Come ama dire Nancy Pelosi, Speaker Emerita della Camera dei rappresentanti nonché leggendaria insider trader di Washington, la democrazia è una questione da tavolo della cucina. Nel senso che, quando si riesce a quadrare il bilancio familiare, si è liberi dal bisogno e meno tentati di salire sull’autobus del primo demagogo che passa.
Lo stesso Donald Trump ha ottenuto la rielezione denunciando “l’inflazione di Biden”, e focalizzandosi ossessivamente sul prezzo della benzina, visto come esempio del potenziale disinflazionistico dei combustibili fossili sulle rinnovabili “woke”. Non è chiaro come si possa conciliare questa visione di disinflazione virtuosa col fatto che i prezzi negli USA crescano ormai in modo regolare al passo di circa il 3 per cento, lasciandosi alle spalle la mistica del 2 per cento come faro dell’azione della banca centrale.
Make America Affordable Again
In attesa che i mercati scoprano che questo numero magico è stato silenziosamente accantonato e che ciò potrebbe rappresentare l’anticamera dell’anarchia monetaria, le elezioni locali del 4 novembre hanno ribadito che l’elettorato statunitense sente molto il problema della affordability, termine che in italiano si tradurrebbe in modo piuttosto impreciso con “convenienza”, nel senso di qualcosa che ci si può permettere, soprattutto spese necessarie per la vita quotidiana. Diciamo anche “accessibilità”.
L’attuale crisi del costo della vita ha permesso anche a stampa e politici di fare una scoperta rivoluzionaria: se anche la variazione dei prezzi divenisse nulla, conta il livello raggiunto dai medesimi, posto a confronto col reddito disponibile. Chi l’avrebbe mai immaginato? A parte ciò, esiste un problema di costo della vita, sui due lati dell’Atlantico (forse non solo lì ma noi ci occupiamo del decadente Occidente, anche senza maiuscola).

La vittoria di Zohran Mamdani ma anche quella di due sue colleghe di partito assai meno rivoluzionarie di lui, almeno a parole, a governatore di Virginia e New Jersey hanno posto con forza il tema della crisi del costo della vita. Mamdani dovrà riuscire a capire come agire su leve che non controlla interamente, ad esempio per gli aumenti di imposta e prezzo dei biglietti dell’autobus, ma il tema è molto rilevante e con enormi conseguenze potenziali.
Che fare in questa società dove la plutocrazia cresce rigogliosa, la classe media che investe in borsa riesce a reggere grazie all’effetto ricchezza delle quotazioni azionarie ma tutti gli altri finiscono stritolati dal costo della vita? Come evitare che padri e madri di famiglia si incazzino e votino per qualche avventuriero che promette loro di riuscire a fare la spesa anche liberandosi, se necessario, degli orpelli di quella cosa chiamata democrazia?
Non solo Mamdani
La governatrice eletta della Virginia, Abigail Spanberger, ex dipendente della Cia (il destino dei luoghi), ha corso con una piattaforma di affordability per salute, abitazione ed energia, nei limiti consentiti ad un governatore, comunque maggiori di quelli permessi ad un sindaco: agendo sugli intermediari sanitari, sulla burocrazia delle autorizzazioni edilizie e sullo zoning, cioè sui piani regolatori. Spingendo sullo sviluppo delle rinnovabili ma anche sui piccoli reattori nucleari, vero topos delle piattaforme politiche occidentali, con buona pace della distanza temporale che ci separa da quello che rischia di rivelarsi un miraggio.
E, fatalmente, per i costi delle bollette si giunge al tema dei data center, che rischiano di uccidere i bilanci delle famiglie. Spanberger ha intenti assertivi, sostenendo che occorre assicurarsi che “i data center contribuiscano equamente ai costi della nuova generazione e trasmissione di elettricità che devono essere sostenuti per alimentarli”. Ma sa perfettamente che c’è un tema di concorrenza: se uno stato si mostra troppo “punitivo”, i data center vanno altrove. Ricordando che, attorno a Richmond, di essi c’è un importante cluster. Nuove declinazioni di una dinamica antica.
Stesso discorso per la governatrice eletta del New Jersey, Mikie Sherrill. Che va oltre e proclamerà dal primo giorno nella funzione uno “stato di emergenza sui costi delle bollette“, promettendone un pericoloso congelamento, la realizzazione massiva di energia pulita e a buon mercato, richiesta di “trasparenza” alle utility, sviluppo del nucleare nella Contea di Salem e tavolo di lavoro con gli stati confinanti per coordinare la realizzazione di nuove centrali.
A tutto ciò si somma, su scala nazionale, il forte aumento dei premi assicurativi per ottenere coperture sanitarie nell’ambito dell’Affordable Care Act, noto come Obamacare. Ennesimo tentativo di Trump di distruggere quella legge, puntando a conseguire l’agognata affordability con intese dirette con i produttori farmaceutici, riduzione dei prezzi nazionali statunitensi finanziata con aumento di quelli sui mercati europei e fors’anche (ma mai illudersi) mettere mano agli strati di intermediazione parassitaria nella sanità statunitense.
Tra plutocrati compassionevoli e una tantum ricorrenti
Come si vede da queste rapide osservazioni, il tema è reale, e su di esso si giocheranno destini di politica e democrazia, o quello che ne resta e che identifichiamo convenzionalmente come tale. Che faranno allora plutocrati e oligarchi statunitensi? Accetteranno di cedere un’unghia di risorse per tenere tranquilla la popolazione o punteranno su qualche demagogo che alla fine farà i loro interessi, anche a eventuale costo di scatenare repressioni delle proteste? Lo scopriremo, non solo negli Stati Uniti. Nel frattempo, è sorto il sole dell’interventismo statale di matrice conservatrice, quella che lotta contro la “statalizzazione dei mezzi di produzione” ma applaude le iniziative socialisteggianti di Trump in quell’ambito.
Assisteremo a ossimorici reiterati “prelievi una tantum” a fini redistributivi dai conti di aziende floride e simbolicamente detestate, come banche e assicurazioni (ma anche utility), come mostra in Italia l’orientamento ormai consolidato del governo Meloni? Oppure a forme di repressione finanziaria per tenere bassi i costi di deficit e debito crescenti, mercati permettendo, come punta a fare Trump?
Nel frattempo, al netto di visibilio e timore per le future imprese del nuovo tribuno della plebe nell’era di TikTok (suggerimento: non trattenete il respiro nell’attesa), nel dibattito si ascolterà con frequenza crescente l’espressione che dà il nuovo ed ennesimo nome al concetto di diseguaglianza crescente: un’economia a forma di K. Da cui potrebbe derivare la crescente suggestione per un’altra K: quella di Kommunism, nella lingua di Karl Marx.