Il nostro paese da qualche tempo può fregiarsi di un campione nazionale che ci gonfia di orgoglio: si tratta di Alitalia, che primeggia nella puntualità, fa segnare incrementi di ricavi, ha la coda di pretendenti. Pensate che io sia ubriaco? No, questi sono i titoli e le “notizie” che potete leggere sulla stampa nazionale da oltre un anno. Avevamo un gioiello di azienda e non ce ne eravamo accorti. Per fortuna l’esecutivo gialloverde, in piena continuità con chi lo ha preceduto, sta agendo per valorizzare questo patrimonio nazionale. 

Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo rapporto deficit-Pil che ieri il premier italiano ha offerto al presidente della Commissione Ue. Conosciamo solo un numerino piuttosto bizzarro: 2,04%, in luogo dell’ormai familiare 2,4%. Come si giunga a quel numero non è ancora dato sapere: i più maliziosi ipotizzano che si tratti di una “astuta” mossa italiana per far leva sull’analfabetismo funzionale e computazionale degli orgogliosi connazionali e far credere che assai poco sia cambiato. Ma forse è davvero cambiato poco e non cambieranno neppure gli esiti. 

Alla disperata ricerca di spin da dare in pasto alle folle festanti ed ai piccoli lemming da social, per coprire alcuni problemini che si stagliano all’orizzonte, il buon Luigi Di Maio ha fatto la ola per i dati del suo ministero, che mostrano nel terzo trimestre un aumento delle stabilizzazioni a tempo indeterminato. Naturalmente, per Di Maio è stato il Decreto Dignità. Per la realtà, anche no.

Ieri la Cassa Depositi e Prestiti ha presentato il proprio piano industriale triennale, 2019-2021. Avremo tempo e modo di valutarlo, anche perché da quel piano non paiono essere esplicitate ipotesi di redditività. Quello che invece vorrei segnalarvi è che oggi il prestigioso vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, nel corso di una delle sue famigerate “dirette Facebook”, ha pensato bene di spiegare al Popolo sovrano e manovrato alcuni dettagli del piano industriale. Ovviamente con esiti comici, almeno per chi ancora riesce a ridere per gli sfondoni di questa gente.

Confesso che non è affatto semplice seguire la girandola di dichiarazioni quotidiane dei nostri due prestigiosi vicepremier, soprattutto quando si ha la fortuna di avere un lavoro. Tuttavia, mentre attendiamo di conoscere che diavolo di legge di bilancio uscirà dalla “interlocuzione” che il non meno prestigioso premier italiano ha in atto con la Commissione Ue, segnalo tre perle delle ultime ventiquattr’ore di Giggino Di Maio,  l’uomo che non perde mai occasione per chiudersi in un dignitoso silenzio e preservare il dubbio negli interlocutori.

di Vitalba Azzollini

I politici pro tempore al potere possono fare sostanzialmente ciò che vogliono, nel rispetto dei paletti dell’ordinamento, com’è ovvio. Quindi, può anche capitare che decidano di sovvertire l’orientamento espresso da chi li ha preceduti, annullandone le decisioni, perché in disaccordo con le idee che ne erano alla base. Se, invece, accade che le forze al potere facciano retromarcia rispetto a quanto da esse stesse affermato solo poche settimane prima, e senza che nel frattempo siano mutati elementi del contesto, allora la questione diventa più imbarazzante. Ancor più imbarazzante è, poi, il cambio di indirizzo giustificato da motivazioni prive di concreto fondamento. Non sembra, invece, provare alcun imbarazzo nessuno degli attori dell’attuale legislatura, dopo che il governo italiano ha annunciato che non firmerà il Global Compact for Migration (GCM) l’accordo in tema di migrazioni elaborato in sede Onu.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la montagna del reddito di cittadinanza pare stia per partorire un topolino. Non solo dal lato dell’erogazione del reddito ad una platea di cittadini che ogni giorno va restringendosi, man mano che si evidenzia la complessa sostenibilità finanziaria della misura, ma anche dal lato dell’organizzazione retrostante.

I nostri media da giorni ripetono ossessivamente che “il governo e la Ue stanno trattando” sulla legge di bilancio 2019, manco fosse un negoziato sul disarmo atomico tra superpotenze mentre in realtà è la calata di braghe ed il tentativo di evitare che un ridicolo paese guidato da demagoghi che si sbracciano dai balconi finisca in bancarotta a stretto giro, perdendo l’accesso ai mercati finanziari.