La settimana phastidiosa – 7 febbraio 2026
Crepe nell’edificio trumpiano – AI che male, sui mercati e fuori – Il bitcoin ha finito le narrazioni? – Made in Europe, strada lunga e tortuosa – People from Cialtronia
Riforma radicale del lavoro argentino: 213 articoli per ridurre il patologico sommerso e il potere dei sindacati. Aziende favorevoli con riserve, incognita tribunali ostili, esito incerto. Ma tentativo necessario
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L’Industrial Accelerator Act Ue punta a indirizzare duemila miliardi di procurement pubblico verso produzione locale. Ma costruttori auto e stati membri si dividono su soglie, definizioni e rischi di una protezione che potrebbe rivelarsi autolesionista
L’intelligenza artificiale sta devastando il settore software, proprio quello su cui il private equity ha scommesso pesantemente negli anni dei tassi zero. Ora le exit sono bloccate e i rischi nascosti iniziano a emergere
Per il bitcoin un forte ribasso ma finora solo a metà strada dei precedenti. Un asset in crisi di identità, cioè di una ragione per esistere
Fed, maneggiare con cura – No, il dollaro non è (ancora) morto – Tether, un compro oro per l’Era del Caos – Il duopolio tech che schiaccia le medie potenze – Giovani britannici, i guai dell’AI – Un Pd di bassa Lega – La Ue e il gas marziano
Tra i grandi compratori di oro c’è Tether, ad oggi con 140 tonnellate ma che continua a incettarne perché ambisce a diventare “la banca centrale dell’oro”, privata e apolide, in attesa del cigno nero
Nonostante le profezie di declino, le riserve globali in dollari sono cresciute del 55% in dieci anni, raggiungendo $7,4 trilioni. Il calo della quota percentuale? Un’illusione statistica, gonfiata dall’oro che si rivaluta
In Regno Unito, l’adozione dell’AI sta causando una riduzione netta di posti di lavoro, a differenza di altri paesi. Colpiti soprattutto i giovani, che rischiano di vedere incenerito l’investimento nel proprio capitale umano
USA e Cina controllano quasi il 90 per cento della potenza di calcolo globale e dominano l’intelligenza artificiale. Una pesante ipoteca geopolitica sull’ipotetica “coalizione delle medie potenze”