Ieri sera, nel corso della puntata di Porta a porta che lo ha visto protagonista, Silvio Berlusconi ha spiegato perché, a suo giudizio, la legge Fornero non è da cancellare ma solo da modificare, e lungo quali linee. Il risultato è stato l’equivalente di una gravidanza ma solo parziale.

Si fatica a comprendere lo stupore ed i febbrili lanci d’agenzia di ieri nel tardo pomeriggio, quando, durante la registrazione di Porta a porta, il candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, ha ribadito il concetto: “Non credo che per l’Italia sia più il momento di uscire dall’euro”, anche perché per l’Italia “ci sarà più spazio”, visto che “l’asse franco-tedesco non è più forte come prima”. Che c’è di inedito?

In caso vi fosse serenamente sfuggito, nei giorni scorsi il candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, ha spiegato al Mattino la strategia di politica economica del suo movimento. Si tratta della reiterazione del libro dei sogni, impreziosito da alcune gemme che permettono di capire che questi personaggi sono del tutto privi di legame col mondo reale e proprio per questo motivo hanno grande successo in questo paese. Proviamo un’esegesi ragionata delle risposte di Di Maio.

Oggi inauguriamo una serie di post che dovranno accompagnarci sino alle elezioni del 4 marzo. In pratica, l’intenzione (o aberrazione, fate voi) sarebbe quella di segnalare le promesse elettorali dei nostri rappresentanti, attuali o futuri. Una piccola raccolta, senza pretesa di esaustività, per valutare incoerenze, piccole e grandi demagogie e, ove mai vi fossero, anche proposte vagamente ragionevoli, o comunque da stato di coscienza non alterato.

Oggi sulla stampa si dà conto delle unintended consequences prodotte dalla risoluta azione di Francesco Boccia, il nemico giurato degli Over the Top, strenuo difensore dell’antitrust alle orecchiette. L’uomo che, con un impressionante uno-due, riuscirà ad infliggere rilevanti danni a tutti tranne che agli Over the Top medesimi. Un talento naturale, altrettanto naturalmente associato ad una iattanza assertiva che ne fa uno dei maggiori demiurghi del tafazzismo italiano.

Torniamo sul tema del mitologico referendum per fare uscire l’Italia dall’euro, rilanciato dal candidato premier del M5S, Luigi Di Maio. Il quale ha detto che, se l’Europa non accogliesse le nostre richieste, sarebbe inevitabile indire questo referendum ed a quel punto lui voterebbe per l’uscita, stante l’impossibilità di ottenere il trenino elettrico richiesto alla Ue. Vediamo che accadrebbe, anche se dentro di voi una petulante vocina ve lo spiega da anni.