Ieri l’altro Moody’s ha svalutato il rating sovrano del Venezuela in valuta locale ed estera, portandolo ad un orrido Caa1 e con outlook negativo, motivando la mossa con i “sempre più insostenibili sviluppi macroeconomici, un’inflazione fuori controllo ed un forte deprezzamento del cambio parallelo”. Non è l’assalto degli imperialisti ma la realtà che bussa alla porta. Il governo di Caracas risponde in modo ovviamente disfunzionale, ma la situazione è talmente compromessa che ogni tentativo di ritorno alla realtà sarà pagato a carissimo prezzo.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il dato di inflazione per l’Eurozona mostra a ottobre una tendenza piuttosto preoccupante. Su base annuale, i prezzi al consumo sono cresciuti di solo lo 0,7 per cento, da 1,2 per cento di settembre. A una prima lettura si potrebbe imputare la frenata ai forti ribassi dei prezzi dell’energia, soprattutto della benzina, ma osservando meglio si scorgono alcuni guai in vista, soprattutto per paesi come il nostro.

(Questo è un post apparentemente e fintamente tecnico. In realtà è un post essenzialmente filosofico, che punta a mostrare quanto possa essere vendicativa l’economia, verso chi finge di ignorarne le “leggi”)

Prosegue la strana vicenda della Abenomics, il tentativo, da parte del premier giapponese Shinzo Abe, ti dare una scossa all’economia giapponese, e farla uscire definitivamente dalla deflazione che la attanaglia da molti anni. Quello che sta emergendo sempre più chiaramente, col trascorrere del tempo, è che la Abenomics rischia di essere l’ultimo chiodo alla bara del paese, oltre che (soprattutto) un gioco di puro illusionismo, e neppure di qualità particolarmente eccelsa.

Oggi Istat comunica che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,1% nei confronti di aprile 2012, con una decelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto alla variazione tendenziale registrata a marzo (+1,6%). E puntualmente, ecco le lamentazioni delle associazioni di consumatori, che continuano a perdere eccellenti opportunità per farsi una cultura economica ed evitare ogni volta di intasare le agenzie di stampa con comunicati pavloviani di stampo sovietico.

Sul Sole, intervista di Alessandro Merli al capo economista di Commerzbank, Joerg Kraemer, su caso cipriota, situazione italiana e ruolo della Bce nella eterna crisi. Da tale intervista si evince che Kraemer ritiene che, alla fine, l’Eurozona resterà in piedi grazie ad un processo di “italianizzazione” della condotta della Bce, indotto dalla politica. Ma questo argomentare si regge su ipotesi la cui realizzazione è tutt’altro che scontata.