In questi giorni il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, è fieramente impegnato a battagliare su Twitter con tutti quelli che esprimono scetticismo per l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di Tim (già Telecom Italia). Quello che sin qui sappiamo, è che non si tratta di una battaglia a difesa dell’italianità; come molto opportunamente ha twittato il ministro “ma perché, gli italiani la Telecom l’avevano gestita meglio?”. Non ci piove.

Mentre si attende che il governo spieghi all’Ufficio parlamentare di bilancio ed a noi poveri mortali per quale motivo il prossimo anno il nostro Pil subirà una rabbiosa accelerazione rispetto allo scenario tendenziale (da +0,6% a +1%), che Pier Carlo Padoan, da keynesiano dell’ultim’ora, attribuisce all’efficacia delle misure governative ma anche all’elevato moltiplicatore che si avrebbe in condizioni prossime alla trappola della liquidità (welcome!), scopriamo che i nostri eroi hanno difficoltà non solo e non tanto con la realtà quanto con la coerenza delle tesi che presentano.

Ieri il neo ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che gode da sempre di eccellente stampa e di familiarità con i vertici confindustriali, essendo stato nello staff dell’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo, ha annunciato i profondi cambiamenti al suo ministero, che dovrebbe divenire il traino del cambiamento e dell’innovazione, in una parola dello sviluppo economico (tu guarda i casi della vita), e che per ora appare soprattutto un mix di attività residuali e che potrebbero essere svolte proficuamente anche da altri ministeri.