Su Avvenire trovate un’interessante intervista a Raffaello Lupi, giurista tributario e docente a Roma Tor Vergata, oltre che attivo e simpaticissimo divulgatore fiscale e sociologico su Twitter. Da essa apprendiamo che l’esecutivo avrebbe fatto la pentola del condono ma senza il coperchio dell’impunità, e restiamo a chiederci se siamo di fronte a degli analfabeti o a dei furbi che cercano con ogni mezzo di trasmettere messaggi simbolici al proprio elettorato, contando sul fatto che basterà.

Vi ricordo, in caso ieri foste stati in altre faccende affaccendati, in cosa consiste il condono previsto dal governo. Si tratta della possibilità di integrare la dichiarazione dei redditi fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro, per singola imposta e con scudo penale. Quindi, a fronte di un imponibile di 300.000 euro, è possibile fare emergere nero per 100.000 euro annui per singola imposta. Se ne avete di più, è in omaggio.

Arrivata la legge di Bilancio, ci sono conferme e cambiamenti in corsa, fermo restando che il percorso parlamentare sarà per definizione problematico. Resta l’impianto di base, che è quello di una manovra elettorale di fattura pessima o più propriamente di una truffa ai danni di una popolazione ad alta densità di analfabeti funzionali al teflon rispetto alle proprie dissonanze cognitive, ma soprattutto di un’anima del paese che resta anarcoide sino al punto di segare il ramo su cui è seduta.

Uno degli elementi costanti del pensiero magico che informa l’indefessa azione di questo prestigioso esecutivo è il principio del minimo risultato col massimo sforzo, in termini di inefficacia, inefficienza e costo per i contribuenti, meglio se quelli futuri. Un preclaro esempio di questo analfabetismo funzionale, che evidenzia la sproporzione grottesca tra obiettivi e strumenti, lo troviamo in relazione alla vicenda Alitalia.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Il vostro titolare intervistato ieri a Economia24 su RaiNews su manovra e numeri del lotto del DEF. Qui il link alla puntata, dove avrete modo di ascoltare anche il ministro Paolo Savona affermare che sinora i mercati hanno sinora reagito “positivamente” e che comunque l’Italia “può crescere del 2,5%-3%”, visto che lui sui modelli econometrici “non è l’ultimo arrivato”. Non vi starò ad ammorbare commentando le scemenze che sto leggendo e sentendo sulla manovra.

Altre osservazioni spicciole domenicali su quello che ci aspetta se gli scappati di casa daranno seguito alle loro minacce contabili. Cominciamo dalla domandona che molti patrioti si fanno: perché questo deficit così basso e che replica quanto fatto in passato da altri governi italiani è diventato improvvisamente la pietra dello scandalo? Sarà mica un complotto contro di noi, eh? Eh?

Oggi su MF, giornale che appartiene ad un gruppo editoriale che fa delle lamentazioni contro “i burocrati” e “gli stranieri” (meglio se tedeschi e francesi) la leva della propria strategia di marketing, è ospitato un commento di Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, che se la prende con gli immancabili “burocrati” che, a suo dire, avrebbero inflitto un pesante danno alle banche italiane di minori dimensioni, con una modifica contabile che di fatto scarica immediatamente sui bilanci l’aumento dello spread. Proprio un destino cinico, baro e burocrate, signora mia.