Nuovo crossover (che non è un suv) nella programmazione del canale YouTube di Liberioltre. Il vostro titolare ed il tignoso Luciano Capone riflettono sul contrasto d’interessi, ultimo proiettile d’argento della politica italiana. Come riuscire a sentire una struggente nostalgia per Vincenzo Visco e la sua competenza ai tempi dei miracolosi riti voodoo degli odierni saltimbanchi. Buona visione.

Oggi sul Foglio il tignoso Luciano Capone segnala che è in corso l’ennesima lite tra gemelli della politica italiana. Solo che, a questo giro, ad essere coinvolta è un’economista che, meglio di chiunque altro, conosce la purissima idiozia del cosiddetto contrasto d’interessi ma, ciò malgrado, finisce in una disputa con la sua alter ego politica. Che tempi tristi.

In Messico, il presidente populista di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO, per gli amici e non solo), ha deciso uno spettacolare giro di vite sulla grande evasione fiscale, nel paese in cui il sommerso è stimato al 50% del Pil. Ottimo, diranno subito i miei piccoli e grandi lettori, “facciamo come il Messico!”, visto che siamo da sempre alla ricerca di un modello internazionale da imitare. E visto che ormai ci siamo convinti che in USA “non evade nessuno perché sennò vai in galera, e comunque loro scaricano tutto!” (yeah, right), vediamo il “modello” messicano.

Le audizioni parlamentari sulla Nota di aggiornamento al Def, sono state la scontata conferma di quello che anche le pietre sanno: i 7,2 miliardi di “recupero dell’evasione” previsti sono una purissima idiozia. Ma la storia di questa voce di “copertura” molto andreottiana è ormai risaputa. Il governo puntava a fare un grasso bottino aumentando l’aliquota intermedia Iva, quella del 10%, e usare il gettito per copertura e per la riffa degli scontrini e per il cosiddetto cashback.

Come ogni anno, anche quest’anno il governo pro tempore è impegnato a quadrare il cerchio tra le enormi aspettative insufflate nell’opinione pubblica, di solito testimoniate dal rimbalzo degli indici di fiducia dei creduli consumatori, e la realtà di risorse pressoché inesistenti. Perché inesistenti? Perché, nella patria dei “diritti acquisiti”, spostare voci di spesa causa sollevazioni popolari. Come altrove, più che altrove.

Mentre attendiamo di conoscere i dettagli della Nota di aggiornamento al Def, gli spifferi che escono dalle buche delle lettere chiamate giornali sembrano andare tutti in direzione della conferma dell’aumento Iva, almeno sull’aliquota intermedia del 10%. Ma con lo zuccherino del “rimborso” per chi acquista con carta e non in contanti. Un perfetto gioco delle tre carte. Di credito o bancomat, in questo caso.

Come ogni anno, impazzano le “soluzioni” da inserire nella legge di bilancio per raggiungere la felicità. Quest’anno, un gradito ritorno: lotta all’evasione e criminalizzazione del contante. Leggiamo di “proposte” che durano lo spazio di un mattino ma sono comunque suggestive perché illustrano vividamente a cosa può arrivare un paese profondamente malato. Un vero brainstorming ma senza il cervello, in pratica.

Ora che (grazie al militante ignoto della piattaforma Rousseau) pare avremo un governo, con spiccata predilezione per il sinistro tema del tassa & spendi, possiamo iniziare (chi ha tempo, non aspetti tempo) a delineare le modalità operative di alcuni punti programmatici. Prendetelo come il divertissement di un paese fallito, o come un esercizio speculativo nel senso di lettura del futuro ed evitate di menarmela con le solite domande “ma allora, lei che farebbe?”.