La fase di avvio del nuovo esecutivo è diventata la prosecuzione della campagna elettorale con altri mezzi e non poteva essere altrimenti, visto che parliamo di forze politiche che fanno del proiettile d’argento a problemi complessi un marchio di fabbrica, e sono quindi costrette a rilanciare a oltranza, appena la realtà tenta di andare a vedere le loro carte. Sui ciclofattorini e sui lavori della cosiddetta gig economy potrebbe esserci l’opportunità di riscrivere le tutele senza tentare di riprodurre l’Unione Sovietica o ripiombare il paese nella palude del sommerso.

Intervenendo ieri alla Camera durante la discussione sul Def, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha confermato l’approccio realista di “sentiero stretto” che aveva caratterizzato il suo predecessore, Piercarlo Padoan, aggiungendo altre considerazioni piuttosto interessanti. Attendendo i problemi che si presenteranno in autunno, e che per il nostro paese potrebbero essere seri.

Ieri il premier italiano, Giuseppe Conte, ha incontrato l’azzoppata cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel corso dell’incontro, Conte avrebbe sollevato due temi cari agli italiani: la gestione dei flussi migratori e le risorse europee per finanziare la spesa sociale. Sono punti che Conte doveva toccare, ma le aspirazioni italiane saranno frustrate. E non potrebbe essere altrimenti.

 

Pronta la linea di credito da 50 miliardi del Fondo monetario internazionale. Macri alle prese con una cura dolorosa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’Argentina è prossima a finalizzare la concessione di una linea di credito triennale col Fondo Monetario Internazionale per 50 miliardi di dollari, importo nettamente superiore alle attese degli osservatori, che ipotizzavano un prestito di 30 miliardi. La misura è stata richiesta dal governo del presidente Mauricio Macri dopo le forti turbolenze di mercato delle settimane scorse, col cambio in caduta libera e la banca centrale di Buenos Aires costretta nel giro di pochi giorni a portare i tassi al 40%, ponendo le basi per un forte rallentamento dell’economia.

di Alessio Argiolas*

L’insegnamento della lingua inglese non era (rectius: è) una priorità dell’Istruzione patria, ma da circa quattro lustri il Burosauro dà nomi inglesi ai burosaurini (transparency act, bail-in). Tale prassi è invalsa anche per uniformazione terminologica, dovuta al recepimento della normativa sovranazionale. Purtroppo l’Italia chiama olive l’output del processo digestivo delle pecore (confrontate il FOIA italiano con l’equivalente USA).

  • Il ministro dell’Economia Padoan Tria si traveste da pompiere e cerca di calmare investitori e risparmiatori, ma rischia di finire in rotta di collisione con la maggioranza gialloverde;
  • I Centri per l’impiego servono davvero a creare occupazione? In Sicilia sì, ma quella di chi ci lavora;
  • A parte ciò, serve davvero rilanciare i centri per l’impiego, oppure basterebbe il privato? Luigi Oliveri risponde;
  • La riforma gialloverde della legge Fornero nasconde qualche spiacevole sorpresa. Si chiama realtà, credo;
  • Il ministro Savona, cultore di teoria dei giochi, propone alla Ue di tenere a bada la rabbia delle masse italiane e qualche “lieve” modifica ai trattati;
  • Le anticipazioni del “decreto dignità” (sic) di Di Maio mostrano che la strada della desertificazione produttiva è lastricata di buone intenzioni;
  • Virginia Raggi, o dell’arte dell’insaputa;
  • La Bce annuncia il termine degli acquisti netti del QE. Ma non tutto è terminato;
  • Nell’Italia sovrana nasce anche il keynesismo pro-ciclico;
  • Lo stadio della Roma era un progetto “condiviso e partecipato”, come Grillo comanda. Forse non dalle persone giuste;
  • Anche la Vigilanza Bce arriva a correggere le minkiate galattiche di tal Gabanelli. Avanti il prossimo;
  • No, la Ue non si è presa paura dell’Italia;
  • Uno il coraggio se non ce l’ha non se lo può dare (ma le figure di m. restano);
  • Il paese che fallirà al grido di “lasciateli lavorare”;

Ieri, presso la sede della stampa estera a Roma, il ministro delle Politiche europee, Paolo Savona, ha presentato la sua imprescindibile autobiografia. L’occasione è stata propizia per alcune precisazioni del ministro circa la sua visione dell’euro e dei rapporti europei. Al netto di un ego che faticava ad entrare nella stanza, come si addice ad un economista, Savona è stato rassicurante in un modo inquietante, e quindi diremmo che la missione è (in)compiuta.