Dietro lo scoop di Luciano Capone, che ha scoperto pesanti modifiche (editing, per chi sa l’inglese e lavora nella comunicazione politica in un paese di gonzi senza speranza) tra i punti programmatici votati sulla piattaforma Rousseau del M5S e la versione online il 7 marzo, non c’è solo un verosimile maldestro tentativo di ammorbidire i toni e mostrarsi rassicuranti, istituzionali e governativi. C’è soprattutto l’inesorabile azione della realtà, la stessa che sta impedendo la formazione di un governo.

Lo scorso 11 aprile, sul Sole, è comparso un editoriale di Tancredi Bianchi (classe 1925, professore emerito della Bocconi, storico decano dei docenti di economia delle aziende di credito) e Marina Brogi, ordinario di International Banking and Capital Markets alla Sapienza. In esso, si suggerisce al Tesoro italiano l’ennesima levata d’ingegno per ridurre il rapporto debito-Pil. Il risultato è sconsolante per l’ampiezza degli errori finanziari, logici e politici contenuti nella proposta.

Oggi sul Sole trovate un interessante articolo che ci illumina sulle probabili o verosimili linee guida che il M5S utilizzerà per la scrittura del Documento di economia e finanza, per gli amici DEF. Di assoluto rilievo il fatto che, se confermate, si tratterebbe di assoluta continuità con la precedente legislatura, inclusa un’illusoria operazione di finanza pubblica straordinaria, vero sarchiapone della Repubblica.

Dal primo giro di consultazioni del capo dello Stato, per quadrare il cerchio e dare agli italiani un governo che li deluderà profondamente, a causa di aspettative patologicamente gonfiate, emerge soprattutto un riscontro: il M5S è in continuo divenire, diciamo così. Letteralmente scorre. E in questo scorrere, guardato da molti commentatori politici con sguardo che varia dall’incuriosito al benevolo, si rischia di trovare oggi posizioni ben differenti da quelle di ieri e di domani. Ma dietro c’è un disegno superiore.

di Vitalba Azzollini

In Italia capita spesso di domandarsi da dove origini la vocazione di titolari di pubblici poteri a lasciare immutato quanto non funziona e a modificare, invece, ciò che si dimostra efficace. Ma, a ben guardare, più che la vocazione, sono sempre i soldi a muovere ogni cosa. La vicenda riguardante le monete lanciate dai turisti nella Fontana di Trevi ne è dimostrazione palese.

Accadono cose sempre più strane, in questo paese ormai instupidito dalla propria credula ignoranza. Accade, ad esempio, che dalla sera del 4 marzo, un giovane poco più che trentenne ed il suo movimento stiano strepitando in ogni circostanza che l’incarico di formare il governo deve essere dato alla sua parte, perché la sua parte ha vinto il 32% dei voti, su circa il 70% degli aventi diritto che si sono espressi alle urne, e che ogni esito differente sarebbe un grave vulnus alla volontà  popolare. D’acchito, mi verrebbe da commentare sticazzi, ma poiché cerco di mantenere standard qualitativi minimi di comunicazione, cercherò di analizzare questa singolare vicenda.

Dal post “programmatico” del fantaministro del Fantalavoro grillino, Pasquale Tridico, che reitera e precisa le sue linee guida per portare la disoccupazione al 30%, e che ho già analizzato in dettaglio qui e qui, rispondendo alla sua replica, segnalo una fondamentale puntualizzazione “umanitaria”.

Sfratto esecutivo – “Io invito con forza a sostenere il Pd, perché il 5 marzo si apre una nuova fase della storia e si può riprendere il progetto originario che Veltroni aveva intuito. Dobbiamo evitare che questo grande soggetto che raccoglie esperienze importanti e diverse si degradi e salti per aria. Se tutti lo abbandonano, chi ricostruirà il centrosinistra?”. Lo dice, in una intervista al Corriere della sera, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, secondo cui “la deriva di Renzi è perdente, con lui si rischia un processo di disgregazione inarrestabile. Dobbiamo convincerlo a lasciare, perché il suo modo di fare il segretario non porta risultati” (Ansa, 30 gennaio 2018)