Poiché in questo periodo storico il tema del ridisegno dei meccanismi di welfare e della loro “universalizzazione” in tempo di crisi fiscale in Italia è divenuto vieppiù acuto, ecco una storia assai poco edificante ma paradigmatica del perché questo paese si è sin qui mostrato geneticamente incapace di darsi una missione per il proprio futuro di comunità e di perseguirla evitando porcate che sono il segno distintivo di uno stato fallito.

“Finché sarò il presidente dell’Inps mi batterò con tutte le mie forze ed in ogni sede perché non ci siano tagli al personale né riduzioni delle loro retribuzioni”, disse il presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua, plurigettonato consigliere d’amministrazione di realtà pubbliche, parapubbliche e private, divenuto improvvisamente sindacalista per difendere i suoi uomini e le sue donne. Not in my budget, come sempre.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Il 25 novembre 2005  il governo Berlusconi approvò la riforma della previdenza complementare, che regola la destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso in base al quale, dal primo gennaio 2007, il lavoratore dipendente deve scegliere se mantenere il Tfr nella sua forma attuale oppure destinarlo alla costruzione di una pensione integrativa, versandolo ai fondi pensione (sia di categoria che aperti).

Italiani! Si conferma ad ottobre la “lenta, ma progressiva diminuzione” delle richieste di cassa integrazione.
Lo comunica l’Inps, precisando di aver autorizzato alle aziende italiane l’utilizzo di 100,8 milioni di ore nel mese di ottobre, contro i 103,2 milioni di settembre (-2,3%) perché, nella immane opera di riscrivere le leggi dell’economia, a noi le oscillazioni stagionali ci fanno un baffo. Ma le F.O.R. (Forze Oscure della Realtà) cospirano contro il nostro fiero Paese, portandoci ad apprendere che, rispetto a ottobre 2009, quando le ore autorizzate erano state 97,1 milioni, si registra invece un aumento del 3,8%.

Non c’è solo un problema di (in)capacità dei media a leggere le statistiche economiche; c’è anche e soprattutto un problema di qualità delle statistiche prodotte dalle agenzie pubbliche. Ad esempio dell’Inps, che non fornisce tempestivamente i dati disaggregati tra le ore di cassa integrazione autorizzate e quelle utilizzate. Queste ultime, peraltro continuano a far segnare nuovi massimi assoluti, mentre l’equivalente grandezza tedesca è oggi al 20 per cento del picco toccato durante la crisi.

Esercizio caldamente consigliato a quanti desiderano essere cittadini consapevoli. Andate sul sito dell’Inps. Richiedete il vostro PIN. La […]