La stretta creditizia prossima ventura ed il padulo nero

Se siete stanchi di leggere e sentire proclami senza senso lanciati da esponenti di un governo e di una maggioranza che minaccia quotidianamente di suicidare il paese davanti all’Europa, per dare una dimostrazione tangibile della propria forza negoziale, oggi vi segnalo un articolo “tecnico” ma in realtà non troppo, che fornisce la misura di quanto sia ancora lunga la traversata nel deserto per le banche italiane e di conseguenza per il nostro sistema economico, e di quanto costerà al paese lo scalone nello spread che ha salutato l’avvento del governo gialloverde.

Sul Sole, un’analisi di Luca Davi che prende le mosse dalle considerazioni della Banca d’Italia e del governatore Ignazio Visco, segnala che le banche italiane hanno un problema di costo della raccolta, cioè di quanto devono pagare per approvvigionarsi di fondi, che poi vengono ovviamente prestati a famiglie ed imprese.

La prima determinante del problema è l’aumento dei tassi d’interesse. Esso è frutto di due circostanze: la ripresa economica in atto in Eurozona, col conseguente avvio del ritiro delle misure straordinarie della Bce note come easing quantitativo; ed i movimenti dello spread, che riflettono il rischio di uno specifico emittente nazionale.

La seconda determinante è data dalle norme europee che stabiliscono quali e quante sono le passività bancarie che possono essere sacrificate per assorbire una risoluzione, cioè un bail-in. Si tratta del cosiddetto MREL (Minimum Requirement on Eligible Liabilities and Own Funds), di cui ho scritto un anno addietro (quindi non è esattamente un fulmine a ciel sereno, anche se qualche ripetente e fuoricorso di lungo corso dirà il contrario). Le banche dovranno emettere titoli “sacrificabili”; che, in quanto tali, costeranno di più in termini di tasso d’interesse per indurre gli investitori istituzionali ad acquistarli.

Secondo stime di Bankitalia, potrebbe essere necessario emettere titoli del genere per 30-60 miliardi. In parallelo a ciò, occorre sapere che stanno arrivando a scadenza i finanziamenti agevolati della Bce alle banche, i cosiddetti Tltro, e che entro il 2020 scadranno obbligazioni bancarie per 150 miliardi di euro. L’articolo segnala che alcune banche, per coniugare esigenze di raccolta e sicurezza degli strumenti offerti soprattutto al retail, hanno ripreso ad emettere i cosiddetti covered bond, obbligazioni ad elevato rating, garantite dagli attivi di una banca, in genere mutui ipotecari o crediti verso la Pa.

In Italia, questi strumenti hanno paletti normativi ben precisi, quali un total capital ratio di almeno il 9% e patrimonio e fondi propri per almeno 250 milioni, che rischiano di tagliar fuori le banche più piccole, ma c’è sempre la speranza che a ciò si rimedi per iniziativa in atto di Bankitalia.

Torniamo alle fonti di prossimo maggior costo della raccolta bancaria: riguardo al Mrel, lo scorso aprile Bankitalia, nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria, stimava un maggior costo della raccolta, ad esso legata, per 10-30 punti base. Come scrive oggi Davi sul Sole,

«Il rischio è che le banche reagiscano alla novità regolamentare o con una stretta alle attività ponderate per il rischio (Rwa) oppure con un rialzo dei costi dei prestiti»

In soldoni, il rischio è che si arrivi a restrizioni sul volume di credito erogato e/o ad aumento del suo costo. Da domani inizia la “conversazione” a tre (il cosiddetto trilogo) tra parlamento europeo, Commissione e Consiglio Ue, per definire la riforma della direttiva BRRD, quella del bail-in. E i termini della questione non sono, si badi bene, centrati sulla possibilità che la direttiva medesima venga cancellata, bensì sul quantum di fondi “sacrificabili” in caso di risoluzione di una banca:

Sul tavolo del trilogo Ue ci sono le proposte del Parlamento che, con una mossa non scontata, ha previsto che i titoli subordinati assorbibili non possano superare il 18% degli attivi ponderati per il rischio. Dall’altra, invece, c’è la proposta del Consiglio, a trazione franco-tedesca, che prevede un livello ben più alto, pari all’8% delle passività, pari al 20-25% degli Rwa. In questo quadro l’Italia, c’è da scommetterci, farà la sua battaglia, come si è visto già in occasione dell’astensione di fronte alla proposta Ecofin di maggio e della proposta formalizzata dal Parlamento. A prometterlo è lo stesso ministro Tria, che evidenzia che il pacchetto bancario varato dall’Ecofin di maggio ha «problematicità su cui l’Italia si misurerà». La partita, su questo, non è facile. Ma il guanto di sfida a Bruxelles, anche su questo fronte, è lanciato.

Quindi, prendete nota: il ministro Tria cercherà di ridurre il danno per le nostre banche; non andrà a pestare alcun pugno sul tavolo ma argomenterà con la competenza che gli è propria. Ma la cornice del bail-in resta. Si mettano quindi il cuore in pace, i nostri sovranisti con la stampante sempre accesa nel sottoscala: potete divertirvi vaneggiando di cigni neri e massimi sistemi, oppure fare sfoggio della vostra crassa e giovanile ignoranza da dropout di “successo” in un paese in bancarotta civile e culturale, oppure ancora potete escogitare “geniali” piani per estorcere (ma solo nella vostra disancorata mente) soldi al resto d’Europa ma la realtà sta sempre e comunque altrove.

Come se non bastasse questo oneroso vincolo di realtà chiamato Mrel, aggiungete l’aumento di circa un punto percentuale dello spread dall’insediamento del nostro governo sovranista che è il premio al rischio di tutte le cazzate che leggiamo ed ascoltiamo quotidianamente, e che è del tutto Made in Italy, e potrete forse afferrare perché rischiamo di avere un autunno (ma anche un inverno, una primavera, ed oltre) di stretta creditizia. Ma voi proseguite pure a cercare di difendervi dal cigno nero fatto in casa, mi raccomando. Alla fine, l’unico volatile che otterrete sarà un gigantesco padulo.

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