L’aspetto più logorante del dissesto di Banca Popolare di Bari, alfine conclamato dopo anni di polvere ed altre sostanze sotto i tappeti (anche se corre voce che qualcuno sapesse da anni), non è tanto l’ennesimo salasso per i contribuenti, ammesso che la Commissione Ue accetti interpretazioni fantasiose per il salvataggio pubblico, né il ritorno ossessivo del termine “ristoro”, che ricorda il supporto a viandanti in pellegrinaggio lungo polverose e pericolose vie dei secoli che furono.

Dopo la controversa decisione della DG Comp Ue, guidata da Margrethe Vestager, di considerare operazione a condizioni di mercato la ricapitalizzazione della banca tedesca NordLB per mano dei suoi azionisti (pubblici), in Italia qualcuno pare aver maturato il convincimento di disporre di un ricco bonus da spendere, prelevandolo direttamente dalle tasche dei contribuenti tricolori. Ancora una volta, l’epicentro è a Siena ma le scosse arriveranno anche da Bari.

Ieri si è tenuta l’assemblea di Assofondipensione, a cui era invitato anche il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta. Ora, io non so chi, quando e come abbia sollevato il tema ma pare saremo costretti, nell’infinita via crucis italiana nel delirio, a discutere anche di una cosa chiamata “garanzia pubblica negli investimenti dei fondi pensione”.

La stima definitiva della variazione del Pil italiano del terzo trimestre non ci dice nulla di inedito: siamo sempre col motore al minimo, gli investimenti sono frenati dalla crisi dell’automotive, la domanda interna è viva ma lotta poco assieme a noi. Scopriamo invece ulteriori elementi di conferma ad un fenomeno a dir poco inquietante, che mostra come il nostro paese stia percorrendo la strada opposta a quella dei paesi emergenti.

Il governo pro tempore ha scoperto una triste verità: non puoi imporre ad una controparte la tua volontà se sei all’angolo e praticamente fallito. Che fare, quindi, per scalciare la lattina e distrarre gli ottusi sudditi dal gramo avvenire che si prepara loro? Ideona: invochiamo il ritorno ad un passato che, in realtà, mai è esistito nell’iconografia con cui lo rappresentiamo oggi.

Egregio dottor Francesco Greco, illustrissimo signor Procuratore,

sono un cittadino italiano incensurato, pago tutte le tasse non perché moralmente superiore (non mi permetterei mai di essere così presuntuoso) ma solo perché sono al giogo della dittatura del sostituto d’imposta. Rispetto le leggi della Repubblica, anche quelle che non condivido. Per questo oggi mi permetto di rivolgerLe una supplica, col pensiero rivolto con gratitudine a quanto da Lei fatto per la collettività, con la nascita del cosiddetto “modello Milano”, città di cui sono pure residente, e che tante risorse fiscali ha riportato al Bene Comune, di cui i prestiti ponte per Alitalia sono parte integrante.

Ieri sera, a Ottoemezzo, Giorgia Meloni ha declinato la sua idea per l’ex Ilva: un bel coinvolgimento dell’Europa, trainata dallo stato di necessità (??) della Germania rispetto al nostro acciaio. Pare che la stessa idea fosse stata espressa, sia pure in forma più aulicamente criptica, dal “nostro” premier. Come abbiamo fatto a non pensarci prima?

Ieri è accaduto un singolare episodio, tra i molti che quotidianamente segnano il declino di questo paese. Nel verosimile tentativo di accreditarsi come potenziale leader nazionale, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha ritenuto di esibirsi in un bizzarro atto di contrizione verso l’Italia intera, ostentando un robusto senso di colpa, di quelli che sarebbero piaciuti a Woody Allen e Philip Roth.