A partire dal primo gennaio, la Bce interromperà non solo gli acquisti di titoli di stato dell’Eurozona, certamente la componente quantitativamente più rilevante del cosiddetto easing quantitativo (QE), ma anche quelli di obbligazioni societarie. Questa circostanza potrebbe creare più di un problema ai mercati ed ai debitori, viste le modalità degli acquisti.

Ieri Unicredit ha emesso un bond per 3 miliardi di dollari, a mezzo collocamento privato (si dice che l’acquirente possa essere l’asset manager Pimco), ad un costo che conferma, se mai ve ne fosse bisogno, che le nostre banche stanno pagando carissimo il governo degli scappati di casa gialloverdi. E che quindi sarà l’economia italiana, fortemente bancocentrica, a pagare il conto finale.

Dietro la nuova volatilità le  incognite sull’economia mondiale: dalla guerra dei dazi Usa-Cina al rialzo dei tassi della Fed

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La recente ripresa di volatilità sui mercati finanziari ha lasciato gli analisti a chiedersi se non si sia trattato di un semplice episodio ma dell’inizio di una fase di difficoltà. Nulla di inedito: visto che l’attuale fase rialzista dei mercati azionari dura da oltre nove anni, e che l’espansione è tra le più longeve di sempre, ad ogni correzione dei mercati ci si domanda se la fine di questo ciclo positivo sia imminente.

Esattamente come accaduto per il famigerato fondo Atlante, le Casse degli ordini professionali stanno venendo allettate dall’esecutivo affinché si prendano i “Btp patriottici”. Sul piatto, le abituali promesse di defiscalizzazione parziale. Ma gli iscritti agli Ordini restino vigili, perché il pericolo è ben maggiore che con Atlante.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Sul Sole, un articolo di Maximilian Cellino e Isabella Della Valle fa il punto della situazione sui piani individuali di risparmio, lo strumento che consente agli italiani di investire sulle nostre piccole e medie imprese con esenzione fiscale, detenendo lo strumento per almeno un quinquennio. Ci sono alcune ombre, che tuttavia erano del tutto evidenti sin dall’inizio.

L’innovazione dei prodotti di Borsa è più veloce dell’adeguamento delle leggi e dei controlli delle Banche centrali

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dieci anni dopo il collasso di Lehman Brothers, resta la domanda: potrebbe ripetersi? La risposta è piuttosto scontata, ed è affermativa. A livello macro, questi dieci anni hanno visto una impetuosa crescita del debito privato, in molti paesi superiore a quella del Pil, ed il parallelo sviluppo degli attivi finanziari. Poi l’innovazione tecnologica nel trading, che non di rado ha concorso a frammentare gli scambi, portandoli fuori dalle borse. Sullo sfondo, resta la creazione di nuovi prodotti finanziari o l’evoluzione di quelli esistenti, anche con finalità di aggiramento delle regole.

Oggi sul Foglio c’è un articolo che illustra l’ambizioso obiettivo del governo gialloverde, e nella fattispecie del sottosegretario Armando Siri: tenere tutti i Btp entro i patri confini. All’uopo, pare sia in corso uno studio di fattibilità sui cosiddetti Conti individuali di risparmio, per gli amici Cir, dove agli italiani verrà sventolato sotto il naso l’immancabile beneficio fiscale.