Mentre i nostri scappati di casa contano disperatamente i giorni mancanti alle elezioni europee, cioè al momento in cui gli altri paesi manderanno a Strasburgo propri rappresentanti col mandato imperativo di proteggerli dai pericolosi accattoni sovrani italiani, si moltiplicano spifferi, rumours e boatos di correzioni alla “manovra del Popolo”. Seguirle tutte è improbo e soprattutto inane, ma non possiamo non rilevare alcuni cortocircuiti che sarebbero perfetti per un remake nazionale di Cinico TV, interpretato da attori non professionisti scelti tra sessanta milioni di ostaggi.

Sul Sole un articolo di Luca Orlando presenta alcune evidenze aneddotiche di stretta creditizia causata -indovinate?- dall’aumento di spread ed incertezza. Al momento nelle statistiche (su dati che sono drammaticamente obsoleti, pur essendo solo di un paio di mesi addietro) si vede ancora poco ma il fenomeno è in atto, e senza inversione di tendenza è destinato ad abbattersi con violenza sul paese nelle prossime settimane. Questo mi ricorda che, quando lo spread salì sopra i 200 punti-base, vi segnalai che, persistendo o aggravandosi questa situazione, in autunno il paese sarebbe arrivato all’appuntamento con un credit crunch autoinflitto, oltre che con crescenti tensioni protezionistiche internazionali.

Oggi su MF, giornale che appartiene ad un gruppo editoriale che fa delle lamentazioni contro “i burocrati” e “gli stranieri” (meglio se tedeschi e francesi) la leva della propria strategia di marketing, è ospitato un commento di Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, che se la prende con gli immancabili “burocrati” che, a suo dire, avrebbero inflitto un pesante danno alle banche italiane di minori dimensioni, con una modifica contabile che di fatto scarica immediatamente sui bilanci l’aumento dello spread. Proprio un destino cinico, baro e burocrate, signora mia.

Piccola notazione autobiografica seguita da richiesta pubblica al maggior quotidiano italiano. Mi accorgo solo oggi che il suo direttore responsabile, Luciano Fontana, mi ha bloccato su Twitter. I motivi mi sfuggono ma forse sono riconducibili alla richiesta di chiarimenti che il sottoscritto ed alcune altre persone, ben più titolate di me, gli hanno rivolto tempo addietro riguardo ad una “inchiesta” di Milena Gabanelli sulla mutualizzazione del debito pubblico in Eurozona.

Sul Sole oggi trovate una inquietante infografica sulla scorpacciata di titoli di stato che gli intermediari italiani hanno fatto nel mese di maggio, quello delle famose dichiarazioni di esponenti della maggioranza gialloverde che hanno spinto gli investitori a chiedersi se qualcuno non stia cercando l’Incidente. Proviamo a ipotizzare che potrebbe accadere in caso di crisi del debito sovrano italiano, date queste propensioni all’acquisto.

Se siete stanchi di leggere e sentire proclami senza senso lanciati da esponenti di un governo e di una maggioranza che minaccia quotidianamente di suicidare il paese davanti all’Europa, per dare una dimostrazione tangibile della propria forza negoziale, oggi vi segnalo un articolo “tecnico” ma in realtà non troppo, che fornisce la misura di quanto sia ancora lunga la traversata nel deserto per le banche italiane e di conseguenza per il nostro sistema economico, e di quanto costerà al paese lo scalone nello spread che ha salutato l’avvento del governo gialloverde.

Vi segnalo un fantasmagorico uno-due, nel giro di meno di 24 ore, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, su titoli di stato, banche, spread e dintorni, che conferma la proliferazione ormai incontrollata di gemelli nella nostra vita pubblica e nella nostra attenta e reattiva classe dirigente.

Secondo l’Ue i titoli dovrebbero aiutare le banche a ridurre la concentrazione di titoli domestici in portafoglio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato il progetto di creazione dei Sovereign Bond-backed Securities, o SBBS. Si tratta di titoli sintetici, assemblati dal settore privato secondo una “ricetta” stabilita dalle autorità europee, in cui titoli di debito sovrano dei singoli stati verrebbero impacchettati in proporzioni stabilite dalla partecipazione dei medesimi al capitale della Bce.

Tra i numerosi proclami lanciati dagli esponenti del “governo del cambiamento”, spiccano quelli del neo-superministro a Lavoro e Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che ieri ha ribadito la sua idea di “protezione” per imprenditori e cittadini. Avrebbe conseguenze piuttosto distruttive, però, ma solo se fermate l’analisi al primo step.