Della serie “Italia, dove nuove meravigliose idee prendono forma”, a conferma che siamo l’avanguardia mondiale dell’autoinganno, oggi su Repubblica viene rilanciata una variante delle ricorrenti ideuzze della nostra sinistra col pallottoliere, lo slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Lo so, ne avete le tasche piene e pure io, ma qui vorrei solo richiamare la vostra attenzione su quello che accade quando l’ideologia occulta l’evidenza della realtà.

Oggi su alcuni quotidiani italiani campeggia una pagina pubblicitaria, acquistata da Alitalia per informare il mondo del suo record. No, non quello di compagnia aerea che ha prodotto il maggior deficit cumulato della storia dell’aviazione civile e tuttora continua a non riuscire a fallire in pace. Né quello di vettore che ha gemmato il maggior numero di BadCompany. No, si tratta del “record” di puntualità nei voli.

Dopo aver “archiviato” per un sontuoso semestre la grana Tav, con un equilibrismo linguistico che nulla modificherà nella sostanza, ed in attesa di “interloquire” con Francia e Ue (spoiler: finirà in nulla e l’opera si farà), i nostri eroi gialloverdi proseguono nella loro attività prioritaria: accelerare frenando o frenare accelerando, quando non hanno qualche imprescindibile ed epocale elezione di condominio da scavallare.

Una delle maggiori disfunzionalità della grande operazione di voto di scambio nota come reddito di cittadinanza è relativa alla cosiddetta congruità dei lavori offerti ai destinatari del sussidio, ovviamente prescindendo dall’esistenza di tali lavori. Il fatto che nel decretone sia stata inserita anche una soglia retributiva minima determinerà rilevanti casini.

Ieri mattina, come spesso accade, i giornali italiani sono stati presi in contropiede da un articolo della stampa estera. Questa volta è stato il Financial Times, che ha postato sull’edizione online la notizia del forte malumore di Washington e della preoccupazione di Bruxelles per l’Italia che starebbe per diventare il primo paese del G7 a sostenere formalmente la Belt and Road Initiative (BRI) di Pechino. Al termine di una giornata che ha visto i nostri giornalisti impegnati a inseguire le notizie date da fuori, ecco quello che potremmo aver compreso.

Ieri è stata la giornata in cui lo stagno italiano ha prodotto una bolla di fermentazione più grande delle innumerevoli altre emesse quotidianamente e che fanno la felicità di retroscenisti e conduttori di circhi televisivi con claque prezzolata. Per l’ennesima volta, dall’Italia si è levata una ferma vocina: “no al bail-in bancario!”. Epperbacco.