Ieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione del “progetto” di ripresa economica, il premier Giuseppe Conte ha detto alcune cose. Ad esempio, che da lunedì parte questo momento di concertazione consultazione tra governo, opposizione e forze sociali, che prenderà l’assai logoro e vagamente menagramo nome di “Stati generali“. Poi, ha detto che stiamo cercando soldi europei. E qui iniziano i cortocircuiti.

Questa settimana parliamo della vittoria italiana ai Mondiali del fatto che il nostro paese sarà il primo “beneficiario” del pacchetto di sovvenzioni e prestiti erogati dal Recovery Fund. Ma, soprattutto, parliamo della reazione di politica e stampa italiane alla notizia. A caldo, dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen, qualcosa di simile all’euforia. Poi, crescente perplessità e preoccupazione per il fatto che i soldi arriveranno solo tra qualche mese. Ma parliamo anche dell’ennesimo capitolo dell’impazzimento di un paese.

Poiché in questo paese tutto ritorna uguale a se stesso, oggi leggiamo sui quotidiani del ritorno della magica “riforma fiscale”. Quella che solleverà il paese tirandolo per le stringhe. Come sempre, le parole d’ordine sono “semplificazione”, “progressività”, “riduzione del carico fiscale su lavoro e impresa”, e così spero di voi. La novità è che “qualcuno” pensa di usare indirettamente il “tesorettone” del Recovery Fund per giungere a queste eterne pietre miliari.

Che Recovery Fund sarà? Uno fatto di sole sovvenzioni, di soli prestiti o di un mix dei due? E con quali condizioni, che comunque ci saranno, con buona pace dei desiderata italiani, che come sempre sono in modalità (negoziale?) datece li sordi senza fiatà? Ma, a parte ciò, con Michele parliamo anche della cosa in cui ho creduto per molti anni, ma a cui ora non credo più.

La sentenza della Corte costituzionale federale tedesca è un evento che potrebbe causare movimenti di faglia in tutta Europa, su più livelli. Chiedendo a parlamento e governo tedesco di verificare la persistenza della “proporzionalità” delle azioni della Bce dall’inizio del QE, la corte di Karlsruhe ha soprattutto gettato un guanto di sfida alla Corte di Giustizia Ue, accusata di aver avallato, a fine 2018, il PSPP sulla base di motivazioni pressoché inesistenti e senza aver realizzato alcun test dell’esistenza di tale proporzionalità. In pratica, quindi, mostrandosi supina ed acquiescente all’Eurotower.

La pandemia ha causato una sorta di “liberi tutti” nella concessione di aiuti di stato entro la Ue. Come si può intuire, non tutti i paesi dispongono della capacità fiscale per sostenere il proprio sistema produttivo a mezzo di sovvenzioni e prestiti agevolati. Anche questo sta contribuendo ad alimentare tensioni tra i partner europei. Che, oltre ad essere partner, sono anche concorrenti a livello di sistema paese.