Nei giorni scorsi ho segnalato più volte un bizzarro atteggiamento del direttore del Tg La7, Enrico Mentana. Nello specifico, quello di commentare il livello giornaliero dello spread tra Btp e Bund enfatizzando le chiusure su livelli inferiori ai massimi di giornata, anche quando tali chiusure sono comunque superiori a quelle del giorno precedente. Ad esempio, cose del tipo “oggi lo spread ha toccato un massimo di 320 punti base ma poi ha ripiegato chiudendo a 318″, quando il giorno precedente la chiusura era a 310. Questo modo di dare la notizia, solo in apparenza oggettivo, è in realtà distorsivo perché, concentrato sul brevissimo termine (la giornata), finisce col decontestualizzare il trend, che è invece di fortissimo allargamento, da mesi.

Oggi su MF compare l’ennesima letterina alla stampa del professor Paolo Savona, che proprio non si capacita del fatto che la sua rivoluzionaria proposta di riscrittura dei trattati europei non trovi l’eco che meriterebbe, fuori dall’Italia. Nell’esercizio divulgativo di oggi, sempre in bella prosa, Savona ci spiega che il keynesismo non è morto. Con qualche suggestione per rianimarlo, almeno entro le patrie mura.

Prendete il video qui sotto. Guardatelo ed ascoltatelo. In esso troverete un celebre giornalista televisivo che pone domande al primo ministro di un paese del G7. Sono domande complessivamente miti, con qualche necessaria reiterazione (sempre assai poco assertiva) di fronte a palesi reticenze dell’intervistato, che spesso agisce per alimentare i più frusti luoghi comuni sulla professione di avvocato in questo paese, con una retorica ampollosa.

In caso vi fosse sfuggito, ieri il vice premier e bisministro Luigi Di Maio ha illustrato le linee guida della riforma dei centri per l’impiego e del reddito di cittadinanza. Più o meno tutto come da attese, spunti comici inclusi. Resta da capire dove finisca l’ignoranza specifica sul funzionamento del mercato del lavoro e dove inizi la furbizia politica della ricerca della forma definitiva del voto di scambio.

Chiunque creda davvero che il prossimo 31 ottobre si giungerà alla definizione del nuovo assetto societario di Alitalia, se la faccia passare: il nostro prestigioso esecutivo, per mano e bocca del suo imprescindibile vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, sceglierà la via della proroga alla proroga. Ma nel frattempo è “divertente” assistere agli spasmi dialettici della nostra sovrana compagnia di giro.

In caso vi fosse sfuggito, vi segnalo un articolo apparso ieri su Libero a firma di Paola Tommasi, la laureata della Bocconi divenuta celebre per aver “collaborato con lo staff di Donald Trump” (così narra la sua biografia) durante la campagna elettorale del 2016. C’è soprattutto un passaggio, di questo commento, che merita la segnalazione: dove l’azzardo morale incontra la trielina. Parliamo di mutui. Aspettate a sbadigliare perché merita.

Ieri, al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi in cui è stato illustrato il condono fiscale riveduto e corretto, i due vicepremier a domanda hanno risposto: “non vogliamo uscire dalla Ue e dall’euro” (bontà loro) e “non ci saranno patrimoniali”. Ora, io capisco l’esigenza dei giornalisti di fare domande, ma continua a non essermi chiaro che tipo di risposte differenti ci si potesse attendere.

Vi ricordo, in caso ieri foste stati in altre faccende affaccendati, in cosa consiste il condono previsto dal governo. Si tratta della possibilità di integrare la dichiarazione dei redditi fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro, per singola imposta e con scudo penale. Quindi, a fronte di un imponibile di 300.000 euro, è possibile fare emergere nero per 100.000 euro annui per singola imposta. Se ne avete di più, è in omaggio.