Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.

Su Project Syndicate, un commento di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che riprende il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. La tesi: serve una nuova cornice fiscale per l’Eurozona. Bene. Lo svolgimento…beh, direi che è sempre quello dell’economista su un’isola deserta ed una scatoletta di cibo: “supponiamo di avere un apriscatole”.

Ieri, durante un evento alla Luiss, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha affrontato, in modo del tutto teorico, il tema del finanziamento monetario del deficit. Che, detta così, farebbe immaginare che, pochi secondo dopo, i mercati si siano scatenati contro il povero Btp, facendo esplodere lo spread. Niente di tutto ciò, e con ragione.

Su lavoce.info, un commento di Tommaso Monacelli aiuta a confutare la persistente leggenda metropolitana che vede nella monetizzazione del deficit pubblico da parte della banca centrale la soluzione alle angustie italiane. Vengono individuati due periodi storici in cui l’Italia ha seminato il vento che ora è divenuto tempesta. Occhio alle date, quindi.

Qualche spigolatura dalle “Previsioni di primavera” della Commissione europea sulle economie dell’Unione europea. Col solito caveat: sono previsioni, non la costante di gravitazione universale. Indicano, qui ed ora, direzione di marcia e velocità di crociera dell’economia. Soprattutto comparativamente, tra paesi. Lo dico per aiutare prestigiosi economisti prestati alla direzione di giornali (cartacei ed online) a non ripetere in futuro che le previsioni “sono come l’oroscopo” o che “gli economisti non ci prendono mai”. Se per un attimo togliete sciarpa e fischietto, vi spiego alcune cose di ordine qualitativo ma pur sempre utili.

So che non è esattamente un evento destinato a cambiare il corso della storia, ma ieri il M5S ha presentato la sua cosiddetta piattaforma per le elezioni europee, articolata in dieci punti. Si tratta di un pregevole esercizio di satira di cui merita dare conto, ma anche della rappresentazione amplificata e deformata di un tratto culturale dominante di questo paese: l’arte dello scrocco. Qui elevata a scala continentale.