Nei giorni scorsi abbiamo letto che i tassi medi praticati dalle banche italiane sui prestiti sono in linea con la media degli altri paesi dell’Eurozona. Come ho spiegato, questa indicazione non è sufficiente ad escludere la presenza di una stretta al credito. Oggi analizziamo l’impatto del fisco sui tassi praticati dalle banche, e cosa potrebbe cambiare (in peggio), grazie all’azione di questo esecutivo di bulli e scappati di casa, che hanno come denominatore comune una incoercibile e potenzialmente letale ignoranza.

Nella condizione di pre-bancarotta civile e culturale prima che economica in cui si trova l’Italia, non stupisce che alcuni proiettili d’argento tendano a ricorrere, vere e proprie idee-zombie che si alimentano di ignoranza e furbizia. Ecco perché non poteva non tornare il mitologico contrasto d’interessi.

Sul Sole, l’editoriale del sabato di Alessandro Penati questa settimana è dedicato al tormentone della patrimoniale, lo strumento che nel corso degli anni consentirà di mantenere solvibile lo stato fallito chiamato Italia. Secondo Penati, ci sarebbero tre “modelli” di patrimoniale applicabili al caso italiano, che egli passa in rassegna critica.

Partiamo da un punto fermo: qui ed ora, cioè a legislazione vigente, l’aumento Iva scatterà il prossimo primo gennaio. Spetterà al governo agire per evitarlo, in tutto o in parte. Il Def presentato nei giorni scorsi non poteva che essere costruito su questo dato di fatto. Premesso questo, passiamo al dibattito pubblico sul tema, che pare confermare che in campo sono rimaste due ipotesi: la prima, che si vada verso quell’aumento e ora bisogna solo cercare di trovare le parole per dirlo; la seconda, che un parassita stia divorando il cervello degli italiani, colpendo preferibilmente politici e giornalisti.

Oggi sui giornali trovate la notizia di un cosiddetto “piano Tria” per rilanciare la crescita italiana, da presentare prima dell’approvazione del Documento di economia e finanza, che ha scadenza 10 aprile e rischia di essere licenziato col solo quadro tendenziale e privo di quello programmatico, cioè cosa il governo intenderebbe fare per correggere eventuali scostamenti nei numeri.

La giornata di ieri è stata l’epitome della cifra stilistica di questo cosiddetto esecutivo che non esegue. Tutto si compendia nella sequenza “proclama-stallo-rinvio”. Uno schema a cui siamo ormai abituati e che ci accompagnerà sin quando la realtà, sotto forma di crisi economica grave, non darà una spallata decisiva a questa compagnia di giro.

Abbiamo già passato in rassegna le maggiori distorsioni ed incoerenze che il nuovo regime forfettario dei lavoratori autonomi causerà: dall’ennesima erosione dell’Irpef agli incentivi a limitare la crescita dimensionale dell’attività, anche mediante produzione di nero; sino al rischio di spingere lavoratori dipendenti verso attività fintamente autonome. Ma altre perle stanno emergendo, per un regime fiscale scritto con i piedi o con altre parti anatomiche assai poco nobili.