di Vitalba Azzollini

La proroga dello stato di emergenza prelude a un nuovo periodo di compressione dei diritti mediante Dpcm, come nei mesi scorsi? Dipenderà da Governo e Parlamento. Infatti, il potere del Presidente del Consiglio di incidere su diritti e libertà delle persone non deriva dalla dichiarazione formale dello stato di emergenza del 31 gennaio scorso, ma gli è stato attribuito dal Governo con la “complicità” del Parlamento. E potrebbe accadere ancora. Dunque, al di là dell’eventuale proroga, il rischio è questo.

Oggi sul Corriere c’è un editoriale di Paolo Mieli che già dal titolo apre il cuore alla speranza. La speranza che un numero crescente di italiani, magari sotto la “guida illuminata” di qualche editorialista, apra gli occhi davanti alla situazione psichedelica e kafkiana in cui il nostro paese è immerso. Si tratta di una speranza vana e vacua, perché semplicemente non esistono le condizioni culturali, ma almeno leggere analisi che dal retroscenismo onanistico da buca delle lettere e buco della serratura virano sulla psicologia e presto anche sulla psicopatologia di un paese fallito, mi è di (blando) conforto.

C’è un topos assai caro alla politica, in questo paese, da molto tempo. È quello della “Banca del Mezzogiorno” la cui missione deve essere quella di aiutare le imprese localizzate là dove le condizioni sono meno favorevoli, per non dire palesemente ostili. È un tema che ricorre da svariati decenni. L’ultimo, anzi il penultimo, tentativo di rivitalizzare una banca siffatta fu di Giulio Tremonti, con la legge 191/2009. Sappiamo come finì: ibernazione del neonato istituto, acquisito prima da Poste e poi dal Mediocredito Centrale, di cui oggi è la seconda “anima”, su controllo di Invitalia.

Il miraggio della resilienza, la realtà di sussidi indiscriminati che sclerotizzano il mercato del lavoro, soprattutto in alcuni paesi.

L’Ocse ha pubblicato il proprio Employment Outlook 2020, che mostra l’impatto del Covid come la peggiore crisi occupazionale dai tempi della Grande Depressione. Il rischio, ormai noto, è quello di produrre drammatici aumenti di diseguaglianza ed un forte aumento della povertà, con effetti destinati a durare negli anni a venire, soprattutto se la pandemia non dovesse essere sconfitta in tempi ragionevoli, oltre a contribuire a produrre mutamenti del mercato del lavoro difficilmente reversibili. Che fare?

Questa settimana ci occupiamo dell’audizione del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), Roberto Rustichelli, in Commissione Politiche europee della Camera. Dove si è ripetuta una circostanza singolare: presidenti di autorità di regolazione che svolazzano liberamente su temi che non appaiono strettamente attinenti al loro ruolo ed alle loro funzioni. Per permettervi di comprendere meglio ciò che scrivo e vedrete nel video, qui sotto trovate il testo dell’intervento, dove ho evidenziato i passaggi più “interessanti”.

di Vitalba Azzollini

Continuano gli “effetti speciali” per stupire categorie di cittadini vari. Dopo il voucher per le donne aspiranti manager, arriva quello per i nonni (o parenti a scelta) sotto forma di “bonus baby sitting”. In buona sostanza, un atto di affetto, gratuito per definizione, reso nell’ambito di una delle relazioni familiari più solide – quella tra nonni e nipoti – viene ricondotto nell’alveo dei rapporti di lavoro, che invece esigono un compenso monetario.

Ieri è formalmente scaduto il termine utile per negoziare una proroga del regime transitorio tra Regno Unito e Ue, durante il quale i britannici continuano ad accedere a unione doganale e mercato unico. Dovrebbe quindi essere confermato che, il prossimo primo gennaio, il Regno Unito regolerà i propri rapporti con l’Unione o a mezzo di un trattato di libero scambio approvato nel frattempo, oppure con le tariffe doganali standard della WTO. Premesso che, se volete i miei due centesimi, quella di ieri era una finta deadline, non è di questo che voglio parlarvi, oggi.