Oggi abbiamo appreso che chi lavora per un partito politico è meritevole di una rete di protezione maggiore rispetto agli sfigati che lavorano per “un’azienda che produce pentole e ad un certo punto chiude”. Autore di questa linea guida molto di sinistra è il leggendario ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, uno dei veri maghi della finanza italiana.

Ricordate la leggendaria “staffetta generazionale” sul mercato del lavoro? Quella in cui esce un anziano ed entra un giovane, almeno nelle fantasie di politica e sindacato? Da anni il tema riemerge carsicamente, nei dibattiti da talk televisivo e quando il tasso di disoccupazione giovanile aumenta e/o quello degli over 55 aumenta. È il famoso “modello superfisso”, secondo il quale “se gli anziani non vanno mai in pensione, come faranno i giovani a trovare lavoro”? E poco importa che nei paesi con i quali ci confrontiamo si registrino regolarmente alti tassi di occupazione sia tra i giovani che tra i meno giovani: l’Italia, come tutti ben sappiamo, è differente. Anche per la proterva ignoranza della sua cosiddetta classe dirigente. Una esempio di eclatante fallimento di tale proterva ignoranza l’abbiamo avuta pochi giorni addietro, con i numeri del cosiddetto part time agevolato voluto dal governo Renzi. Che, come noto, quando c’è da prendere abbagli, rappresenta un accecante esempio in tutta la storia della Repubblica.

In quella che è stata la giornata nera di Giuliano Poletti, che ha pure dovuto annunciare al popolo (ciellino e non), che gli ultimi quattro decreti legislativi di attuazione della legge delega sul lavoro non sarebbero passati dal consiglio dei ministri odierno (“c’è tempo, la delega scade a metà settembre”), ci pregiamo di segnalarvi il più che probabile arrivo a compimento della norma “solidale” a beneficio dei dipendenti di aziende defunte ma che, malgrado ciò, stanno per cambiare proprietà. Non stupitevi, e non chiamate un ghostbuster né un esorcista.

Oggi su Repubblica un articolo di Valentina Conte spiega in dettaglio la proposta per rendere permanenti, dal 2016, gli sgravi contributivi per assunzioni col nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele cosiddette crescenti. Il piano è stato elaborato dall’economista Tommaso Nannicini ed è quanto ci si attenderebbe nell’Era del Fichi Secchi con cui tentare di andare a nozze, cioè ridurre strutturalmente il costo del lavoro. E poiché l’economia è la scienza delle risorse scarse, cioè dei tradeoff, l’esito deriva strettamente dalle premesse.

Una delle costanti del dibattito pubblico italiano degli ultimi stressanti e stressati anni, che hanno visto la proliferazione di proiettili d’argento e santoni assortiti, in grado di risolvere i problemi con un tocco di bacchetta magica, è quello della creazione di occupazione giovanile a mezzo di fuoriuscita dalle imprese di quella “anziana”. Come spesso accade in questo paese superfisso e pietrificato, si tratta di un’evidente fallacia. Che tuttavia, proprio in quanto tale, è assai dura a morire e trova sempre nuovo alimento e propagandisti. A questo giro, il mito della “staffetta generazionale” pare occultare esigenze molto specifiche ma non completamente confessabili.

Riassunto delle puntate precedenti: il DEF è online e lotta assieme a noi. Nel frattempo, il premier ha avuto uno dei suoi caratteristici colpi d’ala, ed ha “trovato” un importo di 1,6 miliardi di euro da spendere “nelle prossime settimane”, verosimilmente per il welfare, nello specifico pare a favore delle “classi meno abbienti”. Nel frattempo, nel paese dove i crediti d’imposta fioriscono in ogni stagione, spunta come funghi anche l'”antimateria” di tali crediti: le clausole di salvaguardia. Tutto si tiene, lo sapevate?

Oggi, sul Sole, una analisi di Claudio Tucci evidenzia tutta l’inconsistenza del frastuono propagandistico con cui un esecutivo di treccartari sta cercando di ficcarvi in gola il fatto che l’economia del paese sta producendo occupazione aggiuntiva. Conoscere per deliberare, come sempre.