Il debito pubblico del Paese è basso, la situazione è rimediabile ma il rapporto tra politica ed economia fa temere il peggio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Gli ultimi giorni hanno visto una vera e propria tempesta su moneta e titoli di stato della Turchia, peraltro già da tempo in tensione. Gli investitori hanno atteso il catalizzatore per un violento attacco speculativo contro un paese che da tempo è caratterizzato da ampi squilibri macroeconomici.

Lentamente ma inesorabilmente, prosegue la disseminazione dell’informazione sulla proposta di legge legastellata sul ricalcolo delle pensioni cosiddette d’oro, di cui vi ho dato conto qui. Oggi su Repubblica ci sono un paio di esempi interessanti che illustrano il tipo di punizione prevista per i plutocrati con rendite pensionistiche “elevate”, ma -ribadiamolo- che nulla c’entra il ricalcolo contributivo, contrariamente a quanto proclamato ad esempio dal vicepremier Luigi Di Maio. Forse finirà in nulla, per manifesta stupidità del meccanismo. O forse no.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la gravissima carenza di efficienti politiche del lavoro è perfettamente testimoniata dalla grottesca vicenda degli insegnanti delle scuole d’infanzia. Il tutto nasce dalla sentenza 117/2017 dell’Adunanza plenaria del Consiglio di stato che ha sancito l’esclusione dalle graduatorie ad esaurimento degli insegnanti delle scuole dell’infanzia privi di laurea. In termini meno burocratici, l’estromissione dalle graduatorie ad esaurimento implica l’eliminazione della possibilità di una chiamata per un’assunzione a tempo indeterminato.

Nei giorni scorsi è stato presentato un progetto di legge di iniziativa di due deputati (uno leghista ed uno pentastellato) relativo al ricalcolo delle cosiddette “pensioni d’oro”, che poi sarebbero quelle oltre i 4 mila euro netti mensili. Come noto, il M5S punta molto sul “ricalcolo” delle pensioni più ricche, per assegnare fondi alle minime e portarle alla famosa “soglia di cittadinanza” di 780 euro, che ad oggi resta irraggiungibile. La cosa interessante è il criterio di ricalcolo contenuto nella proposta di legge.

Il mese di agosto è, per tradizione, quello in cui le forze politiche sparano più idiozie del solito, oltre che quello in cui i giornali devono saturare la foliazione di luoghi ancor più comuni del solito. Quest’anno la situazione è simile ma differente. Perché abbiamo un esecutivo che danza sull’orlo di un vulcano attivo, perché si è già innescata una copiosa fuga di capitali dall’Italia, perché le iniziative legislative sono qualcosa di demenziale, ad essere gentili, e perché le dichiarazioni alla stampa hanno frequenza direttamente proporzionale al tasso di stupidità delle medesime.

Se c’è una cosa che in Italia torna con impressionante regolarità, questa è l’ipotesi di revisione delle tax expenditures, gli sconti fiscali che nei decenni hanno creato un’erosione di centinaia di miliardi di base imponibile, impedendo alle aliquote nominali di scendere e di conseguenza perpetuandone gli effetti distorsivi. Oggi, che abbiamo una maggioranza di governo che punta a realizzare una assai ossimorica flat tax ad aliquota multipla, il tema riaffiora.

Il mese scorso abbiamo commentato la relazione della presidente di Ania e a.d. di Poste Vita, Maria Bianca Farina, in cui si lamentava che lo spread sui titoli di stato fa male alle assicurazioni ed ai loro clienti. Se fossimo stati dei malpensanti, avremmo dovuto segnalare che quello era un modo elegante per mettere le mani avanti sui conti semestrali delle compagnie. Avremmo dovuto.

Dal 1980, il Pakistan ha chiesto un salvataggio al Fondo Monetario Internazionale per ben dodici volte, l’ultima nel 2013 per poco più di 5 miliardi di dollari. Oggi si moltiplicano le voci di una nuova richiesta, stimata in 12 miliardi di dollari, dopo l’insediamento del nuovo premier, la ex stella del cricket Imran Khan. Il paese ha una drammatica penuria di valuta, esacerbata dal rialzo del prezzo del greggio; le riserve ammonterebbero a circa 9 miliardi di dollari, insufficienti a coprire le importazioni di un bimestre. Ma il Pakistan ha una peculiarità: è destinatario di una pioggia di finanziamenti cinesi, nell’ambito del progetto Belt and Road, che stanno strangolando il paese.

Nella girandola di dichiarazioni sull’accecante futuro che attende gli italiani, stanno precisandosi (si fa per dire) i contorni della nuova cosiddetta gara per Alitalia, che avrà luogo in “settembre-ottobre”, secondo quanto detto dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Da precedenti dichiarazioni sappiamo che Alitalia tornerà ad essere “compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare”. Ecco, a partire da queste due informazioni, proviamo a fare un po’ di fantascienza.