È un momentum d’oro

L’andamento del prezzo dell’oro, rialzista da anni, è di recente diventato letteralmente parabolico. Ciò ha attivato i soliti riflessi condizionati di chi sta sui mercati: quale è la motivazione fondamentale di questo movimento? Come finirà? Perché, come sapete se mi leggete più o meno regolarmente, ogni movimento di mercato deve avere una sua razionalizzazione. È la natura umana, dopo tutto. Per fortuna, sono passati (almeno per molti) i tempi del “dio lo vuole” e concetti assimilati.

Il dollaro svilito?

Le spiegazioni, quindi? La più utilizzata è quella del cosiddetto debasement del dollaro. In altri termini, poiché si ritiene che il biglietto verde farà una brutta fine sotto i colpi di Donald Trump e della sua banda, ci si porta avanti cercando una scialuppa. Nella più o meno ossessiva ripetizione di questa “spiegazione” ci sono voci dissenzienti, che ho il piacere di segnalare.

Una è quella di Robert Armstrong, ex gestore ed editorialista del Financial Times, per me lettura obbligata, divenuto celebre presso il grande pubblico per aver coniato l’acronimo Taco, che sta per Trump Aways Chickens Out, all’incirca “Trump si tira sempre indietro”, che gli è valsa la reazione illividita del tycoon arancione ma, per ora, nessuna deportazione in Salvador.

Armstrong parte dall’ovvio e osserva che il deprezzamento del dollaro, che ha fatto una “gamba” ad aprile subito dopo il Liberation Day, si è da allora interrotto. Anzi, ci sono segni di ripresa del biglietto verde, tra uno yen in confusione e un euro che esprime una regione sul ciglio della deindustrializzazione.

Ma non c’è solo il dollaro: il rendimento del Treasury trentennale americano è laterale da tempo, cioè non è aumentato. In presenza di timori per disordine fiscale e monetario, dovremmo vedere l’opposto. Anzi, se compariamo l’andamento dei rendimenti del trentennale americano con quelli degli altri paesi sviluppati, vediamo che sono quest’ultimi a sperimentare un aumento.

Quindi dovremmo inferire che il debasement è giapponese ed europeo ma non americano? Qualcuno qui sostiene che, poiché obiettivo dichiarato del Segretario al Tesoro, Scott Bessent, è quello di abbattere il costo del debito a lungo termine, con le buone o con le cattive, per stimolare investimenti e immobiliare, allora gli investitori hanno deciso di non uscire dalla parte a lunga scadenza della curva, limitandosi a coprire il rischio di cambio. Plausibile? Perché no?

A non vedere alcun debasement c’è anche l’editorialista del Wall Street Journal, James Mackintosh (altra mia lettura obbligata), che segnala come gli indicatori di mercato riguardanti l’inflazione americana di lungo termine non abbiano fato un plissé negli ultimi mesi, restando prossimi al target della Federal Reserve.

Il retail padrone del campo

Ma allora, perché si compra oro? E chi lo compra? Secondo alcuni osservatori, le banche centrali hanno dato il la, per motivi diversificazione delle riserve. Poi sono arrivati acquisti, ancora istituzionali, per motivazioni di tail hedge, cioè di protezione dal “rischio di coda”, cioè dai cigni neri, per dirla alla Nassim Taleb. Ma la spinta decisiva al decollo viene dal retail, che ormai è il padrone del campo, e si muove aggressivamente tra cash e derivati. In altre parole, e qui arriviamo a un termine decisivo, sull’oro sarebbe in atto un momentum trade. Cioè, si compra e si continua a comprare ciò che aumenta di prezzo.

Confesso che, per ora, sono incline a sposare questa chiave di lettura. Perché i mercati sono in mano al retail, e perché il retail è mosso dalla compulsione del momentum. Per ora di quello rialzista. Poi, si vedrà. E l’opera del retail sul momentum rialzista sta stravolgendo antiche certezze, oltre che il funzionamento armonioso del mercato.

Il Financial Times riporta che i venditori allo scoperto stanno praticamente estinguendosi, dopo aver sanguinato copiosamente:

Un paniere delle 250 azioni statunitensi più popolari tra i venditori allo scoperto è aumentato del 57 per cento quest’anno, danneggiando i trader che scommettono sulla diminuzione di tali azioni, secondo i calcoli del gruppo dati S3 Partners. Questo segna il miglior andamento per le azioni statunitensi fortemente vendute allo scoperto dal 2020, quando il paniere guadagnò l’85 per cento. Il miner di Bitcoin Terawulf e l’azienda di noleggio auto Hertz, che è fallita nel 2021, hanno registrato un aumento rispettivamente del 155 e del 50 per cento quest’anno. Entrambi hanno più del 40 per cento delle loro azioni in prestito. I venditori allo scoperto di solito prendono in prestito azioni per venderle, prima di riacquistarle successivamente per trarre profitto da una diminuzione.

Anche qui, il retail è decisivo, dalle meme stocks in avanti. In pratica, il ragionamento è il seguente: poiché il tono del mercato è robustamente rialzista, sulle ali del boom dell’intelligenza artificiale, si applica il famoso ragionamento di borsa: “se sale tutto, cosa posso comprare, ora? Idea: Quello che sin qui è rimasto indietro!”. L’alta marea solleva anche i relitti. E i relitti sono le azioni pesantemente vendute allo scoperto. Quando i compratori iniziano a interessarsi a loro, i venditori allo scoperto iniziano a sanguinare, e devono mettere un stop loss ricomprandole. Da qui, si origina il cosiddetto short squeeze, che strappa al rialzo le azioni-relitto. Vedere per credere:

Pensate al dolore di quelli che erano corti su queste azioni. Ma se la dinamica è questa, cioè se il retail è padrone del campo, viene meno la funzione di riequilibrio che i ribassisti e i venditori allo scoperto esercitano normalmente in un mercato sano, soprattutto di mente. Ma, quando un mercato cresce in modo esplosivo, la resa dei conti è traumatica, con crolli.

Abbiamo detto che, sinora, il retail è stato compulsivamente rialzista. Potrebbe accadere qualcosa tale da rovesciare la loro attitudine? Possibile, anche se la natura dei mercati è rialzista, con buona pace dei decrescitisti più o meno felici. Quindi, potremmo assistere a un sanguinoso scoppio della bolla rialzista, potremmo anche assistere ad un periodo di cupezza in cui il retail si mette a shortare tutto, ma le posizioni corte sono intrinsecamente “contro natura” e tendono a essere meno persistenti di quelle lunghe.

Per riassumere

Se siete arrivati sin qui senza esservi persi, vi omaggio della mia sintesi: ogni movimento di mercato deve avere una sua razionalizzazione, che fa rima con narrazione. Quale scegliere, quindi, per l’andamento esplosivo dell’oro? Quella del cosiddetto debasement del dollaro, cioè del suo più o meno deliberato svilimento da parte di Trump, non pare sinora avere riscontri a livello di mercato. Io tendo a prediligere quella del momentum trade, cioè si compra quello che sale. E il retail è padrone incontrastato di questo trade, oltre che dei mercati, oggi. Come finirà? Non lo so, ma prepariamoci per una nuova narrazione. Il tempo vola, quando si razionalizza.

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