Oggi il watchdog britannico dei conti pubblici, l’Office for Budget Responsibility (OBR), comunicherà le sue previsioni aggiornate sulla agonizzante produttività del paese. La storia ci segnala che OBR tende a sovrastimare la crescita della produttività e che periodicamente, e a cadenza assolutamente irregolare, interviene con martellate al ribasso, che si schiantano contro l’esecutivo pro tempore, danneggiandone i conti.
Il cerino della produttività
A questo giro il cerino tocca quindi al Labour, da poco più di un anno al governo. La povera Cancelliera Rachel Reeves, dopo mesi durissimi, ha già messo le mani avanti dicendo che si tratterà di un giudizio sul lungo periodo di governo dei Tories, dal 2010 al 2024. In inglese si chiama blame game, noi italiani lo conosciamo benissimo ed è parte della natura umana. Il problema è che le cose non sono mai così semplici.
C’è una tendenza di lungo termine e una di breve-medio. Separare chirurgicamente azioni ed effetti per imputarli al singolo governo serve solo per riempire di inchiostro i giornali e di ululati i Question Time alla Camera dei Comuni. Su tutto, il calcolo delle variazioni di produttività resta nell’ambito della statistica, quindi con ampi margini di errore ma con impatti enormi sui conti pubblici, perché la produttività determina la crescita, e quest’ultima induce il gettito tributario e contributivo, oltre alla spesa pubblica.
In Regno Unito si stima che una riduzione di uno 0,1 per cento della produttività, cioè del prodotto per ora lavorata, determini un aumento del deficit di 9 miliardi di sterline. Il caso vuole che Reeves, nel fissare le regole di finanza pubblica, quelle che inceneriscono i manifesti elettorali dei partiti al governo, abbia scelto un margine di sicurezza storicamente risibile, pari a solo 9,9 miliardi di sterline, lo 0,3 per cento del Pil.
Cosa è il margine di sicurezza o headroom space? È quello che resta dopo aver conseguito il pareggio tra spese correnti (day-to-day) ed entrate nell’ultimo anno fiscale della legislatura (2029-30), ed è anch’esso stimato da OBR, secondo i suoi modelli econometrici e le sue ipotesi. Un margine così esiguo è tutto fuorché “di sicurezza”, visto che nel passato anche recente i Cancellieri dello Scacchiere ne perseguivano uno dell’ordine di 15-20 miliardi di sterline.
Tale margine, peraltro, è stato bruciato mesi addietro costringendo Reeves ad una manovra correttiva che tuttavia lo ha ricostituito identico per dimensione. Come anche i non iniziati possono capire, qui siamo di fronte a calcoli ragionieristici su modelli probabilistici soggetti a enormi scostamenti, e su margini risibili. Verrebbe voglia di dire “ma di che stiamo parlando, siete tutti ubriachi?”, ma sarebbe forse troppo semplice e semplicistico. Anche perché, se non si passa dalla validazione di questa finzione, si rischia la fine di Liz Truss.
Da buco a voragine
Ad ogni modo, Reeves rischia di dover colmare a fine novembre, quando presenterà il budget per il prossimo anno fiscale, una voragine stimata tra i 20 e i 40 miliardi di sterline. Conseguenza della minore crescita, dell’impatto dei dazi di Trump e della maggiore spesa per il servizio del debito pubblico. Ora, dovete sapere che i governi britannici si impiccano al proprio manifesto elettorale e i loro cancellieri e premier tentano disperatamente di mantenere le promesse in esso contenute.
Lo stesso hanno fatto Reeves e Starmer, rifiutando di aumentare le imposte dirette, quelle indirette e i contributi a carico dei lavoratori. Salvo aumentarli ai datori di lavoro e causare inflazione e spinte a ridurre organici diventati troppo costosi. Non hanno toccato l’infernale meccanismo del fiscal drag, messo in piedi da Rishi Sunak e colleghi Tories, che per un lustro farà pagare più tasse ai britannici per effetto della maggiore inflazione. Inclusi lavoratori e pensionati. Ora gira voce che Reeves a novembre potrebbe addirittura prorogare di qualche ulteriore anno questo meccanismo.
Nel frattempo, il tentativo di limare la spesa sociale ha suscitato una rivolta nella base parlamentare del Labour ed è stato ritirato, gonfiando il deficit atteso. Mentre il partito attende di conoscere il nuovo numero due, dopo le dimissioni di Angela Rayner, caduta su una questione di tasse su immobili, la conferenza annuale del Labour ha confermato a Starmer e Reeves che serve una svolta a sinistra.
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Motivo per cui pare che nella prossima legge di bilancio verrà fatto cadere il tetto di due figli per gli aiuti alle famiglie numerose, visto che in Regno Unito c’è un problema politicamente rilevante di povertà infantile. Quindi saranno altri miliardi da coprire.
E pare ormai scontato che la manovra sarà di prevalente aumento di entrate, dopo che le medesime sono state aumentate di 40 miliardi di sterline un anno fa, nel primo budget di Starmer e Reeves. E la pressione fiscale sale, verso livelli europei continentali. Con conseguente e verosimile effetto depressivo sulla crescita, che causerà meno entrate che richiederanno nuovi aggiustamenti di bilancio, che al mercato mio padre comprò. La spesa pubblica britannica per welfare è pari a un quarto del totale, mentre quella per interessi ha già superato il bilancio della Difesa. Bastano questi due dati per fornire la misura del dramma.
I tempi cambiano
Nel frattempo, una Reeves in apparenza seccata fa sapere che “nell’ultimo anno il mondo è cambiato e noi non siamo immuni a quel cambiamento”. Tutto verissimo, per carità, ma forse il problema è appunto quello di non prendere impegni elettorali così rigidi, escludendo minuziosamente specifiche voci di entrata e spesa. E soprattutto, non difendere alla morte quel manifesto elettorale sino ad oggi, pur avendo sperimentato che “il mondo è cambiato”.
Perché l’impressione finale è quella di improvvisazione e l’effetto è quello di colluttazione con la realtà, da cui di solito i governi non escono vincitori. Un governo costretto a più retromarce perde credibilità, si dirà. Verissimo, ma pensate che questa perdita di credibilità, in questa epoca di populismi ubriachi, si trasforma in voti per colui che, quanto a credibilità, ne ha meno di un clown: Nigel Farage.
Per sintetizzare: il Regno Unito ha problemi. Seri. Ma questa non è una notizia.
(Immagine creata con ChatGPT)