Una rapida e svagata rassegna stampa della nostra logorroica dichiarazia, che prosegue imperterrita a sparare idiozie in quella che appare come una straordinaria intossicazione di massa, nella sfida mortale tra l’Italia e le sue classi digerenti, espressione di un elettorato non meno allucinato e dedito all’autoinganno, e la realtà. Il gradino più alto del podio oggi va inequivocabilmente al governatore pugliese, l’uomo che contenderà a Matteo Renzi la guida del Pd.

L’ultima bollicina prodotta dalla fermentazione dello stagno italiano porta la firma congiunta del candidato sindaco di Roma del M5S, Virginia Raggi, e di una pletora di esponenti del Pd, dai generali alla truppa compulsiva di lanciatori di agenzia, passando per alcuni confusi ufficiali. Nel mezzo, la utility romana per eccellenza, oltre che simbolo dei centauri che si producono quando il pubblico si mette in partnership col privato. Alcune considerazioni sullo stato della commedia dell’arte.

E quindi, per il presidente del Pd, Matteo Orfini, dopo la piuttosto sconcertante sentenza della Consulta sulla perequazione dei redditi pensionistici superiori a tre volte il minimo, nei governi tecnici c’era anche “una discreta quantità di pippe“. Ora, non sappiamo se questo linguaggio irridente e tardo-giovanilistico fuori tempo massimo sia il portato di antichi riflessi “progressisti” del nostro ex giovane turco oppure l’esaltazione dei governi “politici” con la maiuscola, come quello guidato dal suo segretario di partito.