Ieri Cassa Depositi e Prestiti ha emesso un comunicato in cui informa che, su richiesta dell’azionista di controllo, cioè il Tesoro, il 28 giugno l’Assemblea degli azionisti delibererà la distribuzione di riserve di utili portati a nuovo per un ammontare complessivo di Euro 959.862.495,68 a valere sul residuo utile 2018. Sarà l’inizio del grande smottamento e dell’assalto alle partecipate?

Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.

Dell’assertivo “discorso” del presidente della Consob, Paolo Savona, in occasione dell’annuale “incontro” con la comunità finanziaria (che Savona, assai più dei predecessori, ha invece scambiato per l’equivalente delle “Considerazioni finali” del governatore di Bankitalia), merita segnalare un punto dietro cui si cela il Grande Piano di Rinascita Nazionale.

Su Project Syndicate, un commento di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che riprende il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. La tesi: serve una nuova cornice fiscale per l’Eurozona. Bene. Lo svolgimento…beh, direi che è sempre quello dell’economista su un’isola deserta ed una scatoletta di cibo: “supponiamo di avere un apriscatole”.

Nei giorni scorsi abbiamo letto che i tassi medi praticati dalle banche italiane sui prestiti sono in linea con la media degli altri paesi dell’Eurozona. Come ho spiegato, questa indicazione non è sufficiente ad escludere la presenza di una stretta al credito. Oggi analizziamo l’impatto del fisco sui tassi praticati dalle banche, e cosa potrebbe cambiare (in peggio), grazie all’azione di questo esecutivo di bulli e scappati di casa, che hanno come denominatore comune una incoercibile e potenzialmente letale ignoranza.