Il MES nella stanza con Patuelli

So che in questo periodo ci sono cose ben più gravi e importanti ma proprio non riesco a comprendere i motivi per cui il presidente, ormai vitalizio, del sindacato dei banchieri, Antonio Patuelli, abbia ritenuto di tornare a tirare in ballo la riforma del MES. O meglio, la “sua” riforma, quella che a lui piacerebbe, secondo una lettura del tutto soggettiva dei testi del trattato e della riforma, oltre che della destinazione dei fondi. Andiamo con ordine, portate pazienza.

Un vulcano di idee

La premessa: Patuelli ha alcune meravigliose idee che fertilizza a intervalli regolari. Talmente creativo che a volte si ha la sensazione che produca problemi in cerca di soluzioni. Il penultimo, spinnato per lunghi mesi, è stato quello di mettere un tetto in valore assoluto al debito pubblico italiano. Un cappio ferocemente pro-ciclico, in pratica, che al primo rallentamento avrebbe distrutto la nostra economia. Prima ancora, Patuelli aveva dato il suo imprescindibile apporto al teatrino dell’Italia che impedisce la riforma del MES.

Lo aveva fatto sposando tesi assurde dell’attuale maggioranza di governo, che rimproveravano all’organismo nato da un trattato intergovernativo una lisergica “mancanza di democraticità”, confrontandolo per insondabili motivi alla “democraticità” della Bce, che riferisce al parlamento europeo secondo uno schema che è parte della sua missione istituzionale. Patuelli era persino arrivato a dire che il MES avrebbe un vertice monocratico.

Nel suo intervento del 13 giugno al congresso annuale Acri a Gorizia, il presidente Abi ha rilanciato quei concetti e lanciato la sua “riforma”. Occorre

[…] una trasformazione della natura giuridica del Mes. È uno strumento intergovernativo, non esclusivamente europeo con un soggetto internazionale che ne fa parte: va trasformato in organismo della Ue con le regole e la trasparenza che ha la Bce.

Allora: il MES effettivamente nasce da un trattato intergovernativo. Davvero Patuelli pensa che, oggi, ci sarebbe l’unanimità per farlo diventare organismo Ue mediante trattato? Siamo al “fate presto” allungando i tempi in modo patologico? Una specie di festina lente? Patuelli poi dice che il MES ha “cospicui fondi” ma non riesce a farsi entrare in testa che il MES agisce per statuto in caso di minacce alla stabilità di un singolo paese o di sistema, come nella riforma bloccata da Roma. Sembra invece che il presidente Abi desideri cambiarne la missione istituzionale ma non specifica in che modo.

Un ripassino contro l’assurdo

Ma cosa c’entra, questo ossessivo parallelismo tra MES e Bce? Nulla, ovviamente. Ripetete con me: la Bce e il MES non sono neppure parenti, nel senso che fanno cose differenti, e soprattutto hanno autonomia ben differente. Vediamo come la Bce motiva la propria accountability davanti all’Eurocamera:

La BCE è un’istituzione indipendente che utilizza a totale discrezione i propri strumenti, ove necessario, per assolvere le sue funzioni e il suo mandato. Un complemento indispensabile di questa indipendenza è l’obbligo di rendere conto del proprio operato. 

La BCE è tenuta a rispondere del proprio operato al Parlamento europeo, in quanto istituzione che riunisce i rappresentanti eletti dei cittadini dell’UE.

Chiaro, no? La Bce fa quello che vuole con la politica monetaria e i suoi strumenti, perché gode di indipendenza assoluta, e di conseguenza è tenuta a spiegare quello che fa agli eletti dal popolo europeo. Lineare. E invece, il MES? Il MES fa altro, eroga fondi. Che a monte hanno un memorandum d’intesa tra il paese interessato e il collegio dei ministri delle Finanze dell’Eurozona.

Eppure, basterebbe leggere il trattato istitutivo de MES medesimo, per capire come stanno davvero le cose. E allora, lo si legga. Segnatamente, l’articolo 13 del trattato che lo istituisce, e che disciplina l’iter di richiesta di aiuti ad un paese che ne faccia richiesta:

Un membro del MES può presentare domanda di sostegno alla stabilità al presidente del consiglio dei governatori. Tale domanda menziona lo strumento finanziario o gli strumenti finanziari da considerare. Una volta ricevuta la domanda, il presidente del consiglio dei governatori assegna alla Commissione europea, di concerto con la BCE, i seguenti compiti:

a) valutare l’esistenza di un rischio per la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso o dei suoi Stati membri, a meno che la BCE non abbia già presentato un’analisi a norma dell’articolo 18, paragrafo 2;

b) valutare la sostenibilità del debito pubblico. Se opportuno e possibile, tale valutazione dovrà essere effettuata insieme al FMI;

c) valutare le esigenze finanziarie effettive o potenziali del membro del MES interessato.

2. Sulla base della domanda del membro del MES e della valutazione di cui al paragrafo 1, il consiglio dei governatori può decidere di concedere, in linea di principio, il sostegno alla stabilità al membro del MES interessato sotto forma di un dispositivo di assistenza finanziaria.

3. Se è adottata una decisione ai sensi del paragrafo 2, il consiglio dei governatori affida alla Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI – il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria. Il contenuto del protocollo d’intesa riflette la gravità delle carenze da affrontare e lo strumento di assistenza finanziaria scelto. Il direttore generale del MES prepara nel contempo una proposta di accordo su un dispositivo di assistenza finanziaria contenente le modalità finanziarie e le condizioni e la scelta degli strumenti, che dovrà essere adottata dal consiglio dei governatori.

Il protocollo d’intesa è pienamente conforme alle misure di coordinamento delle politiche economiche previste dal TFUE, in particolare a qualsiasi atto legislativo dell’Unione europea, compresi pareri, avvertimenti, raccomandazioni o decisioni indirizzate al membro del MES interessato.

4. La Commissione europea firma il protocollo d’intesa in nome e per conto del MES, previa verifica del rispetto delle condizioni di cui al paragrafo 3 e approvazione del consiglio dei governatori.

5. Il consiglio di amministrazione [del MES, ndPh.] approva l’accordo sul dispositivo di assistenza finanziaria che definisce gli aspetti finanziari del sostegno alla stabilità da fornire e, se del caso, le modalità di corresponsione della prima rata dell’assistenza stessa.

6. Il MES istituisce un idoneo sistema di avviso per garantire il tempestivo rimborso degli eventuali importi dovuti dal membro del MES nell’ambito del sostegno alla stabilità.

7. La Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme al FMI – ha il compito di monitorare il rispetto delle condizioni cui è subordinato il dispositivo di assistenza finanziaria.

Quindi: a scrivere e sottoscrivere pensano la Commissione e la Bce, anche col sostegno del FMI. Non il MES, che è ente pagatore e tecnico post erogazione. Ora, ditemi voi in cosa il MES sarebbe democraticamente carente rispetto alla Bce, premesso che fanno lavori del tutto differenti e che la seconda gode di autonomia e indipendenza, decisionale e strumentale, che il primo semplicemente non possiede e che opera secondo decisioni prese dalla politica, cioè dai ministri delle Finanze dell’Eurozona.

Per non parlare del “soggetto internazionale” che inquinerebbe il MES, e che Patuelli non ritiene neppure di nominare: il Fondo monetario internazionale. Che tuttavia qui c’entra come i cavoli a merenda. Il FMI è organismo tranquillamente escludibile da future valutazioni di intervento sulla sostenibilità del debito, stia tranquillo il presidente Patuelli. In caso, espliciti come il MES dovrebbe usare i fondi, secondo lui. Perché, con una complessa inferenza, se si chiama “Meccanismo europeo di stabilità”, un soggetto con scarsa fantasia potrebbe pensare che serva esattamente a quello, coi suoi “cospicui fondi”. Solo una minima parte dei quali esistono nella forma di capitale versato. I fondi veri arrivano con l’emissione di debito del MES. Un banchiere queste cose dovrebbe saperle.

L’immaginazione al potere

E soprattutto, sarebbe utile smettere di svuotare i cassetti per rilanciare assurdità, perché ciò non fa che mettere in drammatica evidenza l’inadeguatezza della nostra cosiddetta classe dirigente, che pare vivere in una bolla dove la realtà giunge ovattata e profondamente distorta. Quella dove ci sono “i reattori sicuri, puliti e piccoli” che stanno nei parcheggi aziendali e sono praticamente già pronti per il microonde, e gli strumenti di tutela della stabilità economico-finanziaria della Ue inquadrati come una sorta di Spectre che decide dei destini dei vostri primogeniti, non solo maschi perché il patriarcato è morto, per fortuna.

Si dirà: parlano a uso di una platea interna, sanno benissimo come stanno davvero le cose. Possibile, ma ho il timore che spesso siano convinti di quello che sostengono e di quello che estraggono dai loro cassetti, pieni di problemi immaginari alla ricerca di soluzioni. Il vero dramma italiano è questo.

Tutto ciò specificato, al momento del MES non vi è bisogno. Ecco, l’ho detto. Anzi, l’ho ribadito. O gli si cambia missione, e qui contiamo sul presidente Patuelli, oppure proviamo a dibattere di altre fantasie, perché il canovaccio è logoro. In caso, trovatevi uno spin doctor meno bollito.

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