L’ultima della infinita e rumorosa serie di fattoidi e micro-eventi che tuttavia spingono verso la palude la Brexit è la richiesta del governo britannico alla Ue di negoziare sull’esatto periodo di transizione, cioè sulla data di effettiva uscita dal quadro normativo comunitario, verso un nuovo rapporto con l’Unione. Alla fine, quello che ne uscirà sarà una memorabile collezione di errori strategici di Londra, di quelli che si insegneranno nelle università nei decenni a venire.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Le Sue riflessioni sulla riduzione del perimetro del pubblico sono particolarmente concrete ed efficaci, sì da suscitare la necessità di alcuni pixel di riflessione. Una prima è di ordine generale. La riduzione del perimetro pubblico è utile ai conti pubblici esclusivamente se accompagnata dalla simmetrica riduzione della spesa.

Dopo che l’Eurogruppo, cioè il consesso dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, ha designato l’attuale ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, come prossimo vicepresidente della Banca centrale europea, parte non minoritaria della stampa italiana ha iniziato a battere il tamburo del vittimismo, secondo uno schema tanto collaudato quanto stucchevole. Il modo peggiore per proseguire sulla strada della irrilevanza europea, dopo le buffonate dei programmi elettorali.

Venerdì scorso, Confindustria ha presentato alle proprie assise generali, un documento di politica economica che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe rappresentare una interlocuzione con la politica, oltre che la letterina a Babbo Natale, il che è lo stesso. Il documento confindustriale è la sintesi di un percorso di “ascolto ed elaborazione maturato nel periodo novembre 2017-febbraio 2018”. Il contenuto non appare particolarmente originale.

  • Settimana di recuperi per le borse, dopo il mini crash della scorsa settimana. Ma negli Usa l’inflazione pare effettivamente rialzare la testa, mantenendo intatti  i rischi per i mercati;
  • Tra moralismo, opportunismo e crassa ignoranza, i grillini sono degli arcitaliani, e come tali destinati ad un (effimero) successo elettorale;
  • A proposito di italiani usciti da un film di Dino Risi, eccone uno che spiega al figlio come stare al mondo;
  • Il più indecente dei segreti di Stato;
  • Se pensate che la mitologica spending review salverà questo paese, fatevela passare;
  • Il credito cresce poco non solo in Italia ma anche in Spagna, che tuttavia ha un altro passo di crescita rispetto a noi;
  • L’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed bin Salman trova un modo molto ingegnoso per finanziare il deficit pubblico;
  • Cosa non si farebbe, pur di far scendere il Pil di qualche decimo di punto;

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), il watchdog indipendente della nostra finanza pubblica, nei giorni scorsi ha pubblicato un Focus su “Situazione e prospettive della finanza pubblica italiana“, da cui si coglie l’eufemistica strettezza del sentiero di riduzione del nostro debito pubblico, e mette in luce per quello che sono le demenziali promesse elettorali di queste disgustose settimane di circonvenzione dell’incapace elettorato.