Dopo il reddito di cittadinanza, pare che anche Quota 100 produrrà avanzi rispetto agli stanziamenti triennali. Questa sarebbe una buona notizia, visto che parliamo di misure demenziali che non solo spingeranno la spesa corrente per prestazioni sociali ma sono destinate a lasciare cicatrici profonde nella struttura di spesa pubblica italiana. Dico sarebbe perché sono già iniziate corse e rincorse a vergare la lista della spesa per spendere quanto avanzerà.

Oggi su L’Economia del Corriere c’è un’analisi di Quota 100 realizzata da Alberto Brambilla, presidente del centro studi Itinerari previdenziali ed ex consulente della Lega in materia pensionistica. Sono valutazioni che confermano quello che diciamo da tempo: anche l’altro “grande” provvedimento di questo governo sfascia-conti, oltre al reddito di cittadinanza, si risolverà in un danno di lungo periodo per casse pubbliche e contribuenti.

Quindi, pare che i nostri scappati di casa, spinti a più miti consigli dall’eventualità di perdere l’accesso al mercato già a gennaio, siano intenzionati a modificare la Manovra del Popolo. Da quanto emerge in queste ore, tuttavia, non si tratterebbe di nulla di sostanziale ma dell’abituale tentativo di smerciare pacchi nel parcheggio dell’autogrill, che pare essere diventata l’attività prevalente degli italiani nel rapporto con la realtà. Un vero peccato che quest’ultima non si faccia turlupinare.

Oggi sui giornali italiani compare il resoconto della epocale cena tra il premier italiano Giuseppe Conte ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in cui non è accaduto nulla di sostanziale né di verificabile a parte il menù, riportato da quasi tutti gli organi di stampa. Oggi emergono alcuni spifferi di quella che potrebbe essere l’offerta italiana e ve ne diamo conto per dovere di cronaca, ma non perdeteci troppo tempo. Unica conclusione a cui si può giungere, se tali spifferi fossero confermati dai fatti, è che abbiamo al governo una coalizione di pericolosi incapaci, mossi solo da bulimia di potere. Strano, vero?

Mentre il governo italiano cerca disperatamente ed in modo del tutto estemporaneo di tranquillizzare gli investitori ed i risparmiatori, si parla sempre più di misure di “limitazione” del deficit incorporate nella legge di bilancio, in caso si rendesse necessario. Un non senso assoluto, che purtroppo viene spinto anche da chi sta mettendo a rischio una reputazione accademica costruita in decenni, ma che in realtà potrebbe nascondere qualcosa di meno irrazionale.

Visto che in questo paese ogni occasione è opportuna per organizzare giochi di società ed ingannare il tempo in attesa del dissesto, oggi vorrei dedicarmi ad una “riscrittura” della manovra del nostro confuso governo pro tempore, anche per rispondere alle stucchevoli obiezioni di chi non mi legge né ascolta su base regolare ma trova modo (da anni) di uscirsene con la solita frasetta scema del tipo “fai troppe critiche, proponi qualcosa, invece”. E quindi, giochiamo.

Arrivata la legge di Bilancio, ci sono conferme e cambiamenti in corsa, fermo restando che il percorso parlamentare sarà per definizione problematico. Resta l’impianto di base, che è quello di una manovra elettorale di fattura pessima o più propriamente di una truffa ai danni di una popolazione ad alta densità di analfabeti funzionali al teflon rispetto alle proprie dissonanze cognitive, ma soprattutto di un’anima del paese che resta anarcoide sino al punto di segare il ramo su cui è seduta.

Ieri è stato depositato in Commissione Lavoro della Camera il testo rivisto della proposta di legge che taglia le cosiddette pensioni d’oro. Rivisto è termine piuttosto impegnativo, visto che l’impianto della proposta di legge resta immutato. Però vedrete che i nostri eroi insisteranno a dire che si tratta in realtà di “ricalcolo contributivo”, e i giornalisti, a stragrande maggioranza, obbediranno docili ad amplificare e diffondere il nuovo vocabolo della Neolingua.