Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Dell’assertivo “discorso” del presidente della Consob, Paolo Savona, in occasione dell’annuale “incontro” con la comunità finanziaria (che Savona, assai più dei predecessori, ha invece scambiato per l’equivalente delle “Considerazioni finali” del governatore di Bankitalia), merita segnalare un punto dietro cui si cela il Grande Piano di Rinascita Nazionale.

Su lavoce.info, un commento di Tommaso Monacelli aiuta a confutare la persistente leggenda metropolitana che vede nella monetizzazione del deficit pubblico da parte della banca centrale la soluzione alle angustie italiane. Vengono individuati due periodi storici in cui l’Italia ha seminato il vento che ora è divenuto tempesta. Occhio alle date, quindi.

Mentre tutte le maggiori banche italiane, presentando i contri trimestrali, informano che procederanno a ridurre lo stock in portafoglio di titoli di stato nazionali, nella finanza tricolore c’è chi va patriotticamente controtendenza, con argomentazioni da inversione del flusso causale o meglio con nostalgia dei ruggenti anni Settanta.

L’autocrate alla guida della Tuchia, Recep Tayyip Erdogan, ci dà sempre molte soddisfazioni, appena si mette ad armeggiare con le leve dell’economia. Forse perché ci ricorda cosa accade quando si scorda che la realtà impone vincoli insuperabili, o forse per quel suo orientamento cosi fieramente sovrano e sovranista, da cui anche i nostri saltimbanchi vorrebbero prendere spunto, prima che la loro farsesca parabola si concluda tragicamente (per il nostro paese). Oggi parliamo del tentativo delle autorità turche di non far svalutare la lira, costi quel che costi. E costa moltissimo, in effetti.

Il 24 febbraio, sul Sole, è uscito un articolo a firma del vice direttore Alessandro Plateroti, dal titolo tanto intrigante quanto poco comprensibile: “Banche, l’oro in bilancio vale più dei titoli di Stato“. Ancor più intrigante e meno comprensibile è l’occhiello (“Basilea 3 reintroduce il gold standard – Banche, l’oro nei bilanci diventa moneta“). Mosso dalla curiosità per questa evidente titolazione-esca, mi sono letto l’intero articolo, che credo faccia parte del filone investigativo del giornale. Quello dietro il quale si cela di solito un enorme complotto ai danni dell’Italia.

Oggi sul Corriere trovate l’ennesima puntata dell’avvincente rubrica in cui la nota watchdog Milena Gabanelli vi spiega come risolvere i problemi della penisola, a colpi di proiettili d’argento. Questa volta parliamo dell'”eccesso” di liquidità degli italiani, che pare tengano sul conto corrente ben il 32% della loro ricchezza finanziaria.