Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Regno-Unito - page 2

“Azioni contro diritti”, l’esperimento britannico

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Dallo scorso primo settembre, nel Regno Unito è entrata in vigore la possibilità di un nuovo status per i lavoratori dipendenti, il cosiddetto “diritti contro azioni“. Fortemente voluto dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, il nuovo status contrattuale è visto come massimamente applicabile alle startup ed alle piccole e medie imprese, ma è adottabile da qualsiasi azienda. La normativa prevede tra l’altro che un’impresa possa offrire solo questo particolare status ai nuovi assunti. Rivoluzionario? Il tempo dirà.

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Tanti mutui, siamo inglesi

in Economia & Mercato/Esteri

E’ di oggi la notizia che nel Regno Unito il numero di mutui prima casa erogati nel secondo trimestre di quest’anno ha toccato il massimo dal 2007. Nel solo mese di giugno le erogazioni di mutui prima casa sono aumentate del 30% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Nel frattempo, i prezzi delle case sono ai massimi dal 2008. Prima di entusiasmarvi per una economia “che funziona”, leggete tutta la storia.

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Realtà sovrana

in Economia & Mercato/Esteri

C’è un paese, nell’Unione europea, che ha un serio problema: le sue banche non prestano alle imprese, o prestano col contagocce. Non è una notizia, si dirà: accade in quasi tutta l’Eurozona, sono le conseguenze del danneggiamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria nei confronti del sistema creditizio, una delle innunerevoli iatture dell’euro. Questo è certamente vero, solo che il paese di cui parliamo non è nell’euro.

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La Thatcher non era Reagan. In Italia non ha avuto eredi

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel momento del ricordo di Margaret Thatcher e dell’analisi della sua azione politica la tendenza evidente è quella alla polarizzazione del giudizio, dove l’agiografia fronteggia la demonizzazione, ed alla inevitabile banalizzazione. Anche in questa circostanza svetta la pochezza analitica del nostro triste paese, condannato da una sorta di maledizione a produrre una classe politica incapace di creare discontinuità reali e tali da contrastare un declino economico, sociale e civile che pare ormai aver superato il punto di non ritorno. Leggere l’opera di Margaret Thatcher con occhiali italiani contemporanei tende a produrre vertigini da visione distorta.

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Regno Unito, il lungo coma e l’inflazione

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Qui sotto, un grafico tratto da Alphaville che parla (anzi, urla) da solo: l’andamento del Pil britannico dopo i maggiori episodi recessivi degli ultimi novant’anni circa. Come si nota, il profilo della “ripresa” post crisi del 2008 è desolatamente piatto: proprio non c’è modo di risollevare l’economia. Che fare, quindi? E cosa è andato storto?

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Sell on news

in Economia & Mercato/Unione Europea

Altro giorno, altra tornata di tagli ai tassi d’interesse: la Cina lima il tasso sui prestiti di 31 punti-base, portandolo al 6 per cento, e quello sui depositi di 25 punti-base, al 3 per cento, replicando la mossa dell’8 giugno, per la quale si era atteso ben tre anni. Qualcuno potrebbe pensare che la People’s Bank of China stia panicando di fronte a dati dell’economia reale in deterioramento accelerato.

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Bamboccioni di Sua Maestà

in Economia & Mercato/Esteri

Pubblicati i conti pubblici britannici del mese di maggio, e non è un bel vedere: il deficit al netto degli aggiustamenti finanziari cresce a 17,94 miliardi di sterline, contro attese per un valore di 14,8 miliardi. Rivisto al ribasso anche il dato di aprile, da 16,5 a 17,6 miliardi. A maggio 2011 il fabbisogno era di 15,2 miliardi di sterline. Dopo i primi due mesi dell’anno fiscale (che inizia il primo aprile), i conti pubblici britannici sono già in grave affanno, con uno sforamento di 3,9 miliardi di sterline e in traiettoria per sfondare i 120 miliardi di sterline previsti.

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Formidabile quell’anno

in Economia & Mercato/Esteri

Quello qui sotto è l’andamento 2011 nel rendimento del titolo di stato decennale di un paese che ha un rapporto deficit-Pil del 10 per cento, una inflazione del 5 per cento ed una crescita inesistente, oltre ad essere sotto minaccia di downgrade (pare non imminente, malgrado il malocchio inviato da alcuni vicini di là del Canale).

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Il pericolo dello strappo inglese

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Tempo

La drammatica spaccatura tra l’asse franco-tedesco ed il Regno Unito, nella notte di venerdì, segna un nuovo potenziale fronte nel processo di trasformazione dell’Europa a cui assistiamo preoccupati ed angosciati. Un accordo a ventisette membri, quindi totalitario, avrebbe aperto la strada ad un nuovo trattato europeo. La richiesta di David Cameron di ottenere garanzie a tutela del settore dei servizi finanziari britannici (che rappresenta il 10 per cento del Pil del Regno Unito), minacciato soprattutto dall’ipotesi di una Tobin Tax europea, si è infranta contro il muro di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, costringendoli quindi ad un semplice accordo intergovernativo, meno cogente di un trattato ma parimenti prono a rilevanti incertezze e tempi lunghi nelle modalità di attuazione.

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Nebbia su Bruxelles, il continente è isolato

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Scrive oggi Wolfgang Munchau sul Financial Times che, se l’accordo intergovernativo di questa notte dovesse reggere, il livello di attrito tra gli insider e gli outsider (il Regno Unito, nello specifico) potrebbe portare ad esiti traumatici di medio termine, come la fuoriuscita di Londra dall’Unione europea e l’eventuale (e fantapolitica, ad oggi, ma non si può mai dire) creazione di blocchi antagonisti in Europa. Difficile, al momento, svolgere questa ipotesi oltre la mera speculazione, anche perché pare che alla fine saranno 26 i paesi che andranno avanti sull’accordo intergovernativo.

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Buco continuo

in Economia & Mercato/Esteri

Il governo britannico potrebbe scoprire, a breve, che la manovra di austerità adottata mesi addietro si sta rivelando del tutto insufficiente a colmare i buchi di bilancio. Secondo simulazioni realizzate dal Financial Times sul modello di indebitamento della pubblica amministrazione britannica, gestito dall’Office for Budget Responsibility, il deficit per il 2012 potrebbe essere superiore al preventivato per 12 miliardi di sterline, uno scioccante sforamento del 25 per cento.

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Un suggerimento per Tremonti e Bersani

in Economia & Mercato/Esteri

Svizzera e Regno Unito hanno raggiunto un accordo-quadro per tassare conti svizzeri non dichiarati da cittadini britannici. L’intesa dovrebbe fruttare allo Scacchiere britannico circa 5 miliardi di sterline entro il 2013. L’accordo prevede un do ut des tra i due paesi, nel quale viene preservato l’anonimato dei depositanti britannici in cambio di una robusta tassazione del reddito prodotto dai loro investimenti in Svizzera, sulla falsariga dell’altro accordo-quadro, raggiunto dalla Confederazione con la Germania, settimane addietro.

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IMHO

in Adotta Un Neurone/Esteri

Una simpatica sinossi del divide linguistico-culturale tra britannici e resto d’Europa. Cliccare per fraintendere.

(HT: Spectator)

Lost in Translation

 

Regno Unito, giudizio sospeso sulla “stretta espansiva”

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

*Post tecnico, ma mai quanto dovrebbe

Ieri è stata pubblicata la prima stima del Pil britannico del primo trimestre, che segnala una crescita dello 0,5 per cento. Tale incremento compensa quasi esattamente la contrazione del quarto trimestre dello scorso anno, che è stata da molti imputata alle tempeste di neve che hanno a lungo bloccato il paese. Quindi, nell’ultimo semestre, il Pil britannico non è praticamente cresciuto. Da qui l’avvio di un dibattito (non inedito, a dire il vero) circa l’efficacia della stretta fiscale. O meglio, circa le proprietà espansive che una stretta fiscale può esercitare nell’attuale contesto macroeconomico.

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Nessuna resistenza, sarete assimilati

in Economia & Mercato/Esteri

Il tesoro di Sua Maestà britannica, impegnato con il governo Cameron a contrastare la deriva antidemocratica rappresentata dalle banche Too Big To Fail, ha deciso di nominare al Monetary Policy Committee della Bank of England il senior European economist di Goldman Sachs Ben Broadbent, che pare sia uno degli ispiratori del pensiero del Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne.

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Niente Reagan, siamo britannici

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes

Il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha le idee molto chiare su quando e come giungere a tagliare le tasse:

Alla domanda se egli consideri il Regno Unito come un paese eccessivamente tassato, esita: “Buona domanda. Mi piacerebbe ridurre le tasse – quindi, in quel senso, sarebbe bello se riuscissimo a ridurre le tasse. Ma ho sempre creduto che l’unico modo per farlo sia quello di avere delle finanze pubbliche solide. Io sono un conservatore fiscale, non un reaganita tagliatore di tasse in deficit. In quel senso sono più vicino al modello perseguito da Margaret Thatcher e Nigel Lawson. Ciò significa mettere in ordine le finanze pubbliche – e se c’è un surplus, usarlo per ridurre le tasse. E’ quello che [Lawson] ha fatto alla fine degli anni Ottanta”

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Manovre e no

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Dopo la manovra correttiva monstre annunciata dal Cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, in nome e per contro del governo di coalizione tra Tories di David Cameron e LibDem di Nick Clegg (a riprova del fatto che evidentemente non è un problema di leggi elettorali e di esiti da esse indotti ma di atteggiamento e senso di responsabilità della classe politica: serietà, per farla breve), oggi si è verificato un evento singolare, e che non accadeva dal maggio del 2009: il rendimento del Gilt quinquennale, il titolo di stato britannico, è sceso sotto quello del corrispondente titolo tedesco, mentre il differenziale di rendimento tra i titoli di stato decennali dei due paesi è al minimo dell’ultimo anno.

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Trova le differenze

in Discussioni/Esteri/Italia

Il bravo Claudio Cerasa confessa oggi sul suo blog di avere crescenti difficoltà a “distinguere qualcosa che sia di destra da qualcosa che sia di sinistra”, in relazione alla proposta di Nick Clegg, che pare voglia equiparare (con l’assenso di David Cameron) le unioni gay ai matrimoni eterosessuali. Per rimuovere tali difficoltà e riacquistare antiche certezze e stereotipi consigliamo a Cerasa di leggere qui, quo e qua. Tutto gli risulterà immediatamente più tradizionale, e mai aggettivo fu utilizzato in modo più deliberato.

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