La notizia del giorno, almeno a mio irrilevante giudizio, è la condizione di pre-catastrofe che incombe sugli impianti Arcelor Mittal italiani, le cui perdite operative sarebbero letteralmente esplose, a causa del fermo pandemico. Che tuttavia si è sommato alla condizione di strutturale eccedenza di capacità produttiva, che persisteva da anni, esacerbata dalla guerra commerciale sino-americana.

Questa settimana, con Michele Boldrin, parliamo del “caso” FCA, con la richiesta di garanzia pubblica su una linea di fido concessa da Intesa Sanpaolo, da utilizzare anche a protezione della filiera domestica. Poiché tutto quello che riguarda FCA suscita elevata sensibilità nell’opinione pubblica italiana (e con buoni motivi, almeno storici), cerchiamo di capirne di più.

La pandemia ha causato una sorta di “liberi tutti” nella concessione di aiuti di stato entro la Ue. Come si può intuire, non tutti i paesi dispongono della capacità fiscale per sostenere il proprio sistema produttivo a mezzo di sovvenzioni e prestiti agevolati. Anche questo sta contribuendo ad alimentare tensioni tra i partner europei. Che, oltre ad essere partner, sono anche concorrenti a livello di sistema paese.

Oggi su due quotidiani ci sono due interviste che, opportunamente incrociate mediante unione dei puntini, ci suggeriscono cosa bolle in pentola nel Grande Schema delle Cose, o meglio delle visioni per l’Italia che verrà dopo la pandemia. Come sempre, est modus in rebus, ma attenzione a ingegneri sociali, demiurghi e pianificatori centrali onniscienti.

Su lavoce.info, un commento del professor Roberto Perotti sulla misteriosa (ma non troppo) strategia italiana in Europa riguardo ai fondi per la ripresa post-pandemia. Perotti passa in rassegna le opzioni disponibili e giunge alla conclusione che non ci sono molti margini e speranze. Io non sono così pessimista ma di certo la posizione italiana non ha sin qui aiutato a fare chiarezza, pur essendo chiara di suo, riassumendosi nel grido “datece li sordi“.

Ieri pomeriggio, a mercati aperti, la Federal Reserve ha tagliato i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale, in reazione alla diffusione dell’epidemia di coronavirus, con una decisione di quelle che classicamente vengono invocate a gran voce dal mercato e che quando si materializzano cedono il passo ad angoscia e preoccupazione “perché allora la situazione è davvero grave”. Psicopatologie a parte, resta il quesito esistenziale: che fare, ora, in termini di stimolo all’economia?

Intervista “programmatica” ma anche “di principio” di Repubblica ad Emanuele Felice, ordinario di Politica economica all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara, oltre che saggista e storico dell’economia, nuovo responsabile economico del Partito democratico. “Di principio” perché mette in chiaro le chiavi di volta ideologiche di Felice. Focalizzate le quali, di “programmatico” temo resterà pochino, di “operativo” ancor meno. Proviamo a spigolare, quindi.