Oggi sui giornali trovate la notizia di un cosiddetto “piano Tria” per rilanciare la crescita italiana, da presentare prima dell’approvazione del Documento di economia e finanza, che ha scadenza 10 aprile e rischia di essere licenziato col solo quadro tendenziale e privo di quello programmatico, cioè cosa il governo intenderebbe fare per correggere eventuali scostamenti nei numeri.

  • La farsa prosegue: gli “specialisti” precari destinati a trovare lavoro ad altri vengono sostituiti dai ripescati da graduatorie di concorsi non specifici al ruolo;
  • Il passaggio della cometa di Halley non è (ancora) diventato elemento di congruità per le offerte di lavoro nel reddito di cittadinanza, ma ci stiamo attrezzando;
  • Dietro il forte aumento del debito pubblico dei paesi “pre-emergenti” c’è anche l’ombra lunga della Belt & Road cinese: il caso del Montenegro;
  • Ma i nostri eroi stanno per firmare il celebre memorandum con la Cina, un’iniziativa molto italiana, mentre spunta l’ennesimo gemello: quello del sottosegretario Geraci;
  • L’eterno ritorno del fallimento italiano: accelerare gli imprescindibili investimenti pubblici nominando uno zar per l’ordinaria emergenza, come ai tempi di Silvio;
  • Una modesta proposta di riduzione del danno delle cosiddette politiche industriali all’italiana;
  • Tra le quali merita un posto d’onore la tassa chiamata Alitalia, la cui storia verrà insegnata nelle peggiori business school di Caracas;
  • Nelle stesse business school verrà anche insegnata l’ultima levata d’ingegno della Lega: incenerire il valore economico dei marchi;
  • Ribadiamolo: in Italia sono state fatte moltissime privatizzazioni;

Dopo aver “archiviato” per un sontuoso semestre la grana Tav, con un equilibrismo linguistico che nulla modificherà nella sostanza, ed in attesa di “interloquire” con Francia e Ue (spoiler: finirà in nulla e l’opera si farà), i nostri eroi gialloverdi proseguono nella loro attività prioritaria: accelerare frenando o frenare accelerando, quando non hanno qualche imprescindibile ed epocale elezione di condominio da scavallare.

Col termine “mercati di frontiera” si indicano quelli che potremmo definire i “mercati emergenti dei mercati emergenti” o “pre-emergenti”, cioè quelli di paesi in via di sviluppo che tuttavia sono più piccoli, rischiosi ed illiquidi dei fratelli maggiori. Sono investimenti che tendono ad avere maggior potenziale di ritorno di lungo periodo e minore correlazione con gli altri mercati. Sono anche paesi che si (ri)scoprono incravattati dal debito pubblico.