A parte il vergognoso titolo provocatoriamente demenziale (un vero e proprio clickbait: andrò a confessarmi appena possibile), oggi facciamo un po’ di sociologia da bar, di quelle che spesso si leggono negli editorialoni che appaiono sui giornaloni, vergati da antropologi, filosofi, epistemologi, ontologi o più semplicemente chiacchieroni che si sono arrampicati su per le alte gerarchie dell’accademia italiana e da lì guardano giù come tanti Marchesi del Grillo. Possiamo chiamare il tema di oggi “e gli altri, allora?”, oppure “meglio i governati o i governanti?”

di Vitalba Azzollini

Il 4 maggio, giorno di inizio della nuova “fase” da Covid-19, è stato accolto come una sorta di domenica dopo «il sabato del villaggio». C’è davvero da festeggiare, leggendo le recenti disposizioni sugli spostamenti del Dpcm del 26 aprile 2020, nel mentre ci si sposta dalla “fase 1” alla “fase 2” dell’emergenza? Se ne può dubitare, e non solo perché in concreto, a parte il riavvio di varie attività produttive e industriali, per i cittadini non si ampliano di molto le possibilità di andare in giro; ma perché i profili di incertezza circa le nuove regole sono tanti.

A intervalli regolari ed alta frequenza, la politica italiana si fa dei viaggi psichedelici. Da un paio di giorni, il tema è diventato “ma perché non usiamo il MES senza condizioni che ci viene offerto?” E giù tutti a fantasticare, da Confindustria a Romano Prodi passando per Silvio Berlusconi ed altri padri più o meno nobili del paese. Contrari restano i sovranisti letteralisti, quelli che “se si chiama MES, è una fregatura: meglio i Btp patriottici”. Ognuno sogna a modo proprio.

In caso vi fosse sfuggito, ieri sul Sole è comparsa una imprescindibile intervista in cui il leader del movimento delle Sardine, Mattia Santori, ha illustrato la proposta “solidale” per produrre subito liquidità a beneficio di chi boccheggia. L’ho riletta più volte ma continuo ad aver problemi di comprensione. Colpa mia, ovviamente.

Mentre il settore aereo globale viene letteralmente abbattuto dal Covid-19, con stime di minori ricavi quest’anno per 113 miliardi di dollari, in Italia va in scena l’ultima tragica farsa di un paese piagato da un letale mix di ignoranza, malafede e nazionalismo con le pezze al culo, già ampiamente rintracciabile nella storia post unitaria del paese: il bando di vendita di Alitalia.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

il capo di stato maggiore dell’esercito al tempo della prima guerra mondiale, Luigi Cadorna, viene dipinto, forse in maniera un po’ caricaturale, come alacre produttore di circolari, insieme con gli altri vertici militari. La guerra, si narra, si pensava si sarebbe vinta a forza di assalti sanguinosi e, soprattutto, ampie, forbite e dettagliate “circolari”.

L’ultima arma di distrazione di massa del governo italiano pro tempore è l’ingaggio di due consulenti economici dall’estero: tal Gunter Pauli, che confesso di non conoscere ma che a naso mi pare un guru di economia circolare in autoconsumo (funghetti inclusi), e la ben più celebre Mariana Mazzucato, economista della University College London e tenace sostenitrice della tesi che vuole lo Stato come motore primo dell’innovazione.