La misura è appena partita. Ma secondo l’Ocse è destinata a fallire nel suo obiettivo principale: aumentare l’occupazione

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il primo gennaio dello scorso anno partiva in Finlandia la sperimentazione di un reddito universale di base (UBI, Universal Basic Income), destinato ad un campione duemila disoccupati estratti a sorte, di età compresa tra 25 e 58 anni, a cui viene erogata una somma mensile di 560 euro prima delle imposte, senza obbligo di cercare o accettare un impiego durante i due anni della sperimentazione, e continuando a ricevere lo stesso importo anche in caso di occupazione.

Ora che persino la Corte dei conti ha scoperto che in Italia le concessioni autostradali sono secretate (a proposito, complimenti per la reattività!), dopo anni di evidenze abnormi e grotteschi tentativi di “trasparenza”, vale la pena riflettere su cosa è il settore autostradale “privatizzato” di questo paese. La conclusione potrebbe essere scontata.

Siamo a marzo 2018, come gli osservatori più attenti tra voi avranno notato. Quindi siamo entrati da quasi tre mesi nell’anno che segnerà la fine della decontribuzione da 8.060 euro annui per gli assunti a tempo indeterminato del 2015 che nei sei mesi precedenti l’assunzione non risultavano avere un rapporto a tempo indeterminato. C’è chi ha già iniziato a fare analisi.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

insistere sulla sostenibilità, oggettivamente molto dubbia, del reddito di cittadinanza non ha forse molto senso, anche l’altrettanto oggettiva scarsa probabilità di vederlo realizzare, visto che ciò presupporrebbe la formazione di un Governo ad oggi piuttosto complicata. Il tema, tuttavia, resta di estremo interesse perché il confronto tra il progetto di reddito di cittadinanza (che resta per ora solo un progetto) ed il reddito di inclusione (Rei), invece già, operante, è al centro dell’attenzione e dell’esame di alcuni (in particolare, Ella, caro Titolare, Chiara Saraceno su LaVoce.info e Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano del 14 marzo 2018).

Torniamo sul tema del reddito di cittadinanza perché, come noto, in questo paese si trascorre il tempo accapigliandosi sul nulla, e quindi anch’io vorrei dare il mio modesto contributo. Ieri ho fatto un tweet volutamente provocatorio, che come da attese ha suscitato una piccola ondata di sdegno progressista e umanitario. Eppure quel tweet si limitava a descrivere l’esito dell’applicazione del reddito di cittadinanza così come disegnato dai pentastellati.

Oggi sul Fatto c’è la risposta dei due economisti di Roma Tre alle mie obiezioni sulla loro proposta di indurre gli inattivi (o meglio, la componente di inattivi riconducibile agli scoraggiati) ad iscriversi al collocamento, cioè a diventare ufficialmente disoccupati, e permettere così al nostro paese di fare molto più deficit, per rilanciare la crescita. Debbo dire che nella mia critica sono stato troppo sofisticato.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Un articolo pubblicato di recente sulla rivista online Economia e politica, a firma di Pasquale Tridico e Walter Paternesi Meloni, dell’Università di Roma Tre, indica come finanziare un ipotetico (ma non troppo) reddito minimo condizionato alla ricerca di un’occupazione. La proposta è stata indicata da alcuni esponenti del M5S come idonea a produrre una sorta di copertura “spontanea” del costo del reddito di cittadinanza.

di Vitalba Azzollini

“Uno dei maggiori guai dell’umanità non consiste nell’imperfezione dei mezzi, ma nella confusione dei fini”. Einstein non poteva immaginare che la sua frase si sarebbe attagliata perfettamente a uno dei “guai” della legislazione italiana. Il tax credit alle piccole librerie (20.000 euro, limitato a 10.000 euro per le librerie così dette “non indipendenti”), inserito nell’usuale caravanserraglio della legge di bilancio, ne rappresenta un tipico esempio.