La Nuova Iri contro il “fallimento del mercato”: arriva FallItalia

Il governo pro tempore ha scoperto una triste verità: non puoi imporre ad una controparte la tua volontà se sei all’angolo e praticamente fallito. Che fare, quindi, per scalciare la lattina e distrarre gli ottusi sudditi dal gramo avvenire che si prepara loro? Ideona: invochiamo il ritorno ad un passato che, in realtà, mai è esistito nell’iconografia con cui lo rappresentiamo oggi.

Il ministro del cosiddetto Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, pentastellato, ha raccolto la difficile eredità di Luigi Di Maio. Nel senso che sarà durissima riuscire a fare peggio dell’attuale inquilino per caso della Farnesina. Ma potresti riuscirci, se insisti a credere che il mondo debba mettersi in coda per rilevare il tuo fallito vettore “nazionale”.

Tramontato il famoso consorzio fatto da FS, Atlantia e Delta, con l’appoggio di risulta del MEF, ora siamo in pausa di riflessione. Gli unici punti fermi da parte governativa pare siano la volontà di distruggere risorse fiscali e l’indisponibilità a spacchettare Alitalia in due o tre società e poi cedere quella di volo, l’unica che pare avere qualche esile chance di sopravvivere.

Pare invece che obiettivo strategico dell’esecutivo sia l’unità aziendale ma, soprattutto, il mantenimento dei livelli occupazionali. La famosa variabile attorno a cui l’universo si espande (nel caso italiano, si contrae sin verso lo stato di buco nero), e che infiniti danni addusse agli Italici. È ormai evidente che prima si fissano i livelli occupazionali, poi l’universo si assesta attorno ad essi. Almeno, questo è quello che crede una classe politica vocata al dissesto.

Di fronte all’esigenza di gestire anche l’acciaio, offrendo alla famiglia Mittal l’assorbimento pronto degli esuberi a Taranto, l’esecutivo cerca una soluzione anche per Alitalia, e non solo.

Prima viene la copertura ideologica, che di solito viene declinata farfugliando di cose tipo “fallimento del mercato”. Un concetto assai bizzarro, che mette a nudo non solo una devastante ignoranza del significato autentico di quella espressione, ma che rappresenta anche la copertina di Linus per invocare improbabili nazionalizzazioni e conseguenti riti sacrificali di soldi dei contribuenti.

Oggi è quindi il turno dell’ingegner Patuanelli, che in una intervista al Corriere ci informa che il caso Alitalia rappresenta esattamente quello:

Non ci sono soluzioni di mercato perché Atlantia ha deciso di uscire dalla cordata il giorno prima della scadenza. In questo senso il mercato ha fallito.

Uhm, no, ingegner Patuanelli. Il concetto di fallimento di mercato non è quello da lei tratteggiato in questa frase, verifichi meglio. Quanto al contesto specifico, le ricordo che è Delta ad aver puntato i piedi per perseguire il proprio obiettivo strategico: bloccare Lufthansa. Voi davvero pensavate che nel mondo esistesse una Onlus disposta a cedere ricca marginalità su rotte di lungo raggio ad una compagnia fallita? Ebbene sì, ne erano certi.

Quanto ad Atlantia, sarebbe utile prendere atto che l’azienda sta negoziando duramente le proprie concessioni autostradali, ed agisce di conseguenza. Questo accade, quando nessuno si fa avanti per un gioiello come Alitalia e sei costretto ad inventarti “negoziati” del genere.

A parte ciò, Patuanelli nell’intervista spiega bene la sua idea di intervento pubblico:

Viviamo in un momento nel quale il sistema industriale italiano è stretto tra la voglia di conservazione e il desiderio del cambiamento: fare politiche di innovazione in un mondo conservativo è complicato, lo è al contempo conservare il know-how in un mondo in costante evoluzione. Per questo occorre trovare un equilibrio attraverso un soggetto pubblico, chiamiamola nuova Iri o come volete voi, capace di evitare choc al sistema produttivo e choc occupazionali.

Uno legge e si dice: bravo, benissimo. Poi però guarda alla realtà e si chiede: ma di cosa parliamo, esattamente? Dobbiamo preservare Alitalia perché dobbiamo “conservare il know how in un mondo in costante evoluzione”? Ma lo scenario strategico di Patuanelli è molto furbo: si riempie la bocca di innovazione quattropuntozero per occultare il vero obiettivo: l’occupazione zeropuntoquattro in aziende decotte. Niente “shock occupazionali”, siamo italiani. E così, in questo minestrone rancido o più propriamente tossico, ecco ulteriori dettagli:

Occorre una protezione del tessuto industriale del Paese, della filiera e dell’indotto di determinati settori. Non perché ci sia bisogno di nazionalizzare, ma perché le sfide che si pongono davanti, anche in termini ambientali, necessitano di un accompagnamento. Per le piccole e medie occorre mettere in campo una banca pubblica degli investimenti che garantisca un’erogazione del credito più efficace

Eh sì, serve un accompagnamento. Verso il crack fiscale del paese. Sublime, come sempre, il riferimento alla mitologica “banca pubblica degli investimenti”, che immagino debba fare credito “senza se e senza ma”, incluso quello alle aziende morte, ovviamente a causa di altri “fallimenti di mercato”. Pare che questa creatura leggendaria sarà utilizzata, nei prossimi mesi, nell’impegnativo salvataggio di una banca del Mezzogiorno che traballa da tempo. Anche in quel caso avremo legioni di Patuanelli pronti e giurare che trattasi di “fallimento del mercato”.

È il nuovo spin di un paese fallito: il fallimento del mercato. Più propriamente è il fallimento del mercato delle vacche della politica. Occorre ammettere che l’attuale generazione di politici ha avuto una enorme sfiga: sono arrivati a raccogliere i cocci prodotti dalle precedenti. Ora che tutto intorno a loro si sta sbriciolando, sono colti dal panico e urlano al fallimento del mercato ed alla necessità della provvidenziale mano pubblica, quella che ci ha portato alla attuale miseranda condizione.

Però vuoi mettere, parlare di “innovazione”, “ambiente” e “shock tecnologici” per tenere in vita Alitalia o qualche azienda che produce autobus o compressori per frigoriferi? Siamo seduti sulla frontiera tecnologica, come potete constatare. Qui l’aria è rarefatta. Forse è da questa ipossia che nascono queste elucubrazioni.

Se poi il concetto di “fallimento del mercato” non dovesse bastare, perché serve farsi autorizzare dalla Commissione Ue nuove campate dei prestiti-ponte, si può sempre citare la Germania che salva le proprie banche (pubbliche) con soldi pubblici (quelle surprise!), ed invocare il “mercato” dopo aver ruminato -male- alcuni concetti di un pronunciamento che ancora non è ufficiale ma che ha già fatto salivare copiosamente i nostri patrioti e gli editorialisti di un giornale color salmone, la cui missione è accompagnare “culturalmente” il paese nella sua discesa al dissesto:

Il punto è uno solo: questa gente sta panicando. Hanno finito i soldi altrui e il paese gli si sta sbriciolando sotto i piedi. Presto passeranno all’azione, ad esempio espropriando il risparmio degli italiani oppure le concessioni autostradali, che sono una formidabile macchina di liquidità, di quelle che potrebbero servire ad “accompagnare” il paese verso “l’evoluzione tecnologica” e tenere in vita molte Alitalia, lottando a mani nude contro il “fallimento del mercato” e per “cambiare le forme del capitalismo”. Un vero peccato che, per arrivare all’esproprio delle concessioni autostradali, serva un lungo percorso amministrativo e giudiziario, e indennizzi da capogiro. Ma mai dire mai: quando si vive in clima “rivoluzionario”, la legge deve fare un passo indietro, direbbero i nostri visionari.

Nel frattempo, ad uso della plebe stressata, impazzano le sceneggiate sul Mes. Un giorno ci sveglieremo e scopriremo che il mondo ha finalmente compreso che questo paese è spacciato, Mes o non Mes, e di conseguenza inizierà a prezzare tale rischio di morte. Ma non ci accorgeremo manco di quello, perché saremo impegnati con l’ennesimo prestito ponte di Alitalia e con la nascita della “Nuova Iri” che accompagnerà il paese. Dove, lo scoprirete da soli.

Per ora, direi che abbiamo almeno un nome per questo istituto per la liquidazione industriale: FallItalia, con un bel bandierino tricolore come logo, attorno al quale si radunerà la Nazione ed il suo ecosistema: boiardi, comunisti, solidaristi cattolici, imprenditori relazionali, faccendieri assortiti, fuoricorso di lungo corso, strimpellatori di tastiere in regime ordinistico. La notte andavamo in via Veneto.

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