Vi segnalo un fantasmagorico uno-due, nel giro di meno di 24 ore, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, su titoli di stato, banche, spread e dintorni, che conferma la proliferazione ormai incontrollata di gemelli nella nostra vita pubblica e nella nostra attenta e reattiva classe dirigente.

Mentre oggi il governo Di Maio-Salvini entrerà nella pienezza della propria legittimazione parlamentare, con il discorso programmatico e la fiducia al Prestanome del Consiglio Giuseppe Conte, pare siano già iniziati i negoziati con la realtà del nuovo governo gialloverde, e si preannunciano tutt’altro che semplici.

Tra i numerosi proclami lanciati dagli esponenti del “governo del cambiamento”, spiccano quelli del neo-superministro a Lavoro e Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che ieri ha ribadito la sua idea di “protezione” per imprenditori e cittadini. Avrebbe conseguenze piuttosto distruttive, però, ma solo se fermate l’analisi al primo step.

Oggi sul Corriere trovate uno degli ormai innumerevoli consigli per l’uso del mondo dispensati da Milena Gabanelli, la principale problem solver italiana, quella che ha una risposta a tutte le vostre angustie, dalla immigrazione all’economia passando per lo smaltimento degli apparecchi elettronici, dalla soluzione della congestione stradale causata dai corrieri dell’ecommerce, alle liste di attesa nella sanità.

C’è una cosa che dovrebbe ormai essere dannatamente chiara: il contratto elettorale di M5S e Lega è palesemente irrealizzabile, per onerosità. Di conseguenza occorre porsi la domanda se chi ha assemblato le piattaforme elettorali da cui quel contratto origina ne fosse consapevole, ed ora necessiti quindi di un pretesto per far saltare tutto, tornare a votare ed aumentare il proprio bottino elettorale; oppure se quella lista della spesa (pubblica) non fosse funzionale e strumentale a creare “l’incidente”, per materializzare il cosiddetto Piano B. Che, in sintesi, sarebbe Italia delenda est.

Siamo in attesa che il Quirinale assegni  l’incarico di formare il governo al professor Giuseppe Conte, che non sarà quindi il premier “eletto direttamente dal popolo”, anche se per Luigi Di Maioè andata invece esattamente così, a dimostrazione di una condizione di resistenza alle dissonanze cognitive ed inclinazione alla presa per i fondelli altrui che potrebbero portarlo molto lontano, nella sguaiata filodrammatica italiana. Restano tuttavia alcuni dubbi.

Poiché ogni giorno ha la sua bozza, abbiamo dunque la semifinale (con golden goal) del contratto pentaleghista, datata 15 maggio, quella che necessita del dirimente intervento dei due capi politici prima di essere inviata al Quirinale. Visto che queste bozze hanno un’emivita più o meno pari a quella della nimesulide e forse pari tossicità, almeno per i neuroni, ho rapidamente spigolato e raffrontato alcuni temi economici con la bozza datata 14 maggio.

Come scrivevo ieri, il governo che M5S e Lega stanno tentando di costruire dovrà fatalmente misurarsi, prima o poi, con la lista di promesse elettorali copiosamente generate dai due partiti. La controparte contrattuale sarà la solita stronza di realtà, intenta a fumarsi una sigaretta mentre si appoggia mollemente ad una staccionata. La giornata di ieri è stata, in questo senso, illuminante.