È molto difficile scrivere in un momento in cui la devastazione prodotta dalla pandemia e quella sui mercati finanziari ci ricordano che niente sarà più come prima, come si è detto nel passato di fronte a casi assai meno gravi dell’attuale. Questa è una rottura di paradigma e della storia, con la maiuscola e la minuscola, come preferite. Analizzarla e tentare di prevederne gli esiti è al contempo futile e necessario.

Tra i molti effetti collaterali dei tassi d’interesse bassi, nulli o negativi, c’è anche la sopravvivenza di aziende che, in condizioni di tassi che abbiamo conosciuto sino ad alcuni anni addietro, avrebbero chiuso. Sono le aziende zombie, le non-morte, quelle che rappresentano un problema ed un costo per la società. E che potrebbero divenire un problema ancora più grande se i tassi tornassero a crescere.

“Il respiro dell’autunno inizia a ghiacciare la strada”: con questa poetica citazione del poeta russo Alexander Pushkin la neo-presidente del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha sintetizzato la sua visione dell’economia globale, durante i lavori dell’assemblea annuale del Fondo. Guerre commerciali ed una politica monetaria che rischia di aver perso efficacia accumulando distorsioni sono al centro delle riflessioni globali. Che fare, per dirla con un conterraneo di Pushkin?

C’era grande attesa, per usare un eufemismo, per le parole di Mario Draghi ieri dopo il meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La domanda era sempre quella: quale coniglio Ogm uscirà stavolta dal cilindro? Quali attivi verranno acquistati, alla ripresa di un Quantitative easing che era stato avviato a chiusura subito prima che la congiuntura tornasse a deteriorarsi? Per il momento, si attende settembre. Ma la Bce potrebbe avere le polveri bagnate, e non solo per l’imminenza dell’uscita di Draghi.

Sono i mercati che bullizzano la Fed, non Trump

Da qualche tempo, i mercati stanno invocando massicci tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. In questo, si sono affiancati ai tweet da bullo di Donald Trump, che non perde occasione per ribadire tutta la rozzezza del suo armamentario ideologico, sostenendo che la Fed starebbe legando mani e braccia all’economia statunitense, ponendola a svantaggio competitivo rispetto a Cina ed Eurozona.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Altre osservazioni spicciole domenicali su quello che ci aspetta se gli scappati di casa daranno seguito alle loro minacce contabili. Cominciamo dalla domandona che molti patrioti si fanno: perché questo deficit così basso e che replica quanto fatto in passato da altri governi italiani è diventato improvvisamente la pietra dello scandalo? Sarà mica un complotto contro di noi, eh? Eh?