Questa settimana, per la mia conversazione con Michele Boldrin (il cui canale YouTube trovate qui), parliamo dei massimi sistemi: dal rogo di Notre Dame alla filantropia delle grandi aziende francesi, il populismo continua ad alzare la voce. Quale futuro per il welfare e le politiche redistributive?

Oggi su alcuni quotidiani italiani campeggia una pagina pubblicitaria, acquistata da Alitalia per informare il mondo del suo record. No, non quello di compagnia aerea che ha prodotto il maggior deficit cumulato della storia dell’aviazione civile e tuttora continua a non riuscire a fallire in pace. Né quello di vettore che ha gemmato il maggior numero di BadCompany. No, si tratta del “record” di puntualità nei voli.

Con la kermesse de noantri di ieri (animata solo da 5S, con leghisti latitanti), all’auditorium dell’Enel, entra nel vivo il processo che condurrà all’erogazione del cosiddetto reddito di cittadinanza. Cioè alla più importante operazione di voto di scambio mai creata nella storia della Repubblica. Abbiamo scritto più e più volte, di tutte le incoerenze e disincentivi che questa misura produrrà sull’economia italiana; soprattutto ne ha scritto, da esperto, Luigi Oliveri. Qui facciamo sintesi con le ultime evidenze.

La fase di avvio del nuovo esecutivo è diventata la prosecuzione della campagna elettorale con altri mezzi e non poteva essere altrimenti, visto che parliamo di forze politiche che fanno del proiettile d’argento a problemi complessi un marchio di fabbrica, e sono quindi costrette a rilanciare a oltranza, appena la realtà tenta di andare a vedere le loro carte. Sui ciclofattorini e sui lavori della cosiddetta gig economy potrebbe esserci l’opportunità di riscrivere le tutele senza tentare di riprodurre l’Unione Sovietica o ripiombare il paese nella palude del sommerso.

Il Centro Studi Confindustria ha prodotto una nota in cui si analizzano portata e criticità del reddito di inclusione e di quello di cittadinanza. Nel primo caso sulla base di legislazione esistente, nel secondo da quanto risulta da un ddl del 2013 presentato dal M5S. Sul fatto che il sindacato degli imprenditori prediliga il REI, non ci piove. Ma il documento analizza in modo laico anche quello che manca al RdC per diventare uno strumento compiuto di welfare, sia di attivazione (welfare-to-work) che di inclusione, ammesso che le due funzioni possano realmente coesistere in un unico strumento. Quello che emerge è ciò che sappiamo da sempre: e cioè che il reddito di cittadinanza è una scatola vuota, molto colorata ed attraente, che ha solo finalità di acchiappa-consenso elettorale.

A proposito di Primo Maggio: oggi sul Sole si dà conto dell’avvio di una sperimentazione che di fatto raccorda ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro per evitare licenziamenti collettivi. Si tratta della circolare che prevede che l’attivazione dell’aiuto alla ricollocazione, che si sostanzia in un assegno erogato non al lavoratore ma all’agenzia che ne cura l’outplacement, possa scattare già in caso di messa in cassa integrazione straordinaria e non, come accade ora, dopo almeno quattro mesi di disoccupazione. Nel complesso, sono sostegni piuttosto generosi ma con una specifica che lascia perplessi.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

insistere sulla sostenibilità, oggettivamente molto dubbia, del reddito di cittadinanza non ha forse molto senso, anche l’altrettanto oggettiva scarsa probabilità di vederlo realizzare, visto che ciò presupporrebbe la formazione di un Governo ad oggi piuttosto complicata. Il tema, tuttavia, resta di estremo interesse perché il confronto tra il progetto di reddito di cittadinanza (che resta per ora solo un progetto) ed il reddito di inclusione (Rei), invece già, operante, è al centro dell’attenzione e dell’esame di alcuni (in particolare, Ella, caro Titolare, Chiara Saraceno su LaVoce.info e Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano del 14 marzo 2018).

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

quanti sono i disoccupati in Italia? E gli “scoraggiati”, quelli che non hanno un lavoro e nemmeno lo cercano? Come noto, l’Istat periodicamente si sforza di fornirci queste importantissime cifre, che sulla base delle ultime rilevazioni danno un numero di disoccupati poco superiore ai 2,9 milioni.