Oggi sul Foglio il tignoso Luciano Capone segnala che è in corso l’ennesima lite tra gemelli della politica italiana. Solo che, a questo giro, ad essere coinvolta è un’economista che, meglio di chiunque altro, conosce la purissima idiozia del cosiddetto contrasto d’interessi ma, ciò malgrado, finisce in una disputa con la sua alter ego politica. Che tempi tristi.

Dal 2020 Unicredit, seconda banca italiana, applicherà tassi negativi ai conti correnti con saldo “ben superiore” a 100 mila euro [aggiornamento del 13 ottobre: pare oltre il milione]. Lo ha annunciato l’a.d. della banca, Jean Pierre Mustier, dando di fatto il calcio d’avvio italiano ad un processo che altrove in Eurozona è già in atto. Le banche cercano disperatamente di non subire ulteriori erosioni della loro redditività, e trasferiscono ai clienti l’onere di detenere riserve presso la Banca centrale europea. Quali conseguenze possiamo attenderci, da questa mossa?

In Messico, il presidente populista di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO, per gli amici e non solo), ha deciso uno spettacolare giro di vite sulla grande evasione fiscale, nel paese in cui il sommerso è stimato al 50% del Pil. Ottimo, diranno subito i miei piccoli e grandi lettori, “facciamo come il Messico!”, visto che siamo da sempre alla ricerca di un modello internazionale da imitare. E visto che ormai ci siamo convinti che in USA “non evade nessuno perché sennò vai in galera, e comunque loro scaricano tutto!” (yeah, right), vediamo il “modello” messicano.

Le audizioni parlamentari sulla Nota di aggiornamento al Def, sono state la scontata conferma di quello che anche le pietre sanno: i 7,2 miliardi di “recupero dell’evasione” previsti sono una purissima idiozia. Ma la storia di questa voce di “copertura” molto andreottiana è ormai risaputa. Il governo puntava a fare un grasso bottino aumentando l’aliquota intermedia Iva, quella del 10%, e usare il gettito per copertura e per la riffa degli scontrini e per il cosiddetto cashback.

Come ogni anno, anche quest’anno il governo pro tempore è impegnato a quadrare il cerchio tra le enormi aspettative insufflate nell’opinione pubblica, di solito testimoniate dal rimbalzo degli indici di fiducia dei creduli consumatori, e la realtà di risorse pressoché inesistenti. Perché inesistenti? Perché, nella patria dei “diritti acquisiti”, spostare voci di spesa causa sollevazioni popolari. Come altrove, più che altrove.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

a sei mesi circa dall’avvio del Reddito di Cittadinanza, ancora non si sono visti gli effetti sull’occupazione, perché non è partito il sistema di chiamata dei beneficiari finalizzato ad attivare con loro azioni di riqualificazione e ricerca di lavoro. Come dice, Titolare? C’era da aspettarselo? In effetti, l’impianto normativo è scritto in modo estremamente confusionario, seppur guidato da ottime intenzioni.

Sul Foglio compare una lettera al direttore firmata dall’ex ministro del Bilancio della Prima Repubblica, al secolo Paolo Cirino Pomicino. Anzi, ‘O Ministro, come era noto all’epoca. In essa, Pomicino critica la debolezza della Nota di aggiornamento al DEF (per gli amici, NaDEF), che trova priva di coraggio. E poiché l’ex ministro, per sua ammissione, non appartiene alla categoria dei “critici permanenti” ma “si impone” di far seguire la pars destruens dalla pars construens, ecco la sua ricettina appena sfornata.