Quando uno ha deciso di smettere di farsi del male guardando teatrini politici italiani, ecco che arriva la nemesi, che lo costringe a rincorrere la notizia. Martedì sera, nella consueta comparsata da Giovanni Floris, il giovane candidato premier del M5S, al secolo Luigi Di Maio, ha realizzato un meraviglioso spottone per la banca online di MPS. Con argomentazioni che fanno sospettare l’uso di sostanze psicotrope. O altro.

Su l’Economia del Corriere, questa settimana Marcello Minenna si occupa della proposta di ridurre la concentrazione di titoli di stato domestici nel portafoglio delle banche. Come noto, si tratta di un intervento che, attenuando il legame banco-sovrano, riduce il rischio di avvitamento di una crisi e rappresenterebbe anche il passo decisivo per raggiungere l’agognata unione bancaria, con assicurazione dei depositi, togliendo ai tedeschi (e non solo a loro) l’attuale poderoso argomento per il nein. Come altrettanto noto, Minenna si batte patriotticamente da tempo per giungere alla creazione di un asset comune europeo, ignorando sistematicamente l’interesse nazionale altrui. Ma in questo psichedelico articoletto si supera.

Ieri, in Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, hanno deposto due sostituti procuratori di Milano, Stefano Civardi e Giordano Baggio, che hanno indagato sulla banca nel 2011-12 e dall’estate 2014. L’aspetto più interessante della deposizione è l’identificazione delle cause immediate di crisi della banca senese, che ci offre l’occasione per qualche altra considerazione spicciola.

Nuovo piccolo segnale di fumo nella costosissima (per i contribuenti italiani) telenovela Alitalia. Pare che Lufthansa abbia intenzione di offrire 250 milioni per la parte aviation della compagnia, con un organico ridotto di un quarto, a seimila unità. Come da consunto copione, è già iniziato il fuoco di sbarramento, distinguo, puntualizzazioni e patrio orgoglio che manderà a monte anche questa opportunità, salvo scoprire che mai è esistita e che domani andrà meglio.

Sul Corriere trovate un’intervista al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, reduce da quella che egli considera una grande vittoria non per sé ma per i cittadini (ça va sans dire) contro gli orridi tecnocrati che attentano alla democrazia. Tema del contendere, al solito, è l’Addendum della Vigilanza della Bce sui crediti deteriorati. Ma si va anche oltre, in una giornata dove la schizofrenia italiana ha fatto bella mostra di sé in Europa.

di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

il patriottico impegno del ministro Piercarlo Padoan nel difendere strenuamente le banche italiane e il tesoretto delle sofferenze italiche dai perfidi attacchi dei regolatori teutonici, potrebbe anche essere comprensibile (in fondo ben rappresenta la cultura e lo spirito del tempo del paese in questione) se purtroppo non giungesse al punto di fare a pugni con la logica e il buon senso.

L’ultimo numero di Democratica, house organ in pdf del Partito democratico, presenta una ficcante ed incalzante serie di domande sulla crisi delle banche italiane, quelle che il partito di Matteo Renzi pone e porrà in commissione parlamentare d’inchiesta. Tra tali domande ce n’è in particolare una che ci ricorda che, dietro i ricorrenti rimbrotti, Renzi ama la Ue ed i suoi precetti.