paese che da tre anni mostra un tasso di crescita nominale e reale ben più elevato del nostro.

Dopo la Grande Recessione i mercati si erano abituati a una crescita lenta ma ininterrotta. Una certezza che sta svanendo

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo i violenti ribassi della scorsa settimana, i mercati finanziari cercano la stabilizzazione, chiedendosi quale narrativa prevarrà, e soprattutto se sarà confortata da evidenze economiche.

Dopo il 4 marzo sarà inevitabile il ritorno alla realtà ma intanto perdiamo ogni credibilità come interlocutori in Europa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le minute della riunione della Banca centrale europea dello scorso 14 dicembre, pubblicate giovedì scorso, mostrano un evidente cambio di tono e di orientamento nella lettura della situazione congiunturale.

“Per il sistema del calcio italiano la mancata qualificazione alla fase finale dei mondiali costituisce una perdita economica finanziaria che si estenderà su più anni. Il che non implica necessariamente una riduzione apprezzabile del Pil”. Lo afferma Confcommercio in una nota secondo cui, tuttavia, “sul piano macroeconomico, l’esclusione dell’Italia potrebbe avere effetti rilevanti soltanto se modificasse il profilo della fiducia di una quota consistente dei cittadini: una conseguenza che non si può escludere” (Radiocor, 14 novembre 2017)

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo dieci anni, la Bank of England è tornata ad alzare i tassi d’interesse, portandoli a 0,5 per cento. Le condizioni dell’economia britannica sono di elevata e crescente incertezza, a causa del processo di Brexit, e la crescita ha subito un rallentamento a 1,7% annuale.

Tra tutte le cose di cui ci saremmo anche stancati, col dibattito tribale che le accompagna, c’è sicuramente lo stato del mercato del lavoro. Ma il dato Istat di oggi, riferito al mese di settembre, non può essere serenamente ignorato visto che conferma ed accentua, su base annuale, quanto si vede da qualche tempo. E cioè che il tempo determinato è ormai quasi padrone del campo, nella creazione di nuovi impieghi, mentre il tempo indeterminato diventa sempre più raro. Spazio per riflessioni politiche serie ce n’è molto, ma è assai improbabile che venga utilizzato.