Dopo il 4 marzo sarà inevitabile il ritorno alla realtà ma intanto perdiamo ogni credibilità come interlocutori in Europa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le minute della riunione della Banca centrale europea dello scorso 14 dicembre, pubblicate giovedì scorso, mostrano un evidente cambio di tono e di orientamento nella lettura della situazione congiunturale.

“Per il sistema del calcio italiano la mancata qualificazione alla fase finale dei mondiali costituisce una perdita economica finanziaria che si estenderà su più anni. Il che non implica necessariamente una riduzione apprezzabile del Pil”. Lo afferma Confcommercio in una nota secondo cui, tuttavia, “sul piano macroeconomico, l’esclusione dell’Italia potrebbe avere effetti rilevanti soltanto se modificasse il profilo della fiducia di una quota consistente dei cittadini: una conseguenza che non si può escludere” (Radiocor, 14 novembre 2017)

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo dieci anni, la Bank of England è tornata ad alzare i tassi d’interesse, portandoli a 0,5 per cento. Le condizioni dell’economia britannica sono di elevata e crescente incertezza, a causa del processo di Brexit, e la crescita ha subito un rallentamento a 1,7% annuale.

Tra tutte le cose di cui ci saremmo anche stancati, col dibattito tribale che le accompagna, c’è sicuramente lo stato del mercato del lavoro. Ma il dato Istat di oggi, riferito al mese di settembre, non può essere serenamente ignorato visto che conferma ed accentua, su base annuale, quanto si vede da qualche tempo. E cioè che il tempo determinato è ormai quasi padrone del campo, nella creazione di nuovi impieghi, mentre il tempo indeterminato diventa sempre più raro. Spazio per riflessioni politiche serie ce n’è molto, ma è assai improbabile che venga utilizzato.

Di tutte le leggende metropolitane che fanno da metronomo all’orchestrina del Titanic Italia, la strana fascinazione per la Spagna pare essere una costante. Già anni addietro Matteo Renzi portò Madrid a modello per un breve periodo, prima di sbarcare a Chigi, per poi tornare rapidamente sui suoi passi e sentenziare che loro stavano comunque peggio e, più di recente, che crescevano solo grazie al loro deficit, altro italico tormentone privo di base fattuale, come ribadiremo tra poco. Questo fine settimana, durante il tradizionale momento-tartina a Cernobbio, due leader dell’opposizione, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si sono cimentati col miraggio spagnolo, ed hanno prodotto il loro pensoso temino. Ovviamente privo di legami con la realtà.

Pubblicata oggi da Istat la stima finale del Pil italiano del secondo trimestre. Si conferma, in termini reali, il +0,4% trimestrale ed il +1,5% annuale. Dal versante della crescita nominale, che è quella che serve per valutare se avremo successo a piegare il rapporto debito-Pil, risultati non brillantissimi, pur se in linea con quelli di altri paesi dell’Eurozona.