Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo rapporto deficit-Pil che ieri il premier italiano ha offerto al presidente della Commissione Ue. Conosciamo solo un numerino piuttosto bizzarro: 2,04%, in luogo dell’ormai familiare 2,4%. Come si giunga a quel numero non è ancora dato sapere: i più maliziosi ipotizzano che si tratti di una “astuta” mossa italiana per far leva sull’analfabetismo funzionale e computazionale degli orgogliosi connazionali e far credere che assai poco sia cambiato. Ma forse è davvero cambiato poco e non cambieranno neppure gli esiti. 

A partire dal primo gennaio, la Bce interromperà non solo gli acquisti di titoli di stato dell’Eurozona, certamente la componente quantitativamente più rilevante del cosiddetto easing quantitativo (QE), ma anche quelli di obbligazioni societarie. Questa circostanza potrebbe creare più di un problema ai mercati ed ai debitori, viste le modalità degli acquisti.

Quindi, pare che i nostri scappati di casa, spinti a più miti consigli dall’eventualità di perdere l’accesso al mercato già a gennaio, siano intenzionati a modificare la Manovra del Popolo. Da quanto emerge in queste ore, tuttavia, non si tratterebbe di nulla di sostanziale ma dell’abituale tentativo di smerciare pacchi nel parcheggio dell’autogrill, che pare essere diventata l’attività prevalente degli italiani nel rapporto con la realtà. Un vero peccato che quest’ultima non si faccia turlupinare.

Vi ricordate HSH Nordbank? Ma sì, è la banca tedesca attiva nel credito alla cantieristica, finita nei guai per troppe sofferenze e che da anni godeva di aiuti pubblici, autorizzati dalla Commissione europea. La banca è (anzi, era) pubblica, e questa circostanza, per motivi imperscrutabili, suscitava negli italiani una incoercibile invidia. Ma come? I contribuenti tedeschi spendono un sacco di soldi per una banca in dissesto, e a noi orgogliosi italiani viene impedito? E chi saremmo, figli di un debito minore?

Oggi su MF compare l’ennesima letterina alla stampa del professor Paolo Savona, che proprio non si capacita del fatto che la sua rivoluzionaria proposta di riscrittura dei trattati europei non trovi l’eco che meriterebbe, fuori dall’Italia. Nell’esercizio divulgativo di oggi, sempre in bella prosa, Savona ci spiega che il keynesismo non è morto. Con qualche suggestione per rianimarlo, almeno entro le patrie mura.

Difficile dire se Theresa May sopravviverà, di sicuro sono ormai tramontati slogan e illusioni sul divorzio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La rivolta contro la bozza di accordo sull’uscita del Regno Unito dalla Ue ed il relativo regime transitorio è solo l’ultimo effetto di un problema ad oggi intrattabile.

Dopo la stroncatura delle stime di crescita italiana da parte della Commissione Ue e la dura reazione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, siamo giunti con grande puntualità alle “analisi” che cercano di confutare l’approccio di Bruxelles. Più che altro, si tratta di una forma di fact checking alla vaccinara, compiuta in alcuni casi da giornalisti che hanno una assai scarsa dimestichezza con la logica, prima che con i numeri e le metodologie di previsione.

Posticipare il primo rialzo dei tassi e nuovi finanziamenti agevolati per le banche sono tra gli strumenti disponibili

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

A fine anno la Banca centrale europea concluderà il suo programma di acquisti noto come Quantitative easing (QE), ma la congiuntura dell’Eurozona mostra segni di affaticamento in alcune delle sue maggiori economie: nel terzo trimestre l’Italia è tornata a stagnare e la Germania (ma si avrà conferma solo il 14 novembre) dovrebbe segnare una forte frenata rispetto al +0,5% del secondo trimestre, imputabile soprattutto alla manifattura e che viene forse un po’ troppo sbrigativamente e semplicisticamente ricondotto ai colli di bottiglia causati dai nuovi e più rigorosi test per le emissioni degli autoveicoli.