Difficile dire se Theresa May sopravviverà, di sicuro sono ormai tramontati slogan e illusioni sul divorzio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La rivolta contro la bozza di accordo sull’uscita del Regno Unito dalla Ue ed il relativo regime transitorio è solo l’ultimo effetto di un problema ad oggi intrattabile.

Dopo la stroncatura delle stime di crescita italiana da parte della Commissione Ue e la dura reazione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, siamo giunti con grande puntualità alle “analisi” che cercano di confutare l’approccio di Bruxelles. Più che altro, si tratta di una forma di fact checking alla vaccinara, compiuta in alcuni casi da giornalisti che hanno una assai scarsa dimestichezza con la logica, prima che con i numeri e le metodologie di previsione.

Posticipare il primo rialzo dei tassi e nuovi finanziamenti agevolati per le banche sono tra gli strumenti disponibili

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

A fine anno la Banca centrale europea concluderà il suo programma di acquisti noto come Quantitative easing (QE), ma la congiuntura dell’Eurozona mostra segni di affaticamento in alcune delle sue maggiori economie: nel terzo trimestre l’Italia è tornata a stagnare e la Germania (ma si avrà conferma solo il 14 novembre) dovrebbe segnare una forte frenata rispetto al +0,5% del secondo trimestre, imputabile soprattutto alla manifattura e che viene forse un po’ troppo sbrigativamente e semplicisticamente ricondotto ai colli di bottiglia causati dai nuovi e più rigorosi test per le emissioni degli autoveicoli.

Si moltiplicano le voci di un’entrata a regime molto differita delle principali misure della legge di Bilancio 2019. Secondo gli astutissimi gialloverdi, ciò sarebbe necessario per “tranquillizzare” gli investitori e rabbonire la Commissione europea, che a breve lancerà contro l’Italia una procedura per debito eccessivo. Se tali voci fossero confermate, il rallentamento di implementazione sarebbe la plastica rappresentazione di una politica economica demenziale e finalizzata solo al voto di scambio alle elezioni europee, a cui i nostri scappati di casa cercano disperatamente di arrivare.

Come ormai sanno anche le pietre, dal prossimo primo gennaio la Banca centrale europea non acquisterà più titoli di stato dei paesi dell’Eurozona, limitandosi (sino a nuovo avviso) a reinvestire cedole e titoli scaduti. E fin qui, direi che ci siamo. Il problema, per l’Italia, deriva dal rischio di una ridefinizione dei criteri in base a cui gli acquisti vengono ripartiti tra i paesi dell’Eurozona. Qui per noi potrebbero sorgere problemi aggiuntivi.

I nuovi spasmi sul Btp, con lo spread sul decennale tornato in area 300 punti base, sono il frutto del dilettantismo e dell’improvvisazione con cui questo esecutivo sta gestendo una delicatissima legge di bilancio per il 2019. Dentro questa cornice, che conosciamo da tempo, si muovono le correnti più strutturate e strategicamente consapevoli di quanti stanno spingendo il Paese verso l’Incidente.

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

Ieri è uscito un imprescindibile documento, elaborato dagli uffici del ministro per le Politiche europee, Paolo Savona, destinato a fornire una pluralità di spunti di riflessione sulle riforme della governance europea. Anzi. della politeia, come tiene a rimarcare il ministro, perché governance è troppo tecnocratico ed aziendalistico, mentre politeia indica qualcosa di ben più elevato e complesso, nella categoria del bene comune. Tutto ciò premesso, vediamo i punti qualificanti per mutare l’architettura istituzionale dell’eurozona, almeno secondo Savona.