C’è un topos assai caro alla politica, in questo paese, da molto tempo. È quello della “Banca del Mezzogiorno” la cui missione deve essere quella di aiutare le imprese localizzate là dove le condizioni sono meno favorevoli, per non dire palesemente ostili. È un tema che ricorre da svariati decenni. L’ultimo, anzi il penultimo, tentativo di rivitalizzare una banca siffatta fu di Giulio Tremonti, con la legge 191/2009. Sappiamo come finì: ibernazione del neonato istituto, acquisito prima da Poste e poi dal Mediocredito Centrale, di cui oggi è la seconda “anima”, su controllo di Invitalia.

Il miraggio della resilienza, la realtà di sussidi indiscriminati che sclerotizzano il mercato del lavoro, soprattutto in alcuni paesi.

L’Ocse ha pubblicato il proprio Employment Outlook 2020, che mostra l’impatto del Covid come la peggiore crisi occupazionale dai tempi della Grande Depressione. Il rischio, ormai noto, è quello di produrre drammatici aumenti di diseguaglianza ed un forte aumento della povertà, con effetti destinati a durare negli anni a venire, soprattutto se la pandemia non dovesse essere sconfitta in tempi ragionevoli, oltre a contribuire a produrre mutamenti del mercato del lavoro difficilmente reversibili. Che fare?

Questa settimana ci occupiamo dell’audizione del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), Roberto Rustichelli, in Commissione Politiche europee della Camera. Dove si è ripetuta una circostanza singolare: presidenti di autorità di regolazione che svolazzano liberamente su temi che non appaiono strettamente attinenti al loro ruolo ed alle loro funzioni. Per permettervi di comprendere meglio ciò che scrivo e vedrete nel video, qui sotto trovate il testo dell’intervento, dove ho evidenziato i passaggi più “interessanti”.

La pandemia ha colto gli stati in condizioni fiscali molto diverse. La Germania ed i cosiddetti “frugali” (il termine deriva, presumo, dai loro surplus di bilancia commerciale, che spesso fa dire che paesi in queste condizioni vivrebbero al di sotto dei propri mezzi) hanno avuto spazio per un vigoroso impulso fiscale espansivo; altri, tra cui il nostro, giunti all’appuntamento col destino in ben altre condizioni fiscali, sono costretti a sperare in sussidi esterni o improbabili cancellazioni di debito. Ci sono anche paesi giunti alla pandemia con una pressione fiscale relativamente bassa, ed ora devono decidere che fare.

Ieri è formalmente scaduto il termine utile per negoziare una proroga del regime transitorio tra Regno Unito e Ue, durante il quale i britannici continuano ad accedere a unione doganale e mercato unico. Dovrebbe quindi essere confermato che, il prossimo primo gennaio, il Regno Unito regolerà i propri rapporti con l’Unione o a mezzo di un trattato di libero scambio approvato nel frattempo, oppure con le tariffe doganali standard della WTO. Premesso che, se volete i miei due centesimi, quella di ieri era una finta deadline, non è di questo che voglio parlarvi, oggi.

Questa settimana, fenomenologia di Mariana Mazzucato, l’accademica teorizzatrice dello Stato imprenditore ed innovatore, da qualche mese consulente del presidente del consiglio per innovazione e cambiamento del modello di sviluppo italiano. Michele ed io abbiamo ritenuto che fosse tempo di analizzare la visione del mondo di Mazzucato, prendendo le mosse dal suo ultimo op-ed divulgativo, scritto con Antonio Andreoni e pubblicato su Project Syndicate.