Dall’inizio della Grande Crisi, che per l’Italia è crisi esistenziale prima di tutto, si sono levate le voci di quanti vorrebbero reperire fondi fuori dal paese. La storia si ripete in queste settimane, al crescere dello psicodramma per la legge di bilancio 2019, e prima di essa la nota di aggiornamento al Def. Dalla maggioranza e dall’esecutivo arrivano singolari richieste alla Bce di mettere un tetto massimo allo spread o di tenere in considerazione la possibilità di proseguire gli acquisti di titoli di stato (sic).

di Vitalba Azzollini

“La salute è la prima cosa”: con questa espressione comune si suole rimarcare che, tra i beni della vita, la salute è quello preminente. Come lo è per l’uomo della strada, così per gli amministratori pubblici: nella valutazione ponderata degli interessi in gioco, che precede le loro decisioni, la salute riveste un’importanza superiore.

Il mese di agosto è, per tradizione, quello in cui le forze politiche sparano più idiozie del solito, oltre che quello in cui i giornali devono saturare la foliazione di luoghi ancor più comuni del solito. Quest’anno la situazione è simile ma differente. Perché abbiamo un esecutivo che danza sull’orlo di un vulcano attivo, perché si è già innescata una copiosa fuga di capitali dall’Italia, perché le iniziative legislative sono qualcosa di demenziale, ad essere gentili, e perché le dichiarazioni alla stampa hanno frequenza direttamente proporzionale al tasso di stupidità delle medesime.

Se c’è una cosa che in Italia torna con impressionante regolarità, questa è l’ipotesi di revisione delle tax expenditures, gli sconti fiscali che nei decenni hanno creato un’erosione di centinaia di miliardi di base imponibile, impedendo alle aliquote nominali di scendere e di conseguenza perpetuandone gli effetti distorsivi. Oggi, che abbiamo una maggioranza di governo che punta a realizzare una assai ossimorica flat tax ad aliquota multipla, il tema riaffiora.

Mentre prosegue il tormentato e lentissimo iter parlamentare di conversione del decreto dignità (sic), segnaliamo l’ultima performance del vicepremier e bisministro Luigi Di Maio, l’uomo che ha un conto in sospeso coi numeri e che si avvia ad un gigantesco regolamento di conti con la realtà.

Si dice che solo i cretini non cambiano mai idea. Motivo per il quale i politici italiani, da tempo immemore, tendono ad essere prossimi al puro genio. Per fare emergere questa intelligenza superiore in tutta la sua geometrica potenza di fuoco, è sufficiente qualche minuto ed un archivio di agenzia di stampa.

Ancora sulla vicenda della relazione tecnica al decreto dignità ma andando ben oltre, oggi su Repubblica c’è un gustoso editoriale del professor Roberto Perotti, che per molti aspetti riprende le obiezioni sulla strumentale critica del “metodo scientifico” applicato alla teoria economica e si spinge al tormentato rapporto tra quest’ultima e la politica. Su questo decreto dignità si sono fronteggiate -in apparenza- due visioni del mondo radicalmente differenti (alcuni intellettuali le chiamano “paradigmi”, altri “impianti”, e via elucubrando).