di Alfredo Ferrante

“Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-2019 […] il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni”: l’art. 87 del decreto-legge n. 18 dello scorso 17 marzo è cristallino nello stabilire una volta per tutte che, causa coronavirus, la PA opera normalmente in smart working.

In attesa delle decisioni dell’Eurogruppo di domani, oggi sui quotidiani di alcuni paesi europei compare una lettera dei ministri di Esteri e Finanze tedeschi, Heiko Maas e Olaf Scholz, in cui si delineano i termini della “solidarietà” con i paesi maggiormente colpiti dalla pandemia. Il punto relativo ai fondi ESM è quello che, a torto o a ragione, interessa maggiormente gli italiani.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

La circolare 2/2020 della Funzione pubblica non aiuta di certo a dirimere alcuni punti piuttosto oscuri e delicati connessi al lavoro pubblico in tempi di emergenza Covid-19. Rimane ambigua sulle ferie: ammette che siano da utilizzare anche quelle “maturate”, ma insiste su quelle “pregresse”, come se l’adempimento ad un obbligo, cioè esaurire l’arretrato, fosse da considerare una misura particolare e speciale.

Per l’attualità della settimana, il crollo verticale di attività economica a livello globale, che rende questa crisi diversa e assai più grave rispetto a quella del 2008; la disfatta del sito Inps e di un sistema basato su istanze che coesistono con una mole di informazioni personali in possesso delle amministrazioni pubbliche che giustificherebbe l’inversione dei processi di erogazione. I messaggi contraddittori di autorità e scienziati, e l’aumento di sanzioni per violazioni delle norme di quarantena.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

si fa presto a parlare di smart working, ma se non sono “smart” organizzazioni e strumenti, il tutto diviene semplicemente un simulacro dell’attività lavorativa d’ufficio, svolta da casa, senza alcun valore aggiunto. Il collasso del sistema informativo dell’Inps dello scorso primo aprile, avvenuto sotto la pressione delle tante “istanze” dei titolari di partita Iva per ottenere il bonus dei 600 euro previsti dal d.l. “cura Italia” è la dimostrazione che smart deve essere prima l’organizzazione, poi il lavoro.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

è opportuno che la PA inizi a fare serie ipotesi riorganizzative in vista del rientro alla vita “normale”. Si è scritto il sostantivo normale tra virgolette non per caso. La normalità piena, è ormai consapevolezza per tutti, la si avrà solo quando sarà disponibile il vaccino che potrà immunizzare davvero e con certezza tutti e solo quando le dosi disponibili saranno sufficienti per una completa immunizzazione (lo Stato la renderà obbligatoria? Staremo a vedere).

Ieri su Repubblica è stato pubblicato un editoriale del professor Roberto Perotti, dal titolo inequivocabile: “L’illusione dei coronabond”. Tutto verte intorno a quella che Perotti definisce “mancanza di realismo”, e che si può considerare più propriamente come una commedia degli equivoci: la distinzione tra manovra espansiva e solidarietà.

di Vitalba Azzollini

Tra emergenza sanitaria ed emergenza del diritto siamo ancora in stato di emergenza. Lo scorso 25 marzo, infatti, è stato emanato un nuovo decreto-legge (n. 19/2020), recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”. A proposito di emergenza, e prima di esporre i principali profili del provvedimento, serve una precisazione, indotta da alcuni messaggi in stile “complotto” che girano sui social: lo stato di allarme causato dal virus sarebbe stato reso noto, a fine gennaio, a pochi eletti e nascosto ai cittadini.