Della serie “mi si nota di più se mi chiudo in un ostinato ed altero silenzio o se pronuncio delle pensose ricette di politica economica così ermetiche da risultare incomprensibili?”, oggi il marziale ministro degli Affari europei, Paolo Savona, parlando alle Commissioni Ue di Camera e Senato ci ha fatto sapere cosa servirebbe, tra le altre cose, per “salvare l’euro”.

Ieri, presso la sede della stampa estera a Roma, il ministro delle Politiche europee, Paolo Savona, ha presentato la sua imprescindibile autobiografia. L’occasione è stata propizia per alcune precisazioni del ministro circa la sua visione dell’euro e dei rapporti europei. Al netto di un ego che faticava ad entrare nella stanza, come si addice ad un economista, Savona è stato rassicurante in un modo inquietante, e quindi diremmo che la missione è (in)compiuta.

Oggi sul Corriere trovate un’interessante intervista di Federico Fubini al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel cui corpo pare essersi insinuato Piercarlo Padoan. O forse è solo buonsenso. Come che sia, il ministro pare essersi messo all’opposizione della maggioranza, a giudicare dalle sue parole.

Vi segnalo un fantasmagorico uno-due, nel giro di meno di 24 ore, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, su titoli di stato, banche, spread e dintorni, che conferma la proliferazione ormai incontrollata di gemelli nella nostra vita pubblica e nella nostra attenta e reattiva classe dirigente.

C’è un’interpretazione benigna, da parte di molti analisti ed osservatori, circa l’azione del governo gialloverde. E cioè che, per manifesta assenza di risorse ed altri vincoli di realtà, i nostri eroi si limiteranno a qualche mossa simbolica per contentare il popolino, tipo colpire i vitalizi o altre cose più spettacolari tipo contrasto all’immigrazione e nuovi e maggiori vincoli alle Ong che operano nel Mediterraneo. Al netto di ciò, argomentano gli ottimisti, non dovrebbero esserci grossi sommovimenti a livello di conti pubblici, in attesa di scavallare le elezioni europee del prossimo anno con nuove mirabolanti promesse. Io non sarei così ottimista.

di Massimo Famularo

Nella rubrica Data Room curata da Milena Gabanelli sull’edizione online del Corriere della sera, è comparso di recente un articolo, con tanto di video divulgativo, che promuoveva una “soluzione per uscire vivi dal problema del debito e tornare a crescere”. A parte numerosi passaggi fuorvianti o del tutto falsi di cui già si è detto su questi pixel, il pezzo ha destato numerose reazioni negative da parte di accademici e operatori specializzati, cui è seguita una replica da parte della giornalista, che tuttavia non è stata ritenuta particolarmente esaustiva da chi aveva mosso i principali rilievi.

di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

a parziale integrazione dell’opera meritoria già svolta su questi pixel nell’evidenziare come la mirabolante proposta pubblicizzata sul principale quotidiano nazionale da una nota giornalista altro non sia che una becera mutualizzazione del debito, mi permetto di sottolineare alcune descrizioni fortemente fuorvianti e alcune falsità che sostanziano un caso di vera e propria disinformazione.

Oggi sul Corriere trovate uno degli ormai innumerevoli consigli per l’uso del mondo dispensati da Milena Gabanelli, la principale problem solver italiana, quella che ha una risposta a tutte le vostre angustie, dalla immigrazione all’economia passando per lo smaltimento degli apparecchi elettronici, dalla soluzione della congestione stradale causata dai corrieri dell’ecommerce, alle liste di attesa nella sanità.

Oggi sui mercati grandinano bombe sul rischio-Italia, il cui genio dello stigma è uscito dalla lampada (come previsto), e non esiste più sul pianeta investitore che non abbia ben chiaro che le prossime elezioni saranno un referendum sull’euro. Sfortunatamente, poiché un referendum sull’euro non può aversi (e non certo per l’aspetto giuridico), nel senso che si arriva al capolinea, perdendo l’accesso ai mercati, molto prima che in Gazzetta Ufficiale siano convocati i comizi elettorali, siamo all’ennesimo appuntamento col destino.