Dal 1975 esiste l’EITC: è un assegno calibrato a beneficio dei lavoratori a reddito medio e basso, in particolare quelli con figli

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Mentre in Italia si dibatte su un improbabile reddito di cittadinanza che, ove mai vedesse la luce, finirà ad essere un sussidio di fatto incondizionato ed un disincentivo all’offerta di lavoro, ci sono paesi che da molto tempo hanno cercato di supportare i cosiddetti working poor, chi lavora ma percepisce un reddito talmente basso da esporre al rischio povertà.

I nuovi spasmi sul Btp, con lo spread sul decennale tornato in area 300 punti base, sono il frutto del dilettantismo e dell’improvvisazione con cui questo esecutivo sta gestendo una delicatissima legge di bilancio per il 2019. Dentro questa cornice, che conosciamo da tempo, si muovono le correnti più strutturate e strategicamente consapevoli di quanti stanno spingendo il Paese verso l’Incidente.

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

Il paese continua a pagare anni di distruttivo populismo kirchnerista, non certo il presunto liberismo

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il governo argentino ha inviato al parlamento il progetto di bilancio per il 2019, elaborato sotto l’emergenza di un deprezzamento record del peso contro dollaro e crescenti timori che il paese non sia in grado di ripagare il proprio debito in valuta. Per il prossimo anno è previsto l’azzeramento del deficit primario del paese, cioè della differenza tra entrate e spesa pubblica al netto di quella per interessi, che oggi è pari al 2,6% del Pil.

Ieri è uscito un imprescindibile documento, elaborato dagli uffici del ministro per le Politiche europee, Paolo Savona, destinato a fornire una pluralità di spunti di riflessione sulle riforme della governance europea. Anzi. della politeia, come tiene a rimarcare il ministro, perché governance è troppo tecnocratico ed aziendalistico, mentre politeia indica qualcosa di ben più elevato e complesso, nella categoria del bene comune. Tutto ciò premesso, vediamo i punti qualificanti per mutare l’architettura istituzionale dell’eurozona, almeno secondo Savona.

L’innovazione dei prodotti di Borsa è più veloce dell’adeguamento delle leggi e dei controlli delle Banche centrali

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dieci anni dopo il collasso di Lehman Brothers, resta la domanda: potrebbe ripetersi? La risposta è piuttosto scontata, ed è affermativa. A livello macro, questi dieci anni hanno visto una impetuosa crescita del debito privato, in molti paesi superiore a quella del Pil, ed il parallelo sviluppo degli attivi finanziari. Poi l’innovazione tecnologica nel trading, che non di rado ha concorso a frammentare gli scambi, portandoli fuori dalle borse. Sullo sfondo, resta la creazione di nuovi prodotti finanziari o l’evoluzione di quelli esistenti, anche con finalità di aggiramento delle regole.

L’ostilità alla Ue si alimenta anche di questa illusione di dinamismo che invece è prova di debolezza

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

C’è soprattutto un motore, alla base della crescita economica dei paesi dell’Est Europa noti col nome di Gruppo di Visegrad, oltre al carburante di elevati sussidi provenienti dalla Ue: l’industria automobilistica. Nel 2017, infatti, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno assemblato 3,1 milioni di veicoli, nuovo massimo storico ed il 35% in più rispetto a dieci anni addietro, secondo l’analisi dell’Economist Intelligence Unit.

Alcune sere fa ho sentito l’informatissimo vicepremier Luigi Di Maio ripetere con fluente eloquio per l’ennesima volta un luogo assai comune dei nostri politici: quanto diamo alla Ue e quanto riceviamo dalla medesima. L’Italia è contributore netto, come noto. Quello che forse è meno noto è che la contribuzione netta è molto contenuta, a differenza di altri grandi paesi comunitari.

Dall’inizio della Grande Crisi, che per l’Italia è crisi esistenziale prima di tutto, si sono levate le voci di quanti vorrebbero reperire fondi fuori dal paese. La storia si ripete in queste settimane, al crescere dello psicodramma per la legge di bilancio 2019, e prima di essa la nota di aggiornamento al Def. Dalla maggioranza e dall’esecutivo arrivano singolari richieste alla Bce di mettere un tetto massimo allo spread o di tenere in considerazione la possibilità di proseguire gli acquisti di titoli di stato (sic).