di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

nel nostro ordinamento giuridico si è introdotta l’eterna battaglia tra la trasparenza (disclosure, si direbbe in latinorum) e diritto alla riservatezza, E, come sempre, grazie ad un quantitativo spaventoso di norme e regole ridondanti, pletoriche e ricche di incisi e deroghe, alla fine spesso le regole si applicano ai nemici, ma si interpretano per gli amici o, comunque, per quelli che si ritiene opportuno “non disturbare”.

di Vitalba Azzollini

A volte, l’eloquio del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fa tornare alla mente una pagina dei Promessi Sposi. Don Abbondio – cui i Bravi avevano rivolto la nota intimazione «Questo matrimonio non s’ha da fare» – vuol convincere Renzo dell’impossibilità di celebrare le nozze con Lucia.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

la vicenda dell’affidamento diretto dei camici della Regione Lombardia interessa questi pixel non in sé e per i suoi risvolti giudiziari, ma perché comunque rappresentativa di un modus operandi che nelle amministrazioni locali, comuni, province, città metropolitane e regioni, è diffusissimo.

di Vitalba Azzollini

Chi di automatismi ferisce, di automatismi perisce. E così capita che automatismi usati in un certo verso come indicatori di merito, “a prescindere”, siano poi utilizzati nel verso contrario per pretendere un merito che non esiste. Del resto, agli automatismi si ricorre quando non vi sono metriche per misurare l’accountability: quindi, in Italia, ove nemmeno esiste una parola equivalente a quest’ultima, vi si ricorre spesso.

Tempo addietro Facebook ha annunciato che, nel giro di cinque o dieci anni, sino a metà dei propri dipendenti potrebbe lavorare da casa. Non un episodio isolato, visto che a maggio il boss di Twitter, Jack Dorsey, ha comunicato che i propri dipendenti potranno continuare a lavorare da casa, per il tempo da essi giudicato opportuno e necessario. Decisioni che aprono la strada a ripercussioni di ampia portata sul mercato del lavoro, e che è opportuno monitorare.

di Vitalba Azzollini

La proroga dello stato di emergenza prelude a un nuovo periodo di compressione dei diritti mediante Dpcm, come nei mesi scorsi? Dipenderà da Governo e Parlamento. Infatti, il potere del Presidente del Consiglio di incidere su diritti e libertà delle persone non deriva dalla dichiarazione formale dello stato di emergenza del 31 gennaio scorso, ma gli è stato attribuito dal Governo con la “complicità” del Parlamento. E potrebbe accadere ancora. Dunque, al di là dell’eventuale proroga, il rischio è questo.

Il miraggio della resilienza, la realtà di sussidi indiscriminati che sclerotizzano il mercato del lavoro, soprattutto in alcuni paesi.

L’Ocse ha pubblicato il proprio Employment Outlook 2020, che mostra l’impatto del Covid come la peggiore crisi occupazionale dai tempi della Grande Depressione. Il rischio, ormai noto, è quello di produrre drammatici aumenti di diseguaglianza ed un forte aumento della povertà, con effetti destinati a durare negli anni a venire, soprattutto se la pandemia non dovesse essere sconfitta in tempi ragionevoli, oltre a contribuire a produrre mutamenti del mercato del lavoro difficilmente reversibili. Che fare?