Nel terzo trimestre, l’occupazione in Ungheria ha raggiunto il massimo storico. Questa medaglia al merito ha come rovescio una crescente carenza di manodopera, acuita anche dal calo della popolazione in età lavorativa. Il risultato è una crescente pressione rialzista sui salari, che si sta trasmettendo anche ai prezzi al consumo. Anche per rispondere a questo collo di bottiglia, il governo di Viktor Orban ha portato in parlamento una proposta di legge che sta causando crescenti proteste e manifestazioni di piazza. 

Alla disperata ricerca di spin da dare in pasto alle folle festanti ed ai piccoli lemming da social, per coprire alcuni problemini che si stagliano all’orizzonte, il buon Luigi Di Maio ha fatto la ola per i dati del suo ministero, che mostrano nel terzo trimestre un aumento delle stabilizzazioni a tempo indeterminato. Naturalmente, per Di Maio è stato il Decreto Dignità. Per la realtà, anche no.

Ieri la Cassa Depositi e Prestiti ha presentato il proprio piano industriale triennale, 2019-2021. Avremo tempo e modo di valutarlo, anche perché da quel piano non paiono essere esplicitate ipotesi di redditività. Quello che invece vorrei segnalarvi è che oggi il prestigioso vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, nel corso di una delle sue famigerate “dirette Facebook”, ha pensato bene di spiegare al Popolo sovrano e manovrato alcuni dettagli del piano industriale. Ovviamente con esiti comici, almeno per chi ancora riesce a ridere per gli sfondoni di questa gente.

Confesso che non è affatto semplice seguire la girandola di dichiarazioni quotidiane dei nostri due prestigiosi vicepremier, soprattutto quando si ha la fortuna di avere un lavoro. Tuttavia, mentre attendiamo di conoscere che diavolo di legge di bilancio uscirà dalla “interlocuzione” che il non meno prestigioso premier italiano ha in atto con la Commissione Ue, segnalo tre perle delle ultime ventiquattr’ore di Giggino Di Maio,  l’uomo che non perde mai occasione per chiudersi in un dignitoso silenzio e preservare il dubbio negli interlocutori.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la montagna del reddito di cittadinanza pare stia per partorire un topolino. Non solo dal lato dell’erogazione del reddito ad una platea di cittadini che ogni giorno va restringendosi, man mano che si evidenzia la complessa sostenibilità finanziaria della misura, ma anche dal lato dell’organizzazione retrostante.

La Federal Reserve frena sulla corsa ai rialzi dei tassi. Il tycoon festeggia ma dazi e calo del greggio sono un boomerang

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, nei giorni scorsi ha in apparenza trasmesso un segnale accomodante sul percorso della politica monetaria statunitense, dichiarando che la serie di rialzi ha portato i tassi ufficiali “appena sotto” il livello neutrale. Un cambiamento rilevante, visto che lo scorso 3 ottobre lo stesso Powell ebbe a dichiarare che i tassi erano “ben lontani” dalla neutralità, causando alta volatilità dei mercati ed una forte correzione all’azionario.

I nostri media da giorni ripetono ossessivamente che “il governo e la Ue stanno trattando” sulla legge di bilancio 2019, manco fosse un negoziato sul disarmo atomico tra superpotenze mentre in realtà è la calata di braghe ed il tentativo di evitare che un ridicolo paese guidato da demagoghi che si sbracciano dai balconi finisca in bancarotta a stretto giro, perdendo l’accesso ai mercati finanziari.

Oggi Istat ha pubblicato la stima finale della variazione del Pil per il terzo trimestre. C’è una spiacevole revisione al ribasso, per arrotondamento, che porta a meno 0,1% il dato congiunturale, cioè rispetto al secondo trimestre di quest’anno, a ed un assai magro +0,7% la crescita tendenziale, cioè rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Interessante è la disaggregazione del dato.

A partire dal primo gennaio, la Bce interromperà non solo gli acquisti di titoli di stato dell’Eurozona, certamente la componente quantitativamente più rilevante del cosiddetto easing quantitativo (QE), ma anche quelli di obbligazioni societarie. Questa circostanza potrebbe creare più di un problema ai mercati ed ai debitori, viste le modalità degli acquisti.