Miraggi sussidiati, il lato sbagliato della barricata

Su lavoce.info, Tito Boeri fa un rapido calcolo, del tipo back of the envelope (come dicono gli anglosassoni) e giunge a determinare un potenziale numero di posti di lavoro creabili per effetto del pacchetto di misure annunciate martedì dall’esecutivo. E’ un numero che deve essere letto come massimo teorico, date le risorse mobilizzabili, comunitarie e domestiche, ed è di poco inferiore alle trentamila unità, e non ai centomila o duecentomila posti di cui abbiamo letto e sentito in questi giorni, da fonte governativa.

Ma l’esiguo numero di potenziali beneficiari, in sé, non completa le criticità di misure di sussidio alle assunzioni di determinate categorie di soggetti privi di occupazione. Occorre anche considerare l’efficacia di misure di sussidio transitorio nella determinazione della domanda di lavoro da parte delle imprese e la possibilità che tali assunzioni, come osserva Boeri, sarebbero comunque avvenute. Difficile poi non vedere l’esistenza di un mismatch tra sussidi a tempo determinato (18 mesi per le nuove assunzioni, fino a 12 mesi per le trasformazioni in tempo indeterminato di preesistenti contratti di lavoro a tempo determinato) e rapporti di lavoro a tempo indeterminato, quelli che si vuole promuovere. Se restano elevati costi, diretti ed indiretti, relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro, un sussidio pari ad un terzo della retribuzione finirà con l’essere snobbato dalle imprese, a causa del peso prevalente dell’incertezza, che è un fattore che entra pesantemente nelle decisioni degli agenti economici, assunzioni incluse.

Più che altro resta da tenere presente che, se un’azienda sperimenta una contrazione della domanda per i beni e servizi da essa offerti, è assai difficile immaginare che possa esistere trazione all’assunzione, e conseguente domanda di lavoro. Questo spiega perché, data la debolezza congiunturale, sarebbe preferibile (ed in realtà assolutamente prioritario) agire per tagliare il cuneo fiscale. In una prima fase, l’attuale, data la debolezza congiunturale, questa azione avrebbe in prima approssimazione un ruolo difensivo degli attuali livelli occupazionali. Ma, come noto, il taglio del cuneo fiscale costa troppo, e noi siamo troppo impegnati a discutere di Imu ed Iva.

Non è evidentemente responsabilità dell’esecutivo se ci troviamo in un contesto di domanda debole o più propriamente in indebolimento. Il punto è non riuscire a fissare delle priorità reali, e farsi portare a spasso con priorità very pop ma del tutto inutili da parte di chi ha fallito nell’ultimo decennio, e per rifarsi una verginità internazionale ci ha impiccati a questa austerità ed oggi gioca al detassatore mascherato ma rigorosamente “alla sudamericana”, cioè di rimessa.

Per riassumere, servirebbe agire su più piani: creare condizioni di domanda a livello europeo e contemporaneamente agire dal lato dell’offerta, destrutturando e ristrutturando i mercati del lavoro (vedasi convenienza “complessiva” alle assunzioni a tempo indeterminato). Sin quando resterà debolezza di domanda e colli di bottiglia sui mercati del lavoro “regionali” (cioè nazionali), sarà molto difficile ottenere risultati soddisfacenti. In difetto, ripetiamolo ancora una volta, la riduzione del costo del lavoro avverrà dal versante delle retribuzioni nominali (il netto in busta), a seguito della pressione della disoccupazione crescente. La stessa drastica destrutturazione colpirà le protezioni all’occupazione, evidentemente. Ma le “riforme” fatte dai cataclismi sono sempre piuttosto traumatiche, oltre che una eclatante certificazione di fallimento.

P.S. Quasi offtopic ma anche no: abbiamo troppa stima e rispetto del presidente del Consiglio e della sua intelligenza per avallare la sua interpretazione rassicurante circa il fatto che non di “rialzo di tasse” si tratterebbe, per la copertura del rinvio Iva. Tecnicamente Letta ha ragione, ma l’aumento degli acconti d’imposta sottrae liquidità in un periodo dell’anno che ha già proprie criticità. Senza contare che forse, parlando di incertezza, servirebbe più attenzione a come possono reagire i consumatori-contribuenti di fronte a continui annunci, retromarce e proclami in materia fiscale. Basta assai poco per aumentare il risparmio precauzionale di breve termine, proprio a fronte di altissima incertezza, e tanti saluti alla domanda.

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