Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Inflazione - page 2

L’italianizzazione della Bce, incubo tedesco

in Economia & Mercato/Unione Europea

Sul Sole, intervista di Alessandro Merli al capo economista di Commerzbank, Joerg Kraemer, su caso cipriota, situazione italiana e ruolo della Bce nella eterna crisi. Da tale intervista si evince che Kraemer ritiene che, alla fine, l’Eurozona resterà in piedi grazie ad un processo di “italianizzazione” della condotta della Bce, indotto dalla politica. Ma questo argomentare si regge su ipotesi la cui realizzazione è tutt’altro che scontata.

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Regno Unito, il lungo coma e l’inflazione

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Qui sotto, un grafico tratto da Alphaville che parla (anzi, urla) da solo: l’andamento del Pil britannico dopo i maggiori episodi recessivi degli ultimi novant’anni circa. Come si nota, il profilo della “ripresa” post crisi del 2008 è desolatamente piatto: proprio non c’è modo di risollevare l’economia. Che fare, quindi? E cosa è andato storto?

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Gli ultimi tabù

in Discussioni/Economia & Mercato

Su lavoce.info, Fausto Panunzi discute della crisi infinita e delle terapie non convenzionali che potrebbero essere adottate e che formano oggetto di dibattito, accademico e tra banchieri centrali. Il tabù di cui parla Fausto è quello della esplicita monetizzazione di parte dello stock di debito pubblico, per allentare una pressione che rischia di mettere a repentaglio le fondamenta democratiche delle nostre società. Ma la trattazione del tema da parte di Panunzi sdogana anche un altro tabù, a lungo negato dai supply sider puri e duri.

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Il Pil nel mirino

in Discussioni/Economia & Mercato

(Post tecnico, sempre di quelli da giornate prive di senso ma utile per capire dove potremmo andare)

Da qualche tempo un nuovo, esoterico acronimo è entrato nel dibattito economico sulla politica monetaria. Per ora la discussione è ristretta soprattutto ai banchieri centrali ed agli accademici, oltre che ai money manager. Questo acronimo è NGDPLT, significa Nominal Gross Domestic Product Level Targeting. Significa, concretamente, che obiettivo della politica monetaria e dell’azione delle banche centrali deve essere un dato livello di Pil nominale, cioè la somma della ricchezza prodotta ogni anno in un paese, espressa a prezzi correnti. In pratica, semplificando, si fissa un livello di crescita del Pil nominale e si cerca di raggiungerlo con stimoli monetari, anche e soprattutto non convenzionali. Sembra la nuova pietra filosofale, ma non lo è. Proviamo a capire il perché.

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Cancellare il debito?

in Discussioni/Economia & Mercato

Facciamo un rapido punto su dove ci troviamo oggi, dopo la rielezione di Barack Obama. Il mondo sviluppato (e non solo) è assediato dal debito, che cresce e continua a crescere senza sosta, perché la posizione fiscale delle maggiori aree economiche del pianeta resta in vario grado restrittiva e perché i sistemi bancari occidentali sono frenati o bloccati dall’esigenza (guarda caso) di ridurre il proprio leverage. Per questa via, quindi, il credito fluisce poco e nulla nelle vene del sistema economico, il quale si ferma. La crescita insufficiente del Pil ed il crescente nervosismo degli investitori sulle prospettive di rimborso di queste montagne di debito finiscono con l’autoalimentare il rapporto di indebitamento, a tutti i livelli.

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L’inflazione dei Tartari

in Economia & Mercato/Unione Europea

Attenzione, inflazione“, “Lo strisciante esproprio dei tedeschi“. Questo sobri avvertimenti  campeggiano sulla copertina dell’ultimo numero dello Spiegel, impegnatissimo nella campagna elettorale. Non abbiamo letto l’articolo (lo ha fatto per sommi capi il Corriere), ma è palese che ci troviamo di fronte all’ennesima manifestazione di incapacità tedesca a comprendere quanto accade. Nessuno può escludere che un giorno l’inflazione compaia in Eurozona, per i motivi più svariati (magari protezionismo, scatenato dalla disperazione di qualche paese messo all’angolo dalla crisi), ma sarebbe opportuno anche rendersi conto che, ad oggi, l’inflazione è l’ultima preoccupazione europea.

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L’euroinflazione fantasma della CGIA

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Riprendiamo quanto già discusso un paio di giorni addietro su Twitter, in relazione ad un comunicato della ormai celebre CGIA di Mestre, intitolato in modo piuttosto furbetto oltre che fantasioso, “Con l’euro i prezzi sono aumentati del 25%“. Come spesso accade quando c’è di mezzo la CGIA (ma lo stesso accade quando a dare i numeri sono le sedicenti associazioni di consumatori), la “notizia” ed il suo titolo sono stati strillati a pieni polmoni, nell’afoso silenzio agostano, da praticamente tutti i media, scritti e parlati, senza uno straccio di fact-checking. Che invece sarebbe stato molto utile. Come sempre, del resto.

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La Germania reflaziona? Ma anche no

in Economia & Mercato/Unione Europea

La Bundesbank avrebbe segnalato ai parlamentari tedeschi la propria disponibilità ad accettare un tasso d’inflazione tedesco più elevato di quello medio dell’Eurozona, come conseguenza del ribilanciamento economico, che vede i paesi della periferia ristrutturare le proprie economie e la Germania beneficiare di condizioni economiche talmente favorevoli da indurre (forse) un qualche surriscaldamento dei prezzi. Anche se il meccanismo ha perfettamente senso, sul piano economico, attenzione ai facili entusiasmi e soprattutto ai malintesi.

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Dove rischia l’Italia

in Economia & Mercato/Italia

Oggi sono stati pubblicati i dati finali dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di febbraio di alcuni paesi europei. Premesso che i dati aggregati non dicono molto sulle dinamiche di prezzo, ad esempio tra settore dei beni commerciabili internazionalmente e quelli che non lo sono, il tendenziale del nostro paese, espresso in termini euro-armonizzati, tocca il 3,4 per cento. Quello francese è al 2,5 per cento e quello spagnolo all’1,9 per cento. Non serve un Nobel per comprendere che il nostro paese sta, in prima approssimazione, perdendo ulteriore competitività rispetto ai nostri partner europei.

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Vacanze austriache per Keynes

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes

Di fronte alla persistente assenza di iperinflazione (o anche solo di inflazione, a dirla tutta), Stefan Karlsson, economista svedese di scuola Austriaca, giunge ad una puntualizzazione assai preziosa per tutti quelli che proprio non riescono a capire la differenza tra base monetaria ed offerta di moneta, come abbiamo potuto sperimentare tempo addietro davanti alle sdegnate email dei fedeli austriacanti che vedono inflazione dietro ogni angolo di strada.

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Perché in Italia è prioritario studiare economia

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato

Essenzialmente per evitare di farsi raccontare idiozie dal politico di turno, a sua volta analfabeta in materia economica. E poi per evitare di giungere a conclusioni come questa. Ma è anche importante insegnarla bene, l’economia, per evitare che alcuni concetti vengano iscritti a lettere di fuoco nella dotazione mnemonica delle persone. Uno di questi concetti, massimamente nocivo, è quello che porta molti alla conclusione che

«Stampare più moneta significa automaticamente un aumento dell’inflazione»

Automaticamente un accidente, ragazzi.

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Ma la Fed ha l’alibi per il QE3

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

(*Post piuttosto tecnico, in caso foste stanchi di rumours e boatos sulla imminente fine del mondo che partirà dalla Grecia)

Gli ultimi dati sulla dinamica dei prezzi al consumo hanno raffreddato gli entusiasmi di quanti si attendevano già da questo meeting della Federal Reserve (domani e dopodomani) l’annuncio di nuove misure non convenzionali di espansione monetaria. L’indice tendenziale complessivo dei prezzi al consumo in agosto era a più 3,8 per cento, quello core (cioè al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia) è al 2 per cento. Entrambi mostrano quindi una tendenza al lieve riscaldamento dei prezzi.

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C’è grosso boom

in Economia & Mercato/Italia

Mentre i nostri attenti media lampeggiano arancio il nostro dato preliminare di inflazione tendenziale nel mese di aprile, salito al 2,6 per cento contro il 2,4 di marzo, nessuno si è accorto che l’equivalente dato, elaborato per Eurostat, segna un rialzo del 3 per cento. Per comparazione omogenea, il dato euro-armonizzato italiano di marzo era del 2,8 per cento, quello tedesco (paese che ha una congiuntura surriscaldata e che è alla base della decisione della Bce di avviare una timida normalizzazione delle condizioni monetarie) era al 2,3 per cento, quello francese al 2,2 per cento. Quindi, cresciamo meno della media europea ma abbiamo un robusto tasso di crescita dei prezzi. Mistero, da qualche parte deve essere in atto un boom col silenziatore. Urgono ottimistici editoriali con la disaggregazione dei nostri vibranti consumi. Ah si, come abbiamo fatto a non notarlo, è il mercato del lavoro! Grazie, ministro Sacconi, senza le sue puntuali chiose saremmo perduti.

E non dite che non ve lo avevamo detto.

Stretti nella morsa tra tagli fiscali e inflazione

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’ultimo dato di inflazione, riferito al mese di marzo, segna curiosamente lo stesso risultato numerico sui due lati dell’Atlantico. Il 2,7 per cento su base annua per l’Eurozona, altrettanto per gli Stati Uniti. Eppure, mentre la Banca centrale europea ha iniziato ad alzare i tassi, la Fed di Ben Bernanke non dà segno di voler intraprendere presto la stessa strada. Dietro lo stesso numero ci sono situazioni e valutazioni differenti delle due banche centrali.

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Inflazione da materie prime: rischio per la ripresa globale?

in Discussioni/Economia & Mercato

Il recente andamento delle materie prime ricorda quello del 2008. Il prezzo del petrolio è oggi ai massimi dall’ottobre di quell’anno, intorno ai 100 dollari al barile. I prezzi agricoli mondiali sono tornati al picco di luglio 2008. I prezzi del rame, che da inizio novembre sono balzati del 17 per cento, sono ai massimi di tutti i tempi. I recenti aumenti riflettono i ridotti timori riguardo le prospettive economiche globali, aiutate dalla Federal Reserve, che sta attuando proprio da novembre dello scorso anno il secondo round di easing quantitativo.

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Eccezioni alla regola

in Economia & Mercato/Italia

A volte capita – sempre più di rado –  che sui giornali italiani, oltre alla propaganda, figurino anche analisi. E’ il caso di questo pezzo del Foglio, scritto dagli economisti Ernesto Felli e Giovanni Tria, che spiega impeccabilmente con altri termini quanto da noi illustrato giorni addietro, e cioè che non c’è nessuna domanda italiana a scaldare i prezzi, ma solo effetti internazionali e l’abituale natura predatoria delle nostre tariffe amministrate e dei nostri non-mercati. Il boom può attendere ma, in un paese dominato da fregnacce mediatiche dove i somari volano ad alta quota, rincuora leggere un pezzo così. Unica sbavatura, il sommario del pezzo: un vero corpo estraneo. O forse il dazio che si deve comunque pagare per riuscire a fare informazione.

L’inflazione è il profumo della vita

in Economia & Mercato/Italia

Dopo il dato preliminare sull’indice dei prezzi al consumo italiani di dicembre, pubblicato ieri da Istat, oggi sui giornali (soprattutto quelli vicini all’esecutivo) prevalgono letture positive e “consolatorie”. Il dato sarebbe favorevole in quanto allontanerebbe lo spettro della deflazione, consentendoci quindi (per inferenza piuttosto spericolata) di cogliere tracce dell’esistenza di una qualche pressione della domanda. Sappiamo in realtà che il petrolio entra, direttamente ed indirettamente, nel dato finale di questo mese in modo piuttosto pesante. Ad esempio attraverso il costo dei trasporti, inclusivo dei biglietti aerei, che notoriamente sono molto reattivi al prezzo dei carburanti, attraverso la relativa voce di sovrapprezzo. Questa è inflazione da costi, non certo da domanda, ma sperare è gratis, almeno per ora.

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