Della serie “Italia, dove nuove meravigliose idee prendono forma”, a conferma che siamo l’avanguardia mondiale dell’autoinganno, oggi su Repubblica viene rilanciata una variante delle ricorrenti ideuzze della nostra sinistra col pallottoliere, lo slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Lo so, ne avete le tasche piene e pure io, ma qui vorrei solo richiamare la vostra attenzione su quello che accade quando l’ideologia occulta l’evidenza della realtà.

L’Osservatorio dell’Università Cattolica sui Conti pubblici italiani, diretto da Carlo Cottarelli, torna a guardare da vicino una componente piuttosto arcana (per i non addetti ai lavori) del rapporto debito-Pil, il cosiddetto aggiustamento stock-flussi, e scopre che nell’ultimo Def tale aggiustamento appare significativamente ridimensionato rispetto alle previsioni contenute nell’aggiornamento del Documento programmatico di bilancio (DPB) dello scorso dicembre. Perché?

Partiamo da un punto fermo: qui ed ora, cioè a legislazione vigente, l’aumento Iva scatterà il prossimo primo gennaio. Spetterà al governo agire per evitarlo, in tutto o in parte. Il Def presentato nei giorni scorsi non poteva che essere costruito su questo dato di fatto. Premesso questo, passiamo al dibattito pubblico sul tema, che pare confermare che in campo sono rimaste due ipotesi: la prima, che si vada verso quell’aumento e ora bisogna solo cercare di trovare le parole per dirlo; la seconda, che un parassita stia divorando il cervello degli italiani, colpendo preferibilmente politici e giornalisti.

Oggi su alcuni quotidiani italiani campeggia una pagina pubblicitaria, acquistata da Alitalia per informare il mondo del suo record. No, non quello di compagnia aerea che ha prodotto il maggior deficit cumulato della storia dell’aviazione civile e tuttora continua a non riuscire a fallire in pace. Né quello di vettore che ha gemmato il maggior numero di BadCompany. No, si tratta del “record” di puntualità nei voli.

Dal Documento di Economia e finanza, licenziato ieri dal consiglio dei ministri, ma di cui al momento non pare essere disponibile la versione finale ma solo una bozza circolata ieri pomeriggio, alcune spigolature per aiutarci a prendere coscienza dell’enorme golfo tra desideri e triste realtà, fatta di una stagnazione perniciosa che si spera non diverrà recessione conclamata. Pensate quanto sono generoso: non lo credevate possibile, vero?

Gli altri ci odiano, il deficit non esiste, la Bce è autoritaria, la globalizzazione ci fiacca. I mantra vittimisti portano allo schianto

di Mario Seminerio – Il Foglio

Come in uno stanco rituale, anche l’ultimo aggiornamento delle previsioni di crescita per l’Italia, elaborato questa volta dall’Ocse (ma il teatrino si ripete per qualsiasi ente di ricerca ed organizzazione internazionale si azzardi a prevedere la “sottoperformance” della nostra economia), è stato accolto a Roma e dintorni da fremiti di sdegno pavloviano ed accuse di condotta anti-italiana, frammiste a concetti del tipo “voi non capite, le cose non stanno in questi termini”. Ogni volta, pare che agli incauti previsori sfugga la “ricetta segreta”, quella che metterà pepe e benzina nella crescita italiana. Ogni volta, mestamente, i consuntivi ratificano che l’ingrediente magico non è affatto magico, e spesso si rivela addirittura tossico.