📁 Contenuto archiviato: Questo è un contenuto obsoleto, conservato per consultazione. Per informazioni più recenti, visita la nostra homepage.
Lo scorso 6 luglio, durante il negoziato sull’innalzamento del tetto del debito, il Repubblicano Paul Ryan, astro emergente del partito ed apprendista stregone di una analisi economica onirica, ebbe a dichiarare a Maria Bartiromo, alla Cnbc, l’ineludibile necessità di porre sotto controllo l’indebitamento, per “togliere la pressione ai tassi d’interesse”. E infatti, quella pressione non è mai cessata. Solo che era una pressione al ribasso, non al rialzo. Ma forse, a modo suo, Ryan ha ragione: quei tassi erano e sono troppo alti, per il futuro giapponese che attende gli Usa. Qualcosa continua a sfuggire a noi, oppure ad altri.

Nuovo libro
Paziente Zero
Come la sindrome italiana ha contagiato l’Europa (e l’Occidente)



