Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Contributi esterni

Il Codice degli appalti e il complotto contro la crescita

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Se la crescita italiana è a zero, ovviamente contribuisce a questo risultato non proprio esaltante la calma piatta degli investimenti pubblici in opere ed infrastrutture. Per fortuna, però, c’è chi ha capito tutto e indica le contromisure da adottare, aprendo gli occhi a chi si è dimostrato lento ed incapace di cogliere al volo le soluzioni tutto sommato così semplici ed ovvie da adottare.

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Niente concorrenza, abbiate fiducia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

hanno detto e ripetuto fino alla noia che il nuovo codice degli appalti è la panacea miracolosa ai mali della spesa pubblica, garanzia di trasparenza, lotta alla corruzione, legalità e concorrenza. Come sempre, però, le espressioni “concorrenza”, “parità di trattamento”, “selettività”, “prezzi di mercato”, valgono sempre per gli altri, mai per se stessi. Specie se i “se stessi” sono categorie che da una vita sono chiuse alla concorrenza e garantite da protezioni che da normative divengono spesso “sociologiche”, tanto radicata è la persuasione che dette categorie sono da considerare esenti da regole di competizione valevoli per tutte le altre imprese e professionisti.

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I gemelli del Palazzaccio e le leggi on demand

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Lo scorso novembre, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sancì che al pubblico impiego deve applicarsi la riforma Fornero dell’articolo 18 e quindi anche ai dipendenti pubblici è negata la tutela del reintegro. Ma, si sa, in Italia esistono sempre i doppi simmetrici di ogni persona e istituzione. Così, il 9 giugno il doppio della Corte di Cassazione, la enoizassaC id etroC, ha al contrario affermato che al pubblico impiego non può applicarsi la riforma dell’articolo 18 e che, quindi, per i dipendenti pubblici resta il reintegro nel caso del licenziamento illegittimo.

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I vetri oscurati del FOIA all’italiana

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

non è facile la vita di chi voglia commentare le riforme – rivoluzionarie per definizione – del governo attuale. Non è infatti sufficiente limitarsi a valutare i relativi provvedimenti, i cui tempi di pubblicazione sulla G.U. sono sempre più spropositati: serve andare oltre per verificare se tra le pieghe delle norme si annidi altro tipo di “rivoluzione” rispetto non solo agli obiettivi dichiarati, ma anche alle modifiche pubblicizzate tra una versione e l’altra dello stesso testo di legge. In particolare, con riguardo al c.d. FOIA nazionale, la comparazione del decreto definitivo, reso noto su alcuni siti, con lo schema ufficialmente divulgato nel mese di gennaio – per essere sottoposto al parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari – può riservare sorprese che chiariscono taluni intenti del regolatore molto più di quanto non facciano dichiarazioni di esponenti del governo e slogan sapientemente declinati.

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Il mistero dei risparmi fantasma

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

periodicamente, circa ogni mese, articoli di stampa ci informano con dovizia di stime delle mirabilie di risparmio sulla spesa per forniture e servizi che si determinerebbero, se tutte le amministrazioni acquistassero dalla Consip. In particolare, ci si informa che il risparmio medio consentito dall’accentramento della spesa ammonta a circa il 20% del costo di prodotti di largo utilizzo, come i computer, le stampanti e similari. Le informazioni vengono regolarmente completate, poi, con qualche dichiarazione di componenti o consiglieri del Governo, pronti a rilevare che grazie all’applicazione dell’accentramento della spesa si riesce a garantire qualcosa come 5 miliardi in un triennio di minore spesa sull’aggregato delle acquisizioni di beni e servizi, che ammonta a circa 131 miliardi l’anno, dei quali sono “aggredibili” circa 78-80 miliardi. Ma, egregio Titolare, qui le cose per chi scrive e capisce poco di economia si complicano.

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Riforma Madia: il verso cambia ma la direzione è giusta?

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare, talora questo sito ospita Luigi Oliveri, stimato esperto di Pubblica Amministrazione e dintorni. A seguito della lettura dei suoi numerosi scritti sul tema, reputo opportuno fare il punto su una parte della c.d. riforma Madia (l. n. 124/2015) non ancora attuata. Questo mio intento è altresì motivato dalla circostanza che, di recente, il Consiglio di Stato ha avanzato sostanziosi rilievi sui decreti attuativi della riforma stessa finora elaborati. Utile può, dunque, risultare qualche osservazione sulla legge che ne è alla fonte

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Le gride renziane e i gufi del Consiglio di stato

di Luigi Oliveri

Il Governo rivendica il risultato di aver fatto “le riforme che si attendono da 30 anni”. Occorre dare atto che di riforme, effettivamente, ne sono state approvate, per quanto negli ultimi 30 anni quello che sicuramente non è mancato sono state proprio riforme su tutto: giustizia, appalti, pubblica amministrazione, condominio, codice dell’amministrazione digitale, fallimento, fondazioni bancarie, scuola, lavoro e via così. Il problema delle riforme, di quelle dei 28 anni precedenti e di quelle degli ultimi 2, non sta né nella quantità, né nel “tempo di attesa”, bensì nella qualità e, quindi, nell’effettiva efficacia.

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Usate la testa, contate le teste

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

i posti di lavoro sono davvero cresciuti di circa 415 mila unità? I dati dell’Osservatorio del precariato pubblicati ieri dall’Inps hanno fatto urlare al trionfo del Jobs Act, ma sono piuttosto fuorvianti. Lo è, in particolare, la tabella 3 “Variazione netta dei rapporti di lavoro in essere nei mesi di gennaio – ottobre degli anni 2013, 2014 e 2015” da cui si ricava un dato di più 507.691 rapporti di lavoro, che, tenendo conto delle variazioni assolute delle voci considerate, giunte all’esito di un + 415.557 contratti di lavoro.

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Come ti abbatto la disoccupazione

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Il tasso di disoccupazione è certamente un indice importante per comprendere lo stato di salute del mercato del lavoro, ma, purtroppo, se non letto in rapporto al ben più importante tasso di occupazione può rivelarsi fuorviante. Governo e maggioranza esultano con gioiosi tweet nel leggere i dati diffusi dall’Istat lo scorso 1 dicembre, secondo i quali il tasso di disoccupazione all’11,5% è il più basso da 3 anni a questa parte.
Ma, purtroppo, questo non significa per nulla che l’occupazione sia aumentata: su base annua, infatti, è praticamente piatta.

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La cultura non è una mancia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

avvicinare i giovani alla cultura è obiettivo nobile e certamente condivisibile. Destinare, dunque, spesa pubblica a questo fine appare in astratto meritorio e dovuto. Il problema, come sempre, è la misura, mista all’obiettivo concreto. E non sembra affatto che con un’elargizione di 500 euro ad una platea di circa 570.000 neo diciottenni si riesca davvero a promuovere la cultura.

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