Un breve viaggio nel tempo ad uso dei più giovani e di quelli che, non essendo più giovani, soffrono di amnesie. La storia dell’intervento pubblico nell’economia italiana è una storia di successo solo nella fase iniziale, quella della costruzione del patrimonio infrastrutturale del paese e dello sviluppo dell’industria pesante. Ma questa fase si esaurì oltre mezzo secolo addietro. Dagli anni Settanta, la storia di quell’intervento è fatta di distruzione di risorse fiscali, in parallelo all’aumento dell’apertura dell’economia italiana al processo di globalizzazione, a cui un paese trasformatore come il nostro non poteva certo rinunciare.

Il governo pro tempore ha scoperto una triste verità: non puoi imporre ad una controparte la tua volontà se sei all’angolo e praticamente fallito. Che fare, quindi, per scalciare la lattina e distrarre gli ottusi sudditi dal gramo avvenire che si prepara loro? Ideona: invochiamo il ritorno ad un passato che, in realtà, mai è esistito nell’iconografia con cui lo rappresentiamo oggi.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Di Silvio Berlusconi conosciamo ormai da tempo i tic: la personalità egolatrica, la propensione a reinterpretare la realtà, eufemisticamente parlando. Possiamo affermare di conoscere altrettanto bene il carattere di Giulio Tremonti? Sappiamo che l’uomo ha una robusta vocazione ai grandi disegni storici, quelli da immortalare sulle lavagne in magniloquente simbiosi con gli Scalfari ed i Bertinotti. Tremonti è proteiforme, è quella tesi ed antitesi che un’era geologica addietro rimproverava alla sinistra di essere: è liberista ma anche colbertista, federalista ma anche centralista. Vede ovunque zavorre a carico del nostro paese, perché cresceremmo di più se avessimo il nucleare ma anche se non lo avessero (più) gli altri.