Partiamo con l’attualità politica ed economica della settimana, in particolare con la formazione dell’azionariato Alitalia: a settembre, su questi schermi, il piano industriale ma da subito la politica frigna sulle rotte interne minacciate di soppressione. Aspettiamo che i viaggiatori ferroviari, dopo il balzello dei 2 euro per scegliere il posto sulle Frecce, contribuiscano.

Ricordate l’imbarazzante scena del balcone di Chigi, quando i nostri eroi riuscirono a piegare il braccio dietro la schiena al povero Giovanni Tria, e portare il deficit-Pil al 2,4%? Quella, sì. Quel 2,4% doveva servire a mettere in moto i moltiplicatori keynesiani che, attraverso reddito di cittadinanza e Quota 100, con annesse assunzioni anch’esse moltiplicate (“tre nuovi assunti per ogni pensionato ed in omaggio un set di pentole, venghino!”) avrebbero permesso all’Italia di sollevarsi dalle sabbie mobili in cui si trova. Come è finita, lo sappiamo. Ma non è finita, in realtà.

Sono i mercati che bullizzano la Fed, non Trump

Da qualche tempo, i mercati stanno invocando massicci tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. In questo, si sono affiancati ai tweet da bullo di Donald Trump, che non perde occasione per ribadire tutta la rozzezza del suo armamentario ideologico, sostenendo che la Fed starebbe legando mani e braccia all’economia statunitense, ponendola a svantaggio competitivo rispetto a Cina ed Eurozona.

di Tortuga

I dati sull’occupazione nel primo trimestre del 2019 sono stati salutati con grande ottimismo dal governo e da molti media. Accanto ai risultati leggermente positivi sul piano dell’occupazione, permane tuttavia una crescita del Pil ancora vicinissima allo zero. Cosa significa? Proviamo a considerare i dati da una prospettiva più ampia.

  • Il loquace e creativo presidente Inps (quello che aumenterebbe la produttività tagliando le ore lavorate) vuol far concorrenza ai fondi pensione integrativi. Ma su basi rigorosamente patriottiche;
  • Le misure di produttività nella PA sono uno stato d’animo, la (piccola) retribuzione variabile diventa fissa. In mancanza di meglio, si tiene il personale tra le mura dell’ufficio;
  • Come prendere una direttiva europea e tradurla al contrario: l’Italia colpisce ancora;
  • Deutsche Bank tenta la ristrutturazione esistenziale. Agli italiani, dopo molti miliardi di soldi dei contribuenti immolati per salvare banche solidissime, resta una ricca porzione di Schadenfreude. Sempre meglio che la coprofagia;
  • Italiani alla ricerca del salario minimo europeo, ma solo dopo aver risolto l’annoso problema dell’analfabetismo funzionale;
  • Altro ricorrente malinteso italiano: ricercare soluzioni di mercato senza accorgersi che il mercato si è già espresso;
  • Nuova importante riforma pentastellata: obbligo di redazione di contratti con figure da colorare;
  • Ripetete con me: il congiuntivo esortativo si declina al presente;
  • Capitan Ganassa torna a minacciare fuoco e fiamme in Europa, dopo l’ultimo esaltante successo;

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha da sempre forte assertività sui temi economici e politici a rilevanza sociale. A volte, tale assertività travalica il suo mandato istituzionale, forse perché Tridico si esprime ancora da economista-demiurgo (antico vezzo della categoria) prima che da presidente dell’istituto di previdenza pubblica. Ieri ha rilanciato un suo vecchio pallino ed ha lanciato l’ipotesi di fare dell’Inps anche un player della previdenza integrativa.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

se l’attenzione sulla produttività della pubblica amministrazione si riduce alla disciplina dei metodi necessari per assicurare che chi affermi di essere presente in servizio lo sia davvero (oggetto principale della legge “Concretezza”), non è solo per la fortuna mediatica dell’argomento. È anche per la perdurante assenza di metodi e strumenti per valutare l’attività svolta, connessa anche a cervellotiche procedure contrattuali, capaci di portare al paradosso.