Ieri il leader del Labour, Jeremy Corbyn, ha dichiarato il proprio sostegno ad una unione doganale tra Regno Unito e Unione europea, da conseguire dopo la Brexit. Un tentativo di imbarcare i Conservatori che vogliono una Soft Brexit, mettendo in gravi difficoltà il governo di Theresa May (contrario all’unione doganale), anche a costo di mettere a rischio l’elettorato laburista che vuole una Hard Brexit, ma proposta così ricca di contraddizioni e difficoltà operative da essere assai difficilmente perseguibile. E ad alto rischio di risolversi nello scenario che i Brexiter più temono: quello di diventare uno stato vassallo della Ue. Oppure, nell’ultima versione, uno “stato convitto”, prigioniero di Bruxelles.

Facile sedurre la classe media che ha visto crollare il welfare, ma quali sarebbero gli effetti delle sue ricette?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli spasmi politici e le incertezze legate al percorso della Brexit, il partito Conservatore britannico si trova a combattere una minaccia esistenziale: la diserzione del voto giovanile e di ampi strati della classe media lavoratrice, sempre più affascinati dal partito Laburista di Jeremy Corbyn e dai suoi messaggi di “protezione”.