di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La riforma fiscale statunitense, che segna il primo vero successo della presidenza Trump e del partito Repubblicano che controlla il Congresso ma è lungi dall’essere un monolite, è centrata sulla riduzione fiscale permanente alle imprese, sia di capitali che di persone, mentre per le persone fisiche i benefici, pesantemente orientati sui soggetti ad alto reddito, si produrranno sino al 2025.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Ad un anno dall’elezione di Donald Trump, trascorso tra un diluvio di tweet ed assoluta siccità di risultati, e ad altrettanto da elezioni di midterm che minacciano di punire pesantemente i Repubblicani, ferve l’attività legislativa per ottenere almeno il trofeo della riforma fiscale, ribattezzata Tax Cuts and Jobs Act.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Federal Reserve ha comunicato che da ottobre inizierà il processo di progressivo decumulo dei titoli acquistati durante la crisi e che ne hanno quadruplicato il bilancio, portandolo a 4.500 miliardi di dollari. Inoltre, i membri della banca centrale statunitense non escludono entro fine anno un ulteriore rialzo dei tassi ufficiali, anche se l’inflazione continua a non rappresentare un pericolo, visto che le previsioni aggiornate hanno addirittura spostato al 2019 il raggiungimento dell’obiettivo del 2% nella componente al netto di alimentari ed energia.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’ultima riunione della Federal Reserve pare aver avvicinato il momento in cui la banca centrale statunitense inizierà a ridurre la dimensione del proprio bilancio, gonfiato durante gli anni della crisi da politiche monetarie non convenzionali. Ciò accadrà riducendo progressivamente il reinvestimento delle cedole sullo stock di titoli posseduto dall’istituto guidato da Janet Yellen.

Mentre i Repubblicani americani proseguono nella loro perseverazione (in senso psichiatrico), votando e rivotando una rimozione purchessia dell’Obamacare (nelle versioni, repeal, skinny repeal, repeal & replace), mostrando di aver perso la testa oltre che il senso del ridicolo, ieri i vertici di quel povero partito hanno annunciato la morte anche della Border Adjustment Tax (BAT), partorita dalla fertile mente di Paul Ryan, che altro non era che una imitazione dell’Iva con incorporato un sussidio all’export. La farsa prosegue, il programma di Trump non esiste più.

Nuova, ennesima cocente sconfitta per il povero presidente degli Stati Uniti. O meglio, per il suo partito, che resta spaccato e non riesce a far avanzare la rottamazione e contestuale sostituzione dell’Obamacare, la riforma sanitaria attuata dal predecessore di Donald Trump, e che ha dato copertura assicurativa a più di 20 milioni di persone. Ma c’è anche altro, nella quotidiana dose di ceffoni che la realtà assesta al palazzinaro capitato alla Casa Bianca per uno scherzo di pessimo gusto della Storia.

Oggi ci corre l’obbligo di segnalare uno di quegli sfondoni che potrebbero essere agevolmente imputabili agli effetti dei primi caldi. Dopo il disastroso vertice G7 di Taormina, nel quale Donald Trump ha ribadito che gli Usa sono contrati agli accordi di Parigi sul clima, e dopo la reazione un filo sopra le righe (fors’anche per ragioni elettorali) di Angela Merkel, del tipo “prepariamoci a fare da soli”, che per un egemone riluttante come Berlino sarebbe una notevole svolta, diamo conto dell’accesso di tosse che ha colpito alcune pulci italiane.