Egregio dottor Francesco Greco, illustrissimo signor Procuratore,

sono un cittadino italiano incensurato, pago tutte le tasse non perché moralmente superiore (non mi permetterei mai di essere così presuntuoso) ma solo perché sono al giogo della dittatura del sostituto d’imposta. Rispetto le leggi della Repubblica, anche quelle che non condivido. Per questo oggi mi permetto di rivolgerLe una supplica, col pensiero rivolto con gratitudine a quanto da Lei fatto per la collettività, con la nascita del cosiddetto “modello Milano”, città di cui sono pure residente, e che tante risorse fiscali ha riportato al Bene Comune, di cui i prestiti ponte per Alitalia sono parte integrante.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la saga della mitologica Staffetta Generazionale è all’ennesimo episodio. Nel cantiere aperto di una legge di bilancio 2020 il cui contenuto sfugge anche a chi l’ha approvata, “salvo intese”, è l’ora delle bozze di emendamenti appunto per la “staffetta generazionale” tra pensionati e nuovi assunti, come informa Italia Oggi del 16 novembre scorso. L’ideona è che i pensionati da non oltre sei mesi potranno, su base volontaria e a titolo gratuito, dare la propria disponibilità ad affiancare, in funzione di tutoraggio, personale nuovo assunto, per non oltre 2 anni. L’affiancamento dovrà avvenire “per incarichi omogenei a quelli rivestiti prima della cessazione del servizio”.

La discussione pubblica sul “caso Ilva” evolve rapidamente verso gli stilemi classici nazionali: vittimismo e cospirazionismo. Bene che la magistratura valuti eventuali reati, anche se qualcuno pensa che l’apertura di un fascicolo conoscitivo senza indagati equivalga ad una sentenza di condanna in Cassazione; ma ora serve soprattutto capire che fare per salvare l’impianto di Taranto (e Genova) ed i lavoratori. Avendo però alcuni punti fermi: esiste una crisi globale del settore dell’acciaio che è oggettiva, e bisognerà mettere in conto sacrifici occupazionali.

Ieri è accaduto un singolare episodio, tra i molti che quotidianamente segnano il declino di questo paese. Nel verosimile tentativo di accreditarsi come potenziale leader nazionale, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha ritenuto di esibirsi in un bizzarro atto di contrizione verso l’Italia intera, ostentando un robusto senso di colpa, di quelli che sarebbero piaciuti a Woody Allen e Philip Roth.

Abbiamo finalmente preso atto che le famose “tasse verdi” servivano in realtà solo per fare cassa, come testimoniato dalle previsioni pluriennali di gettito -costante!- elaborate dall’esecutivo. Ora cercheremo quindi nuove coperture di infima qualità per chiudere quei buchi. L’aggiornamento delle previsioni economiche della Commissione Ue vede l’Italia saldamente in posizione di coda malgrado una manovra che è espansiva perché amplia il deficit strutturale, soprattutto nel 2021, ed innalza ancora il rapporto debito-Pil.

Questa settimana il ministro delle Finanze e vice-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha pensato bene di rilanciare il tema dell’unione bancaria europea, impantanata da anni per i veti incrociati tra paesi. Scholz, che non è chiaro se abbia informato o consultato la cancelliera Angela Merkel, ha riproposto cose note quali precondizioni per smuovere il processo incagliato. Per quanto mi riguarda, si tratta di un non evento. Guardando in dettaglio, tuttavia, c’è una novità che riguarda la Penisola alla deriva nel Mediterraneo.

Vi garantisco che avrei serenamente evitato di trattare la dolorosa vicenda di Ilva, l’ennesimo grande malato, rigorosamente cronico, dell’economia italiana. Avrei fatto a meno perché, come sempre in questi casi, si giunge a rapide polarizzazioni e al solito “effetto Rashomon”, dove ci sono molteplici verità a spiegare la stessa situazione, e tutte in apparenza verosimili. Quello che posso fare è valutare, in modo del tutto superficiale, un quadro più generale, che ci porta fuori dalla Penisola.