Oggi è giornata trionfale, per i difensori della via italiana all’aggiramento delle norme sul bail-in e della diffusione del contagio. Infatti, il tribunale Ue ha sentenziato, in accoglimento del ricorso dell’Italia e della Banca Popolare di Bari (sostenuta da Bankitalia), che nel 2014 l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare la Cassa di Risparmio di Teramo (Tercas) non fu aiuto di stato e pertanto sarebbe stato legittimo. E quindi? Quindi nulla cambia, sul piano dei vincoli di realtà.

Nel nostro paese è ufficialmente in corso un’offensiva contro le norme europee relative al bail-in. Per il momento, si tratta di un’offensiva immaginaria, nel senso che la revisione della disciplina di risoluzione delle banche in dissesto non appare in cima né all’agenda europea né a quelle dei singoli paesi dell’Unione. Ma tant’è. E dopo il sindacato dei banchieri, anche Banca d’Italia torna a far sentire la propria voce.

Ieri è stata la giornata in cui lo stagno italiano ha prodotto una bolla di fermentazione più grande delle innumerevoli altre emesse quotidianamente e che fanno la felicità di retroscenisti e conduttori di circhi televisivi con claque prezzolata. Per l’ennesima volta, dall’Italia si è levata una ferma vocina: “no al bail-in bancario!”. Epperbacco.

Proprio l’altro giorno, con Michele Boldrin, ci chiedevamo quali fossero le fonti di ispirazione dello stralunato discorso del premier Giuseppe Conte a Davos, in particolare del passaggio dove lamentava la pazienza degli italiani verso l’ordine liberal-democratico (bontà sua e nostra). Ora, grazie alla segnalazione di un fedele lettore, abbiamo un’ipotesi di chiave di lettura.

Ieri, al termine della riunione del governing council, il presidente della Bce, Mario Draghi, tra le altre cose ha detto che

I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro si sono orientati al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari.

Venerdì scorso, sul Corriere, un colloquio del corrispondente Stefano Montefiori con Marine Le Pen sul radioso futuro dell’ossimorica internazionale sovranista. Nulla di inedito, neppure l’abituale illusione (o cinismo verso gli elettori) di riuscire a “cambiare l’Europa”, tutti assieme isolazionisticamente.

di Massimo Famularo

La comunicazione inviata dalla BCE a MPS con l’indicazione rivedere la valutazione contabile dei propri crediti deteriorati sembra aver sorpreso alcuni giornalisti, storicamente abituati a ritenere che il vino sia buono se lo dice l’oste, e qualche gestore di fondi azionari ipersensibile, per il quale nel dubbio è sempre meglio gettar via il bambino insieme all’acqua.

La surreale idea di nazionalizzare l’istituto genovese e fonderlo con MPS dovrebbe servire a sconfiggere il rischio di credito

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dalla grandinata di bellicose dichiarazioni politiche sulla vicenda del salvataggio di Carige, spicca la persistente suggestione a creare una “banca d’investimento dello stato”, in grado di “prestare ad imprese e cittadini”. Magari attraverso la fusione con MPS.