di Massimo Famularo

Egregio Titolare,

a leggere i giornali italici si finisce col convincersi che

Le nuove regole promosse dalla Bce sugli accantonamenti prudenziali che le banche dovranno operare a fronte dei Non performing loans (Npl) hanno riscontrato, in questi giorni, l’apprezzamento di banchieri ed operatori. La vigilanza della Bce, guidata da Andrea Enria, sconfessa le più stringenti disposizioni stabilite da Daniele Nouy nell’Addendum del marzo 2018, creando un percorso di copertura patrimoniale più morbido, per tempi e condizioni.

Sembrerebbe dunque che ci sia stato un “braccio di ferro” tra perfidi tecnocrati e difensori della libertà politica e che alla fine, con l’intercessione di sant’Andrea Enria (che neanche il Financial Times si astiene dal nominare invano) appena assunto all’SSM, abbia prevalso il buonsenso mettendo in fuga i teutonici Kattifi.

Sul Sole un articolo di Luca Davi commenta i risultati dello studio annuale della società di consulenza A.T. Kearney sui conti delle banche retail europee, coprendo 92 istituti attivi in 22 mercati continentali. Per l’Italia, lo studio considera i bilanci delle divisioni commerciali delle nostre prime cinque banche. La sintesi è che il settore in un decennio è cambiato profondamente ed ancor di più è atteso cambiare. Ma sarà durissima.

Gli addetti ai lavori sui mercati finanziari non parlano d’altro da qualche tempo, nel modo ossessivo-compulsivo che caratterizza questa tribù di aruspici sempre pronta a spiegarti cosa accadrà ieri. Il tema è talmente caldo che ormai è affiorato sui giornali generalisti e persino nei telegiornali, che di solito si occupano di altre e ben più profonde questioni.

di Vitalba Azzollini

Qualche giorno fa il ministro dell’Interno ha dichiarato: «Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede. (…) chi sceglie Salvini sa cosa sceglie». Chissà se egli era consapevole dei riferimenti storici cui l’espressione “pieni poteri” rimanda: nel 1922, con il famoso “discorso del bivacco” in una “aula sorda e grigia”, qualcuno reclamava “pieni poteri”; e la dittatura di qualcun altro prese avvio con il “decreto dei pieni poteri”, adottato dal parlamento tedesco nel 1933.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

converrà con questi pixel che il diritto all’istruzione è strettamente collegato anche con i futuri sviluppi lavorativi e formativi della vita. Programmare in maniera efficace i servizi di istruzione e formazione è contestualmente anche programmare le politiche attive per il lavoro, specie se l’istruzione è in grado anche di dialogare efficacemente col mondo produttivo (ma questo è un altro tema).

Viviamo tempi decisamente interessanti. Sono i tempi in cui è tornato di moda il protezionismo, forse perché non si è ancora toccato il punto di non ritorno, quello in cui il sistema commerciale globale collassa, trascinando con sé l’economia mondiale. Sono anche i tempi in cui c’è chi, per cercare di tenere le posizioni del proprio settore declinante, decide che l’economia del proprio paese ha troppo successo, ed occorre fare qualcosa.

di Vitalba Azzollini

La mancanza di credibilità della politica nostrana non perde occasione di manifestarsi anche al di fuori dei patri confini. Il riferimento è alla indicazione di candidati italiani per la carica di commissario alla concorrenza presso l’Unione Europea. Si tratta di una carica di rilievo, in una realtà sempre più globalizzata: il commissario si occupa, tra l’altro, di competizione commerciale (cartelli e abusi di posizione dominante), di concentrazioni tra imprese e aiuti di stato, ai fini di una concorrenza leale nell’UE.