Nei giorni scorsi, sul sito economiaepolitica.it (che poi sarebbe una sorta di lavoce.info de sinistra, con venature sovraniste) è stato pubblicato un interessante contributo che scompone il debito pubblico italiano negli elementi costitutivi, e ne indaga l’evoluzione temporale. Tutto molto pregevole ed informativo, se non fosse per le conclusioni, che sono piuttosto singolari, in termini di prescrizioni per ridurre lo stock di debito. Prescrizioni che, come sapete, sono ormai lo sport nazionale, in attesa della realtà.

Sotto la spinta del presidente francese Emmanuel Macron, che ne aveva fatto uno dei punti qualificanti della sua piattaforma elettorale, si è ormai prossimi a modificare la norma europea sui cosiddetti lavoratori distaccati (posted workers), dopo l’accordo tra una maggioranza di governi ed il parlamento europeo. Proteste dei paesi dell’Est che beneficiano della direttiva, in particolare della Polonia, a cui giunge il messaggio che una comunità di stati si regge sul compromesso e non sulla estrazione unilaterale di benefici. Ottima occasione per fare il punto su come declinare le spinte nazionalistiche in un contesto cooperativo sovranazionale.

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati i dati di febbraio di produzione industriale e manifatturiera nei paesi europeo. Nei tre maggiori paesi dell’Eurozona (Germania, Francia, Italia), i risultati sono stati negativi e peggiori delle attese ma ciò che conta (per evitare il solito rumore statistico sul singolo dato mensile), è che fanno segnare il secondo mese consecutivo di contrazione, confermando quello che era già evidente: l’Europa, e l’Eurozona, stanno frenando a livello manifatturiero, quindi il picco ciclico di crescita potrebbe essere alle nostre spalle.

Nella guerra tra Usa e Cina non ci saranno vincitori, ma molte vittime. A cominciare dall’Eurozona, Italia inclusa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La retorica delle ritorsioni protezionistiche tra Stati Uniti e Cina sta assumendo le prevedibili forme del rilancio, dopo che Donald Trump ha istruito gli uffici dello US Trade Representative di verificare la possibilità di portare a 150 miliardi di dollari le importazioni cinesi a cui applicare dazi, in risposta alla reazione cinese all’iniziale misura americana di sanzioni su prodotti manifatturieri per un controvalore di 50 miliardi di dollari.

Su Ft Alphaville, un’esaustiva analisi del “boom” che l’economia portoghese sta vivendo, l’antefatto del periodo di incubazione della crisi, i presumibili cambiamenti strutturali dell’economia del paese dal 2013 e le criticità prospettiche, tra cui ne svetta una: la fine dell’easing quantitativo della Bce, con interessanti ma circoscritte analogie con la situazione italiana.

Oggi Eurostat ci informa che i giovani italiani di età compresa tra 20 e 34 anni che risultano occupati non hanno dovuto spostarsi per trovare occupazione nel 98% dei casi, mentre solo l’1% ha dovuto incomodarsi. Per contro, dei disoccupati della stessa coorte anagrafica, il 60% degli italiani non ha intenzione di spostarsi, né all’interno del Paese né in Ue o EFTA.

di Massimo Famularo

Egregio titolare,

con la pubblicazione in questi giorni delle misure per la riduzione dei rischi connessi ai crediti deteriorati da parte della Commissione Europea, seguita dalla versione definitiva dell’addendum alle linee guida della vigilanza BCE per la gestione dei NPL si chiude un nuovo avvincente capitolo della serie TV Antonio Tajani contro il senso del ridicolo:

Il Sud rischia di perdere miliardi di fondi a beneficio di Portogallo e Paesi dell’Est. La battaglia per le risorse è iniziata

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Lo scorso 23 febbraio ha preso avvio il processo di negoziazione del bilancio pluriennale dell’Unione europea (MFF, Multiannual Financial Framework), per il settennato 2021-2027. Questo ciclo di bilancio dovrebbe essere caratterizzato dalla cessazione della contribuzione britannica, a seguito della Brexit, a meno di accordi che determinino pagamenti per accesso parziale al mercato unico. In caso di uscita definitiva, in sette anni verranno a mancare 93 miliardi di euro di contributi.

Vorrei doverosamente premettere che non ho letto il libro del responsabile dell’ufficio studi di Consob, Giovanni Siciliano, che si presenta come aureo manualetto per uscire dall’euro senza procurarsi molto più di una sbucciatura al ginocchio. Ho tuttavia letto una entusiastica recensione del medesimo, per mano di prestigioso esponente no-euro di fede comunista (ma questa è solo una qualificazione eccedentaria, sia chiaro), che lo presenta come nuova ed ennesima pietra miliare (e non emiliana, come diceva Totò) della lunga guerra di liberazione dalla moneta unica, che da ormai molti anni assedia molte menti nella nostra amata penisola. E quello che ho letto mi ha incuriosito non poco.