Nella Repubblica dei Bonus, nota anche col nome di Italia, nuove meravigliose idee prendono forma. Ormai i bonus, strumento vieppiù utilizzato nel corso degli anni per catturare porzioni di elettorato, e che trova la propria immagine speculare in una miriade di crediti d’imposta intoccabili, è diventato la coazione a ripetere ossessivo-compulsiva di una classe politica (tutta) che ha ormai perso il senno.

Ieri i ministri dei Trasporti ed Infrastrutture, Paola De Micheli, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sono stati auditi in Commissione Trasporti della Camera su tempi, modi e maniere per rimettere in pista l’altoforno di soldi dei contribuenti chiamato Alitalia. Quello che è emerso è che l’unica certezza è l’assenza di certezze. Anzi, no: l’unica certezza è che verrà perseguito il modello Ilva (noto anche come modello Unione Sovietica), tenendo quindi fermo l’obiettivo di occupazione e facendo ruotare attorno ad esso il contributo dei contribuenti italiani, cioè l’entità delle perdite che da ciò conseguiranno.

Nel putrescente stagno italiano, scoppia l’ennesima bollicina di fermentazione: il cosiddetto Piano Colao, distillato di idee per ripartire, come direbbe un pubblicitario prossimo alla pensione, dal nome dell’ex boss di Vodafone, coadiuvato da altri multidisciplinari specialisti. Ora, io ho massima stima del dottor Colao e della sua storia professionale, ma non posso non notare che siamo di fronte (non per colpa sua) all’ennesimo teatrino italiano prodotto da una politica impotente ma alla costante ricerca di fiocchi colorati in cui avvolgere pacchi.

Ieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione del “progetto” di ripresa economica, il premier Giuseppe Conte ha detto alcune cose. Ad esempio, che da lunedì parte questo momento di concertazione consultazione tra governo, opposizione e forze sociali, che prenderà l’assai logoro e vagamente menagramo nome di “Stati generali“. Poi, ha detto che stiamo cercando soldi europei. E qui iniziano i cortocircuiti.

Questa settimana parliamo della vittoria italiana ai Mondiali del fatto che il nostro paese sarà il primo “beneficiario” del pacchetto di sovvenzioni e prestiti erogati dal Recovery Fund. Ma, soprattutto, parliamo della reazione di politica e stampa italiane alla notizia. A caldo, dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen, qualcosa di simile all’euforia. Poi, crescente perplessità e preoccupazione per il fatto che i soldi arriveranno solo tra qualche mese. Ma parliamo anche dell’ennesimo capitolo dell’impazzimento di un paese.