La sentenza della Corte costituzionale federale tedesca è un evento che potrebbe causare movimenti di faglia in tutta Europa, su più livelli. Chiedendo a parlamento e governo tedesco di verificare la persistenza della “proporzionalità” delle azioni della Bce dall’inizio del QE, la corte di Karlsruhe ha soprattutto gettato un guanto di sfida alla Corte di Giustizia Ue, accusata di aver avallato, a fine 2018, il PSPP sulla base di motivazioni pressoché inesistenti e senza aver realizzato alcun test dell’esistenza di tale proporzionalità. In pratica, quindi, mostrandosi supina ed acquiescente all’Eurotower.

La pandemia ha causato una sorta di “liberi tutti” nella concessione di aiuti di stato entro la Ue. Come si può intuire, non tutti i paesi dispongono della capacità fiscale per sostenere il proprio sistema produttivo a mezzo di sovvenzioni e prestiti agevolati. Anche questo sta contribuendo ad alimentare tensioni tra i partner europei. Che, oltre ad essere partner, sono anche concorrenti a livello di sistema paese.

Su lavoce.info, un commento del professor Roberto Perotti sulla misteriosa (ma non troppo) strategia italiana in Europa riguardo ai fondi per la ripresa post-pandemia. Perotti passa in rassegna le opzioni disponibili e giunge alla conclusione che non ci sono molti margini e speranze. Io non sono così pessimista ma di certo la posizione italiana non ha sin qui aiutato a fare chiarezza, pur essendo chiara di suo, riassumendosi nel grido “datece li sordi“.

Per questa puntata dell’angolo di Phastidio, tentiamo di capire che vuole il governo italiano dalla Ue. Come sapete, io credo da tempo che vogliano soldi “a gratis”, nello specifico sotto forma di monetizzazione da parte della Bce. C’è anche l’ennesimo “manifesto” di economisti (e non) che chiede questo ma incappa in alcuni grossolani svarioni, del tipo che la Bank of England avrebbe “iniziato a monetizzare”. E che cosa è la “monetizzazione di fatto” attribuita a Federal Reserve e Bank of Japan?

In attesa delle decisioni dell’Eurogruppo di domani, oggi sui quotidiani di alcuni paesi europei compare una lettera dei ministri di Esteri e Finanze tedeschi, Heiko Maas e Olaf Scholz, in cui si delineano i termini della “solidarietà” con i paesi maggiormente colpiti dalla pandemia. Il punto relativo ai fondi ESM è quello che, a torto o a ragione, interessa maggiormente gli italiani.