Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Contributi esterni

Il mistero dei risparmi fantasma

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

periodicamente, circa ogni mese, articoli di stampa ci informano con dovizia di stime delle mirabilie di risparmio sulla spesa per forniture e servizi che si determinerebbero, se tutte le amministrazioni acquistassero dalla Consip. In particolare, ci si informa che il risparmio medio consentito dall’accentramento della spesa ammonta a circa il 20% del costo di prodotti di largo utilizzo, come i computer, le stampanti e similari. Le informazioni vengono regolarmente completate, poi, con qualche dichiarazione di componenti o consiglieri del Governo, pronti a rilevare che grazie all’applicazione dell’accentramento della spesa si riesce a garantire qualcosa come 5 miliardi in un triennio di minore spesa sull’aggregato delle acquisizioni di beni e servizi, che ammonta a circa 131 miliardi l’anno, dei quali sono “aggredibili” circa 78-80 miliardi. Ma, egregio Titolare, qui le cose per chi scrive e capisce poco di economia si complicano.

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Riforma Madia: il verso cambia ma la direzione è giusta?

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare, talora questo sito ospita Luigi Oliveri, stimato esperto di Pubblica Amministrazione e dintorni. A seguito della lettura dei suoi numerosi scritti sul tema, reputo opportuno fare il punto su una parte della c.d. riforma Madia (l. n. 124/2015) non ancora attuata. Questo mio intento è altresì motivato dalla circostanza che, di recente, il Consiglio di Stato ha avanzato sostanziosi rilievi sui decreti attuativi della riforma stessa finora elaborati. Utile può, dunque, risultare qualche osservazione sulla legge che ne è alla fonte

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Le gride renziane e i gufi del Consiglio di stato

di Luigi Oliveri

Il Governo rivendica il risultato di aver fatto “le riforme che si attendono da 30 anni”. Occorre dare atto che di riforme, effettivamente, ne sono state approvate, per quanto negli ultimi 30 anni quello che sicuramente non è mancato sono state proprio riforme su tutto: giustizia, appalti, pubblica amministrazione, condominio, codice dell’amministrazione digitale, fallimento, fondazioni bancarie, scuola, lavoro e via così. Il problema delle riforme, di quelle dei 28 anni precedenti e di quelle degli ultimi 2, non sta né nella quantità, né nel “tempo di attesa”, bensì nella qualità e, quindi, nell’effettiva efficacia.

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Usate la testa, contate le teste

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

i posti di lavoro sono davvero cresciuti di circa 415 mila unità? I dati dell’Osservatorio del precariato pubblicati ieri dall’Inps hanno fatto urlare al trionfo del Jobs Act, ma sono piuttosto fuorvianti. Lo è, in particolare, la tabella 3 “Variazione netta dei rapporti di lavoro in essere nei mesi di gennaio – ottobre degli anni 2013, 2014 e 2015” da cui si ricava un dato di più 507.691 rapporti di lavoro, che, tenendo conto delle variazioni assolute delle voci considerate, giunte all’esito di un + 415.557 contratti di lavoro.

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Come ti abbatto la disoccupazione

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Il tasso di disoccupazione è certamente un indice importante per comprendere lo stato di salute del mercato del lavoro, ma, purtroppo, se non letto in rapporto al ben più importante tasso di occupazione può rivelarsi fuorviante. Governo e maggioranza esultano con gioiosi tweet nel leggere i dati diffusi dall’Istat lo scorso 1 dicembre, secondo i quali il tasso di disoccupazione all’11,5% è il più basso da 3 anni a questa parte.
Ma, purtroppo, questo non significa per nulla che l’occupazione sia aumentata: su base annua, infatti, è praticamente piatta.

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La cultura non è una mancia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

avvicinare i giovani alla cultura è obiettivo nobile e certamente condivisibile. Destinare, dunque, spesa pubblica a questo fine appare in astratto meritorio e dovuto. Il problema, come sempre, è la misura, mista all’obiettivo concreto. E non sembra affatto che con un’elargizione di 500 euro ad una platea di circa 570.000 neo diciottenni si riesca davvero a promuovere la cultura.

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Come creare un mini boom di occupazione

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

sui dati relativi all’occupazione si sarà sempre destinati ad equivocare. Soprattutto perché non si vuol capire che più che il dato della disoccupazione, quello che dovrebbe davvero interessare è il tasso di occupazione.
L’errore comune che si commette è pensare ad un rapporto di vasi comunicanti tra disoccupati ed occupati, sicchè al diminuire degli uni, crescono gli altri. Le cose non stanno così, come a suo tempo provai a spiegare qui. C’è un elemento estremamente importante, inoltre, spesso dimenticato. La differenza che esiste tra il disoccupato vero e proprio e la persona priva di lavoro.

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Licenziamenti disciplinari nella PA, già oggi si può

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

mi scuso per tornare ad occupare i ben noti pixel, ma il caso capitato al Comune di Sanremo mi sollecita a sottoporre alcune riflessioni, utili per il dibattito. Non è il caso di entrare nel merito della vicenda. Il tema di questa abusiva occupazione di spazio nel portale riguarda la questione della presunta assenza di strumenti per licenziare i dipendenti pubblici.

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Il termine canzonatorio

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

approfitto dello spazio che Ella generosamente talvolta concede tra un pixel e l’altro per parlare del disegno di legge di stabilità. Ma non per commentarne i contenuti economici, posto che io non possiedo le competenze adeguate e, soprattutto, considerando che essi contenuti in realtà non sono noti e, se anche lo fossero, saranno in gran parte modificati dal maxiemendamento condito da fiducia che immancabilmente tra la fine di novembre e la metà di dicembre verrà presentato.

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Pubblica amministrazione: senza controlli, fuori controllo

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come abbiamo avuto modo di apprendere, le regioni hanno causato un buco di bilancio stimato nel massimo in 20 miliardi, grazie ad un trucchetto contabile. Invece di utilizzare le anticipazioni finanziarie concesse loro dal d.l. 35/2013 per sbloccare – finalmente – i pagamenti agli imprenditori a secco di liquidità, hanno considerato i denari loro assegnati dallo Stato come mutui, per finanziare spesa corrente nuova, lasciando indietro i pagamenti. E alterando le risultanze dei conti consuntivi.

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