Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.

Dell’assertivo “discorso” del presidente della Consob, Paolo Savona, in occasione dell’annuale “incontro” con la comunità finanziaria (che Savona, assai più dei predecessori, ha invece scambiato per l’equivalente delle “Considerazioni finali” del governatore di Bankitalia), merita segnalare un punto dietro cui si cela il Grande Piano di Rinascita Nazionale.

Su Project Syndicate, un commento di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che riprende il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. La tesi: serve una nuova cornice fiscale per l’Eurozona. Bene. Lo svolgimento…beh, direi che è sempre quello dell’economista su un’isola deserta ed una scatoletta di cibo: “supponiamo di avere un apriscatole”.

Oggi sul Sole c’è un intervento del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, che punta a ribadire una sua vecchia tesi: il costo del credito in Italia è uguale o inferiore alla media europea, anche grazie alla feroce competizione tra banche che esisterebbe qui da noi. Quindi nessuna stretta creditizia, nessun rischio paese da spread e banche italiane solidissime, quanto e più delle consorelle europee? Le cose non stanno esattamente in questi termini.

Ieri l’altro, a margine della presentazione di una iniziativa di housing sociale per la città di Milano, l’ormai ex presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, si è tolto un altro sassolino dalla scarpa, ricordando che il concetto di diversificazione di portafoglio non è un’ubbia ma una necessità. Un vero peccato che tutte queste importanti censure avvengano a tempo ampiamente scaduto.

Ieri, durante un evento alla Luiss, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha affrontato, in modo del tutto teorico, il tema del finanziamento monetario del deficit. Che, detta così, farebbe immaginare che, pochi secondo dopo, i mercati si siano scatenati contro il povero Btp, facendo esplodere lo spread. Niente di tutto ciò, e con ragione.

Nella condizione di pre-bancarotta civile e culturale prima che economica in cui si trova l’Italia, non stupisce che alcuni proiettili d’argento tendano a ricorrere, vere e proprie idee-zombie che si alimentano di ignoranza e furbizia. Ecco perché non poteva non tornare il mitologico contrasto d’interessi.