La legge di bilancio 2020 si avvia al traguardo confermando quello che si era intuito da subito, al netto del marketing politico: non esiste alcun impianto “green” ma solo una esigenza arruffona di fare cassa, entro una cornice di conti pubblici che ormai ha margini di manovra inesistenti a causa dell’assenza di crescita prodotta dalle caratteristiche di base del sistema paese.

L’anno nuovo porterà anche in Italia, come già accade in ampia parte d’Europa, rendimenti negativi di conto corrente. Non nella forma di tasso nominale negativo bensì di una serie di balzelli commissionali dalle più fantasiose denominazioni, come la vivace creatività delle banche consentirà. Futile pensare di sfuggire a questa situazione: qualsiasi banca (o fintech) destinataria di fiumi di liquidità perché non applica commissioni, sarebbe alla fine costretta ad alzare il ponte levatoio.

Dopo la controversa decisione della DG Comp Ue, guidata da Margrethe Vestager, di considerare operazione a condizioni di mercato la ricapitalizzazione della banca tedesca NordLB per mano dei suoi azionisti (pubblici), in Italia qualcuno pare aver maturato il convincimento di disporre di un ricco bonus da spendere, prelevandolo direttamente dalle tasche dei contribuenti tricolori. Ancora una volta, l’epicentro è a Siena ma le scosse arriveranno anche da Bari.

Per l’attualità della settimana: i nuovi dazi di Trump su acciaio e alluminio argentini e brasiliani, motivati con il deprezzamento del cambio di quei paesi. In pratica, cambi fissi a mezzo di dazi, a prescindere dai fondamentali economici. Il demenziale sovranismo alimentare italiano. La trasformazione dell’industria globale dell’auto, che inizia con forti riduzioni di manodopera. In Italia, il magico mondo delle garanzie pubbliche anche per lavarsi i denti e l’invidia per i salvataggi bancari pubblici altrui.

  • Il governatore Visco spiega con eroica pazienza ed in modo didatticamente impeccabile come guardare la luna anziché il dito. I lobotomizzati sovrani ripeteranno che egli era contrario alla riforma del MES…dell’anno scorso;
  • Sconcerto di politica e libera stampa italiane: Unicredit si sta ristrutturando per affrontare le sfide esistenziali del mondo bancario. Chi l’avrebbe mai detto?
  • Basta un poco di garanzia pubblica e il debito va su. Nuovi orizzonti del delirio negazionista (della realtà) che ha colpito il popolo italiano;
  • Nel paese che vive fissando ossessivamente lo specchietto retrovisore e si reinventa la storia per trovare rifugio a stress e fallimenti, fatale che tornasse a galla la stagione dove si sono poste le basi dell’attuale dissesto;
  • A proposito di complotti e invidia, ora è ufficiale la sentenza della Vestager su NordLB, ma difficilmente gli italiani la capiranno;
  • Però, allegri: presto anche noi italiani torneremo ad avere banche pubbliche;
  • E non solo banche. Tutto ruota attorno ai target occupazionali, la realtà seguirà;
  • Ramazzare clausole di salvaguardia sotto il tappeto, sin quando il tappeto ci seppellirà;
  • Il miracoloso CV di Giggino di Nazareth;

Ieri alla Camera, in audizione davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha tentato di dissipare i timori relativi alla riforma del trattato che regola il Meccanismo di stabilità europeo (ESM/MES), ed ha suggerito alcune linee di condotta per negoziare in Europa il completamento dell’unione bancaria e monetaria. Una, in particolare, è piuttosto phastidiosa. Lettura lunga ma non spaventatevi: in fondo a questo post trovate i proiettili di sintesi. E non sono d’argento, garantisco.

Ieri il CEO di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, ha annunciato le linee guida del piano industriale quadriennale Team 23, come l’anno in cui si concluderà. Nulla di sorprendente, per la verità: si tratta di ridurre l’eccesso di capacità produttiva, se vogliamo chiamarla così, di cui la banca soffre analogamente a quelle del resto d’Europa, e spingere sulla digitalizzazione. Eppure, ed anche qui la cosa non mi sorprende, l’accoglienza di politica e stampa è stata di malcelata ostilità. Proviamo a capire perché.

Ieri si è tenuta l’assemblea di Assofondipensione, a cui era invitato anche il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta. Ora, io non so chi, quando e come abbia sollevato il tema ma pare saremo costretti, nell’infinita via crucis italiana nel delirio, a discutere anche di una cosa chiamata “garanzia pubblica negli investimenti dei fondi pensione”.

Un breve viaggio nel tempo ad uso dei più giovani e di quelli che, non essendo più giovani, soffrono di amnesie. La storia dell’intervento pubblico nell’economia italiana è una storia di successo solo nella fase iniziale, quella della costruzione del patrimonio infrastrutturale del paese e dello sviluppo dell’industria pesante. Ma questa fase si esaurì oltre mezzo secolo addietro. Dagli anni Settanta, la storia di quell’intervento è fatta di distruzione di risorse fiscali, in parallelo all’aumento dell’apertura dell’economia italiana al processo di globalizzazione, a cui un paese trasformatore come il nostro non poteva certo rinunciare.