Sul Sole oggi trovate una inquietante infografica sulla scorpacciata di titoli di stato che gli intermediari italiani hanno fatto nel mese di maggio, quello delle famose dichiarazioni di esponenti della maggioranza gialloverde che hanno spinto gli investitori a chiedersi se qualcuno non stia cercando l’Incidente. Proviamo a ipotizzare che potrebbe accadere in caso di crisi del debito sovrano italiano, date queste propensioni all’acquisto.

Se siete stanchi di leggere e sentire proclami senza senso lanciati da esponenti di un governo e di una maggioranza che minaccia quotidianamente di suicidare il paese davanti all’Europa, per dare una dimostrazione tangibile della propria forza negoziale, oggi vi segnalo un articolo “tecnico” ma in realtà non troppo, che fornisce la misura di quanto sia ancora lunga la traversata nel deserto per le banche italiane e di conseguenza per il nostro sistema economico, e di quanto costerà al paese lo scalone nello spread che ha salutato l’avvento del governo gialloverde.

Vi segnalo un fantasmagorico uno-due, nel giro di meno di 24 ore, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, su titoli di stato, banche, spread e dintorni, che conferma la proliferazione ormai incontrollata di gemelli nella nostra vita pubblica e nella nostra attenta e reattiva classe dirigente.

Secondo l’Ue i titoli dovrebbero aiutare le banche a ridurre la concentrazione di titoli domestici in portafoglio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato il progetto di creazione dei Sovereign Bond-backed Securities, o SBBS. Si tratta di titoli sintetici, assemblati dal settore privato secondo una “ricetta” stabilita dalle autorità europee, in cui titoli di debito sovrano dei singoli stati verrebbero impacchettati in proporzioni stabilite dalla partecipazione dei medesimi al capitale della Bce.

Tra i numerosi proclami lanciati dagli esponenti del “governo del cambiamento”, spiccano quelli del neo-superministro a Lavoro e Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che ieri ha ribadito la sua idea di “protezione” per imprenditori e cittadini. Avrebbe conseguenze piuttosto distruttive, però, ma solo se fermate l’analisi al primo step.

Il 10 giugno si voterà per impedire alle banche di fare credito se non possiedono tutta la liquidità del denaro prestato

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il prossimo 10 giugno gli elettori svizzeri si pronunceranno sull’iniziativa referendaria denominata “Per soldi a prova di crisi: emissione di moneta riservata alla Banca nazionale! (Iniziativa Moneta intera)“, che se approvata impedirebbe alle banche commerciali di “creare moneta” mediante il moltiplicatore dei depositi (cioè facendo prestiti senza disporre dell’intera somma), e le costringerebbe a prestare solo i fondi di cui sono in possesso, in rapporto di uno ad uno.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Da inizio anno, sui mercati finanziari è in atto un fenomeno che ha attirato l’attenzione degli osservatori e delle tesorerie aziendali: il tasso Libor in dollari, che è quello al quale le banche si prestano fondi, è quasi raddoppiato, ed ora sulla scadenza trimestrale si trova a circa il 2,35%, mentre il suo differenziale col tasso swap overnight, legato ai finanziamenti in contropartita con la Federal Reserve, è tornato su livelli visti durante la fase acuta di stress della crisi dell’Eurozona; ma oggi non sono presenti criticità del sistema bancario globale, motivo per cui si indagano le possibili cause di questo anomalo rialzo.

“Il pacco” è il libro di Sergio Rizzo che, sul filo della cronaca di questi anni, oltre che delle risultanze delle audizioni della commissione parlamentare d’indagine, analizza la cause alla radice dei dissesti che hanno colpito alcuni istituti bancari italiani e scosso dalle fondamenta il nostro disgraziato paese. Ampie parti del nostro sistema bancario, così come il paese, erano attese all’appuntamento col destino: un evento esterno traumatico, che si abbatte con estrema violenza su un edificio già minato dalle fondamenta da conflitti d’interesse ubiqui ed asfissianti, che a loro volta richiedono connivenze, reti relazionali che si trasformano in potenti ricatti incrociati ed un processo di selezione del capitale umano che richiede acquiescenza come prima e spesso unica skill.