Ieri, durante un evento alla Luiss, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha affrontato, in modo del tutto teorico, il tema del finanziamento monetario del deficit. Che, detta così, farebbe immaginare che, pochi secondo dopo, i mercati si siano scatenati contro il povero Btp, facendo esplodere lo spread. Niente di tutto ciò, e con ragione.

Ci sarebbe quasi da divertirsi, a seguire su base regolare il teatrino in cui Lega e M5S tentano disperatamente di accreditarsi agli occhi della plebe berciante come i salvatori della patria. Praticamente da quando questo governo è nato, l’obiettivo pressoché unico della sua cosiddetta azione è stato quello di arrivare alle elezioni europee di domenica prossima come momento dirimente per accelerare le elezioni politiche.

Su lavoce.info, un commento di Tommaso Monacelli aiuta a confutare la persistente leggenda metropolitana che vede nella monetizzazione del deficit pubblico da parte della banca centrale la soluzione alle angustie italiane. Vengono individuati due periodi storici in cui l’Italia ha seminato il vento che ora è divenuto tempesta. Occhio alle date, quindi.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

negli ultimi 20 anni praticamente ogni Ministro della Funzione Pubblica si è sentito nella necessità di “segnare il territorio”, intestandosi riforme sempre “epocali”, ma fin qui almeno non troppo efficaci, visto che ad una riforma ne sussegue un’altra per correggere e rendere più efficace la prima. Per altro, i problemi operativi della Pubblica Amministrazione non appaiono del tutto risolti, nonostante il diluvio di riforme.

Nella condizione di pre-bancarotta civile e culturale prima che economica in cui si trova l’Italia, non stupisce che alcuni proiettili d’argento tendano a ricorrere, vere e proprie idee-zombie che si alimentano di ignoranza e furbizia. Ecco perché non poteva non tornare il mitologico contrasto d’interessi.

Sul Sole, l’editoriale del sabato di Alessandro Penati questa settimana è dedicato al tormentone della patrimoniale, lo strumento che nel corso degli anni consentirà di mantenere solvibile lo stato fallito chiamato Italia. Secondo Penati, ci sarebbero tre “modelli” di patrimoniale applicabili al caso italiano, che egli passa in rassegna critica.

Mentre tutte le maggiori banche italiane, presentando i contri trimestrali, informano che procederanno a ridurre lo stock in portafoglio di titoli di stato nazionali, nella finanza tricolore c’è chi va patriotticamente controtendenza, con argomentazioni da inversione del flusso causale o meglio con nostalgia dei ruggenti anni Settanta.