I nuovi spasmi sul Btp, con lo spread sul decennale tornato in area 300 punti base, sono il frutto del dilettantismo e dell’improvvisazione con cui questo esecutivo sta gestendo una delicatissima legge di bilancio per il 2019. Dentro questa cornice, che conosciamo da tempo, si muovono le correnti più strutturate e strategicamente consapevoli di quanti stanno spingendo il Paese verso l’Incidente.

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

di Mario Seminerio – Il Foglio

C’è un proverbio indiano che dice “nominare la tigre nella giungla significa farla apparire”. Lo stesso sta più o meno accadendo sui mercati finanziari dal momento dell’insediamento del governo gialloverde. A furia di dire in ogni consesso che “serve un piano B”, accompagnando lo strategico concetto con robusti intendimenti di lassismo fiscale in un baccanale di desideri di spesa pubblica che può essere soddisfatto solo mediante stampa di moneta, anche i più paciosi gestori di portafogli si sono risvegliati dal torpore ed hanno iniziato a vendere il nostro debito pubblico.

Della serie “mi si nota di più se mi chiudo in un ostinato ed altero silenzio o se pronuncio delle pensose ricette di politica economica così ermetiche da risultare incomprensibili?”, oggi il marziale ministro degli Affari europei, Paolo Savona, parlando alle Commissioni Ue di Camera e Senato ci ha fatto sapere cosa servirebbe, tra le altre cose, per “salvare l’euro”.

Ieri, presso la sede della stampa estera a Roma, il ministro delle Politiche europee, Paolo Savona, ha presentato la sua imprescindibile autobiografia. L’occasione è stata propizia per alcune precisazioni del ministro circa la sua visione dell’euro e dei rapporti europei. Al netto di un ego che faticava ad entrare nella stanza, come si addice ad un economista, Savona è stato rassicurante in un modo inquietante, e quindi diremmo che la missione è (in)compiuta.

Oggi sul Corriere trovate un’interessante intervista di Federico Fubini al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel cui corpo pare essersi insinuato Piercarlo Padoan. O forse è solo buonsenso. Come che sia, il ministro pare essersi messo all’opposizione della maggioranza, a giudicare dalle sue parole.

Vi segnalo un fantasmagorico uno-due, nel giro di meno di 24 ore, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, su titoli di stato, banche, spread e dintorni, che conferma la proliferazione ormai incontrollata di gemelli nella nostra vita pubblica e nella nostra attenta e reattiva classe dirigente.

C’è un’interpretazione benigna, da parte di molti analisti ed osservatori, circa l’azione del governo gialloverde. E cioè che, per manifesta assenza di risorse ed altri vincoli di realtà, i nostri eroi si limiteranno a qualche mossa simbolica per contentare il popolino, tipo colpire i vitalizi o altre cose più spettacolari tipo contrasto all’immigrazione e nuovi e maggiori vincoli alle Ong che operano nel Mediterraneo. Al netto di ciò, argomentano gli ottimisti, non dovrebbero esserci grossi sommovimenti a livello di conti pubblici, in attesa di scavallare le elezioni europee del prossimo anno con nuove mirabolanti promesse. Io non sarei così ottimista.

di Massimo Famularo

Nella rubrica Data Room curata da Milena Gabanelli sull’edizione online del Corriere della sera, è comparso di recente un articolo, con tanto di video divulgativo, che promuoveva una “soluzione per uscire vivi dal problema del debito e tornare a crescere”. A parte numerosi passaggi fuorvianti o del tutto falsi di cui già si è detto su questi pixel, il pezzo ha destato numerose reazioni negative da parte di accademici e operatori specializzati, cui è seguita una replica da parte della giornalista, che tuttavia non è stata ritenuta particolarmente esaustiva da chi aveva mosso i principali rilievi.