C’è un tema che scorre, neppure troppo sottotraccia, nel desolante dibattito politico di questo periodo: che fare delle pensioni, quando la cosiddetta “sperimentazione” di Quota 100 giungerà al termine, il prossimo anno? Tra le tante emergenze fatte in casa, con cura artigianale, l’Italia ha anche questa, e più in generale ha lo stato allucinatorio che porta a credere di poter innalzare le pensioni quando si è nel mezzo di una delle peggiori crisi demografiche da tempo immemore ed il paese non cresce.

di Alessio Argiolas

Abbiamo appena conosciuto la manovra di bilancio 2020, che per gli anni a venire ricambierà il contribuente, conoscendolo in senso biblico. Come ogni anno l’Epifania tutte le feste si porta via, ma lascia in dono il decreto mille proroghe: una sorta di trenino di capodanno, dove il Legislatore invagona quanto scordato o tardivamente rettificato.

In Italia abbiamo una certezza: ogni legislatura ha il suo tentativo di produrre una nuova legge elettorale, costruita in modo sartoriale per premiare la coalizione pro tempore al governo, o più spesso per penalizzare l’opposizione, e destinata ad essere affondata dal voto degli elettori. La legge elettorale spesso è la matrice che deve produrre governi stabilissimi ed in grado di distillare le pozioni miracolose che porteranno alla rinascita economica. Tali pozioni tendono ad essere differenziate per schieramenti, tra destra e sinistra, ma entrambe fanno leva sul feticcio del moltiplicatore keynesiano.

Audito ieri in Commissione Lavoro alla Camera riguardo alle proposte di legge sulla rappresentanza sindacale, che si intrecciano anche col dibattito su come strutturare un’ipotesi di salario minimo, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha rivelato alla nazione come innalzare i salari “automaticamente” e vivere felici. Come non averci pensato prima?

L’anno è appena iniziato ma il vibrante think tank dei nostri esperti da quotidiano macina nuove meravigliose idee per fondere proiettili d’argento e paletti di frassino e riportare il nostro paese agli antichi splendori. E così, dopo il concorso a premi di Marco Fortis sulla raccolta di avanzi primari, oggi tocca analizzare una proposta non meno suggestiva elaborata, sempre sulle colonne del Foglio, da Massimo Mucchetti.

Un paio di giorni addietro, è uscito sul Foglio un commento-proposta di Marco Fortis su come richiedere ed ottenere dalla Ue un premio per la cosiddetta virtuosità finanziaria dell’Italia, identificata dall’autore nella presenza di un avanzo primario che persiste da molti anni; addirittura 27, precisa Fortis, con l’unica eccezione del 2009. Unico problema è che questo avanzo primario non è una medaglia al valore bensì al fallimento, e da premiare c’è assai poco.

Dopo la “proposta” della neo-premier finlandese, Sanna Marin, di ridurre l’orario di lavoro a 24 ore settimanali su quattro giorni a retribuzione invariata, immancabili sono giunte le entusiastiche reazioni di approvazione dall’Italia. Per l’occasione, sono state rispolverate proposte che ricalcano la gestione delle crisi d’impresa e la solidarietà “difensiva” è stata trasformata in “espansiva”.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

sulla capacità di gestire informaticamente e telematicamente le comunicazioni con i beneficiari del Reddito di cittadinanza Ella ha già poco tempo fa ospitato questi pixel. C’è da osservare che la legislazione vigente fa tutto quel che è possibile per non consentire ai centri per l’impiego di concentrarsi su quello che dovrebbe essere il loro compito principale: attivare le persone lontane dal mondo del lavoro, aiutandole concretamente a cercare un lavoro, e al contempo andare verso le imprese per provare a far sì che manifestino i loro fabbisogni lavorativi, per incrociare le opportunità.