di Vitalba Azzollini

La mancanza di credibilità della politica nostrana non perde occasione di manifestarsi anche al di fuori dei patri confini. Il riferimento è alla indicazione di candidati italiani per la carica di commissario alla concorrenza presso l’Unione Europea. Si tratta di una carica di rilievo, in una realtà sempre più globalizzata: il commissario si occupa, tra l’altro, di competizione commerciale (cartelli e abusi di posizione dominante), di concentrazioni tra imprese e aiuti di stato, ai fini di una concorrenza leale nell’UE.

Nel mese di luglio, la sterlina ha perso contro dollaro il 4% circa, mentre contro euro la discesa è stata di quasi il 3% negli ultimi quattro giorni. Nulla di misterioso, è il mercato che sta prezzando una crescente probabilità di una Hard Brexit il giorno di Halloween (simbolismo piuttosto azzeccato), mentre il neo premier Boris Johnson sta mostrando quel priapismo mascellare che noi italiani ben conosciamo in uno dei nostri vicepremier, quello noto per le retromarce e le fughe, oltre che per l’assenteismo dai consessi europei.

C’era grande attesa, per usare un eufemismo, per le parole di Mario Draghi ieri dopo il meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La domanda era sempre quella: quale coniglio Ogm uscirà stavolta dal cilindro? Quali attivi verranno acquistati, alla ripresa di un Quantitative easing che era stato avviato a chiusura subito prima che la congiuntura tornasse a deteriorarsi? Per il momento, si attende settembre. Ma la Bce potrebbe avere le polveri bagnate, e non solo per l’imminenza dell’uscita di Draghi.

di Tortuga

I dati sull’occupazione nel primo trimestre del 2019 sono stati salutati con grande ottimismo dal governo e da molti media. Accanto ai risultati leggermente positivi sul piano dell’occupazione, permane tuttavia una crescita del Pil ancora vicinissima allo zero. Cosa significa? Proviamo a considerare i dati da una prospettiva più ampia.

Dopo che l’Italia ha schivato la procedura per deficit eccessivo da parte della Commissione europea, i mercati hanno festeggiato con un impressionante rally dei nostri Btp, che ha avuto il suo culmine nella giornata di ieri, con un vero e proprio crollo dei rendimenti su tutta la curva delle scadenze. Alcune lezioni da questa vicenda.

Il candidato principale alla leadership del partito Conservatore britannico, Boris Johnson, pare voler proseguire nella strada di lanciare proclami senza senso ed attendere di essere sconfessato dalla realtà. Dopo la fiaba dei 350 milioni di sterline a settimana da “riportare a casa” da Bruxelles, ora il front runner dei Tories, in attesa che i 160 mila iscritti al partito lo incoronino leader e di conseguenza primo ministro, si diletta con proclami di uscita “no-deal” che produrrebbero il migliore dei mondi possibili, per i britannici. Che noia, che barba.

Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.

Su Project Syndicate, un commento di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che riprende il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. La tesi: serve una nuova cornice fiscale per l’Eurozona. Bene. Lo svolgimento…beh, direi che è sempre quello dell’economista su un’isola deserta ed una scatoletta di cibo: “supponiamo di avere un apriscatole”.