C’è un topos assai caro alla politica, in questo paese, da molto tempo. È quello della “Banca del Mezzogiorno” la cui missione deve essere quella di aiutare le imprese localizzate là dove le condizioni sono meno favorevoli, per non dire palesemente ostili. È un tema che ricorre da svariati decenni. L’ultimo, anzi il penultimo, tentativo di rivitalizzare una banca siffatta fu di Giulio Tremonti, con la legge 191/2009. Sappiamo come finì: ibernazione del neonato istituto, acquisito prima da Poste e poi dal Mediocredito Centrale, di cui oggi è la seconda “anima”, su controllo di Invitalia.

Nella Nuova Era Pandemica accade anche che l’Unione europea accorra a puntellare quei circoli viziosi (per qualcuno, intrecci perversi) che ha sin qui cercato di attenuare. Tutto, pur di evitare che i paesi entrati nella crisi già in condizione di elevata fragilità finanziaria possano collassare e scaricare onde sismiche sul continente. Il problema è che ogni azione corrente, la cui intenzione è quella di rendere il sistema più resiliente, produrrà l’effetto opposto, aumentandone la fragilità.

Tra i molti effetti collaterali dei tassi d’interesse bassi, nulli o negativi, c’è anche la sopravvivenza di aziende che, in condizioni di tassi che abbiamo conosciuto sino ad alcuni anni addietro, avrebbero chiuso. Sono le aziende zombie, le non-morte, quelle che rappresentano un problema ed un costo per la società. E che potrebbero divenire un problema ancora più grande se i tassi tornassero a crescere.

L’anno nuovo porterà anche in Italia, come già accade in ampia parte d’Europa, rendimenti negativi di conto corrente. Non nella forma di tasso nominale negativo bensì di una serie di balzelli commissionali dalle più fantasiose denominazioni, come la vivace creatività delle banche consentirà. Futile pensare di sfuggire a questa situazione: qualsiasi banca (o fintech) destinataria di fiumi di liquidità perché non applica commissioni, sarebbe alla fine costretta ad alzare il ponte levatoio.

Ieri alla Camera, in audizione davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha tentato di dissipare i timori relativi alla riforma del trattato che regola il Meccanismo di stabilità europeo (ESM/MES), ed ha suggerito alcune linee di condotta per negoziare in Europa il completamento dell’unione bancaria e monetaria. Una, in particolare, è piuttosto phastidiosa. Lettura lunga ma non spaventatevi: in fondo a questo post trovate i proiettili di sintesi. E non sono d’argento, garantisco.

Questa settimana il ministro delle Finanze e vice-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha pensato bene di rilanciare il tema dell’unione bancaria europea, impantanata da anni per i veti incrociati tra paesi. Scholz, che non è chiaro se abbia informato o consultato la cancelliera Angela Merkel, ha riproposto cose note quali precondizioni per smuovere il processo incagliato. Per quanto mi riguarda, si tratta di un non evento. Guardando in dettaglio, tuttavia, c’è una novità che riguarda la Penisola alla deriva nel Mediterraneo.

Non sapete che pesci prendere? Siete paralizzati di fronte ad uno degli innumerevoli bivi che segnano lo spartiacque tra la dannazione e la rinascita, mentre sopra le vostre teste fischiano proiettili d’argento? Temete per il vostro particulare ma non volete inimicarvi nessun interlocutore domestico perché non si sa mai e comunque “qui non si parla di politica”? Decidete della vostra esistenza senza uno straccio di dati oppure sulla base di correlazioni spurie, non prima di aver toccato un corno rosso? Niente paura, abbiamo quello che fa per voi.