di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nelle ultime settimane i rendimenti obbligazionari in Eurozona e negli Stati Uniti sono risaliti in misura piuttosto consistente, soprattutto di qua dell’Atlantico. Questo ha determinato alcuni effetti collaterali ampiamente prevedibili ed interrogativi circa la fine del “costo zero” per il denaro. Sia negli Stati Uniti che in Eurozona la crescita non è particolarmente vigorosa, se raffrontata al periodo ante crisi, ma probabilmente si tratta della “nuova normale”, cioè di economie che crescono strutturalmente meno.

Pare che i nostri eroi abbiano scoperto che esistono quelli che economisti e banchieri centrali definiscono “rischi al ribasso” per la nostra crescita economica. Tuttavia, anziché andare a ricercarli nella congiuntura globale e nella reattività alla medesima da parte della nostra struttura economica, è iniziata la caccia allo shock negativo esterno. Ennesima versione di un autoinganno che col governo Renzi sta toccando vette inesplorate.

All’approssimarsi delle elezioni nazionali e provinciali, in Argentina cresce l’arrendevolezza governativa a concedere aumenti salariali ai pubblici dipendenti. La circostanza è in sé piuttosto banale e non meritevole di menzione, se non fosse al contempo la spia del tasso di inflazione effettiva del paese ed occasione per l’esercizio di alcune piccole astuzie governative per ridurre il costo reale per le casse pubbliche. In un caso e nell’altro il rischio di tensioni sociali resta alto, e l’effetto deleterio sulle casse pubbliche argentine garantito.

Il Financial Times segnala che le piccole e medie imprese giapponesi si troverebbero in condizioni congiunturali piuttosto problematiche, e questo avrebbe spinto il governo di Shinzo Abe a prendere posizione, con atti amministrativi e l’abituale moral suasion nei confronti delle grandi conglomerate, affinché “diano una mano”. Sono gli effetti collaterali della struttura produttiva di un paese la cui leadership politica era convinta di aver reinventato la ruota.

Ieri il premier giapponese, Shinzo Abe, ha illustrato gli aggiornamenti alle linee guida della sua ormai mitologica “terza freccia”, quella delle riforme strutturali che dovrebbero liberalizzare molti ambiti di attività economica ed innalzare per questa via il potenziale di crescita dell’economia. Oggi arriva un’ulteriore indicazione da parte del ministro delle Finanze, Taro Aso, che riporta sulla terra il mito del Giappone stampatore di felicità.