I violenti disordini scoppiati in Cile negli ultimi giorni, che hanno trovato detonatore nella decisione di aumentare (del 4% medio) il prezzo del biglietto dei mezzi pubblici ma che ovviamente hanno radici ben più profonde, forniscono l’opportunità per fare il punto sul sistema pensionistico del paese, che (come anche i sassi sanno, sia pure spesso per narrazione mitologica) è a capitalizzazione. Almeno in via prevalente.

Su Repubblica, Tito Boeri commenta l’ultimo “non si può fare” di una lunga serie italiana: la rimozione di Quota 100. Perché, sapete, mentre per i lavoratori autonomi è lecito stravolgere le norme fiscali da un anno all’altro, ché tanto quelli sono tutti ladri e farabutti, per le pensioni occorre prendere per mano gli esausti pensionandi e non vandalizzare i loro “progetti di vita”, a spese dei sempre meno numerosi idioti che ancora lavorano in questo paese.

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha da sempre forte assertività sui temi economici e politici a rilevanza sociale. A volte, tale assertività travalica il suo mandato istituzionale, forse perché Tridico si esprime ancora da economista-demiurgo (antico vezzo della categoria) prima che da presidente dell’istituto di previdenza pubblica. Ieri ha rilanciato un suo vecchio pallino ed ha lanciato l’ipotesi di fare dell’Inps anche un player della previdenza integrativa.

Dopo il reddito di cittadinanza, pare che anche Quota 100 produrrà avanzi rispetto agli stanziamenti triennali. Questa sarebbe una buona notizia, visto che parliamo di misure demenziali che non solo spingeranno la spesa corrente per prestazioni sociali ma sono destinate a lasciare cicatrici profonde nella struttura di spesa pubblica italiana. Dico sarebbe perché sono già iniziate corse e rincorse a vergare la lista della spesa per spendere quanto avanzerà.

Oggi su L’Economia del Corriere c’è un’analisi di Quota 100 realizzata da Alberto Brambilla, presidente del centro studi Itinerari previdenziali ed ex consulente della Lega in materia pensionistica. Sono valutazioni che confermano quello che diciamo da tempo: anche l’altro “grande” provvedimento di questo governo sfascia-conti, oltre al reddito di cittadinanza, si risolverà in un danno di lungo periodo per casse pubbliche e contribuenti.

Quindi, pare che i nostri scappati di casa, spinti a più miti consigli dall’eventualità di perdere l’accesso al mercato già a gennaio, siano intenzionati a modificare la Manovra del Popolo. Da quanto emerge in queste ore, tuttavia, non si tratterebbe di nulla di sostanziale ma dell’abituale tentativo di smerciare pacchi nel parcheggio dell’autogrill, che pare essere diventata l’attività prevalente degli italiani nel rapporto con la realtà. Un vero peccato che quest’ultima non si faccia turlupinare.

Oggi sui giornali italiani compare il resoconto della epocale cena tra il premier italiano Giuseppe Conte ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in cui non è accaduto nulla di sostanziale né di verificabile a parte il menù, riportato da quasi tutti gli organi di stampa. Oggi emergono alcuni spifferi di quella che potrebbe essere l’offerta italiana e ve ne diamo conto per dovere di cronaca, ma non perdeteci troppo tempo. Unica conclusione a cui si può giungere, se tali spifferi fossero confermati dai fatti, è che abbiamo al governo una coalizione di pericolosi incapaci, mossi solo da bulimia di potere. Strano, vero?

Mentre il governo italiano cerca disperatamente ed in modo del tutto estemporaneo di tranquillizzare gli investitori ed i risparmiatori, si parla sempre più di misure di “limitazione” del deficit incorporate nella legge di bilancio, in caso si rendesse necessario. Un non senso assoluto, che purtroppo viene spinto anche da chi sta mettendo a rischio una reputazione accademica costruita in decenni, ma che in realtà potrebbe nascondere qualcosa di meno irrazionale.