In caso vi fosse sfuggito, vi segnalo un articolo apparso ieri su Libero a firma di Paola Tommasi, la laureata della Bocconi divenuta celebre per aver “collaborato con lo staff di Donald Trump” (così narra la sua biografia) durante la campagna elettorale del 2016. C’è soprattutto un passaggio, di questo commento, che merita la segnalazione: dove l’azzardo morale incontra la trielina. Parliamo di mutui. Aspettate a sbadigliare perché merita.

Ieri, al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi in cui è stato illustrato il condono fiscale riveduto e corretto, i due vicepremier a domanda hanno risposto: “non vogliamo uscire dalla Ue e dall’euro” (bontà loro) e “non ci saranno patrimoniali”. Ora, io capisco l’esigenza dei giornalisti di fare domande, ma continua a non essermi chiaro che tipo di risposte differenti ci si potesse attendere.

Vi ricordo, in caso ieri foste stati in altre faccende affaccendati, in cosa consiste il condono previsto dal governo. Si tratta della possibilità di integrare la dichiarazione dei redditi fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro, per singola imposta e con scudo penale. Quindi, a fronte di un imponibile di 300.000 euro, è possibile fare emergere nero per 100.000 euro annui per singola imposta. Se ne avete di più, è in omaggio.

Uno degli elementi costanti del pensiero magico che informa l’indefessa azione di questo prestigioso esecutivo è il principio del minimo risultato col massimo sforzo, in termini di inefficacia, inefficienza e costo per i contribuenti, meglio se quelli futuri. Un preclaro esempio di questo analfabetismo funzionale, che evidenzia la sproporzione grottesca tra obiettivi e strumenti, lo troviamo in relazione alla vicenda Alitalia.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Oggi sul Sole c’è l’attesissima intervista a Giovanni Tria dopo la sua personale Caporetto sui numeri del deficit pubblico. Pur se pesantemente ammaccato, il ministro risponde con sufficiente lucidità ai rilievi ed agli interrogativi, e tenta di tracciare la strada che attende lui ed il paese nei prossimi mesi. Alcune considerazioni oggettive e fattuali si affiancano a speranze e programmi che appaiono piuttosto impegnativi. O che fanno tenerezza, a seconda dei punti di vista.

Ieri è uscito un imprescindibile documento, elaborato dagli uffici del ministro per le Politiche europee, Paolo Savona, destinato a fornire una pluralità di spunti di riflessione sulle riforme della governance europea. Anzi. della politeia, come tiene a rimarcare il ministro, perché governance è troppo tecnocratico ed aziendalistico, mentre politeia indica qualcosa di ben più elevato e complesso, nella categoria del bene comune. Tutto ciò premesso, vediamo i punti qualificanti per mutare l’architettura istituzionale dell’eurozona, almeno secondo Savona.

Piccola notazione autobiografica seguita da richiesta pubblica al maggior quotidiano italiano. Mi accorgo solo oggi che il suo direttore responsabile, Luciano Fontana, mi ha bloccato su Twitter. I motivi mi sfuggono ma forse sono riconducibili alla richiesta di chiarimenti che il sottoscritto ed alcune altre persone, ben più titolate di me, gli hanno rivolto tempo addietro riguardo ad una “inchiesta” di Milena Gabanelli sulla mutualizzazione del debito pubblico in Eurozona.

Per l’angolo del buonumore, oggi sul Fatto trovate un’intervista di Stefano Feltri alla cittadina Laura Castelli, viceministro all’Economia del governo legastellato e già protagonista di memorabili performance televisive, che una ne fa e cento ne studia. Anzi, “ne valuta”, in attesa delle decisioni future. Un futuro che è sempre un bersaglio maledettamente mobile.