Il mese scorso abbiamo commentato la relazione della presidente di Ania e a.d. di Poste Vita, Maria Bianca Farina, in cui si lamentava che lo spread sui titoli di stato fa male alle assicurazioni ed ai loro clienti. Se fossimo stati dei malpensanti, avremmo dovuto segnalare che quello era un modo elegante per mettere le mani avanti sui conti semestrali delle compagnie. Avremmo dovuto.

Sul Sole oggi trovate una inquietante infografica sulla scorpacciata di titoli di stato che gli intermediari italiani hanno fatto nel mese di maggio, quello delle famose dichiarazioni di esponenti della maggioranza gialloverde che hanno spinto gli investitori a chiedersi se qualcuno non stia cercando l’Incidente. Proviamo a ipotizzare che potrebbe accadere in caso di crisi del debito sovrano italiano, date queste propensioni all’acquisto.

Se siete stanchi di leggere e sentire proclami senza senso lanciati da esponenti di un governo e di una maggioranza che minaccia quotidianamente di suicidare il paese davanti all’Europa, per dare una dimostrazione tangibile della propria forza negoziale, oggi vi segnalo un articolo “tecnico” ma in realtà non troppo, che fornisce la misura di quanto sia ancora lunga la traversata nel deserto per le banche italiane e di conseguenza per il nostro sistema economico, e di quanto costerà al paese lo scalone nello spread che ha salutato l’avvento del governo gialloverde.

Ieri, in occasione dell’assemblea annuale dell’Ania, l’associazione che riunisce le imprese di assicurazione del nostro paese, c’è stata una sorprendente epifania: lo spread sui titoli di stato fa male a compagnie ed assicurati. Chi l’avrebbe mai detto, signora mia. Che fare, quindi? Per il momento si ripercorre la strada da anni battuta senza successo dalle banche. E l’esito sarà identico. Eppure, basterebbe seguire sani principi di diversificazione.

Secondo l’Ue i titoli dovrebbero aiutare le banche a ridurre la concentrazione di titoli domestici in portafoglio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato il progetto di creazione dei Sovereign Bond-backed Securities, o SBBS. Si tratta di titoli sintetici, assemblati dal settore privato secondo una “ricetta” stabilita dalle autorità europee, in cui titoli di debito sovrano dei singoli stati verrebbero impacchettati in proporzioni stabilite dalla partecipazione dei medesimi al capitale della Bce.

Quella che segue è la nota sulla situazione politica italiana prodotta dal broker Fidentiis, e firmata dal managing director Gianluca Codagnone, che ho tradotto dall’inglese. Personalmente, condivido l’analisi e lo scenario previsto, che porterà ad un aumento stabile del premio al rischio sull’Italia, che finirà ad avere ripercussioni negative su conti pubblici e crescita economica, anche in ipotesi di stallo prolungato della situazione politica e aborto del tentativo corrente di governo tra Lega e M5S.

Dopo la Grande Recessione i mercati si erano abituati a una crescita lenta ma ininterrotta. Una certezza che sta svanendo

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo i violenti ribassi della scorsa settimana, i mercati finanziari cercano la stabilizzazione, chiedendosi quale narrativa prevarrà, e soprattutto se sarà confortata da evidenze economiche.