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Tra bolle e locuste rialziste: chi fermerà il gioco?

Poiché viviamo un periodo in cui il prezzo di alcune attività negoziabili mostra un andamento che si tende a definire da bolla speculativa, oggi dedichiamo qualche paragrafo a uno di tali fenomeni: le quotazioni dell’azione della società GameStop. Che, per il momento, è più un no-stop, e vedremo a chi resterà in mano il cerino.

GameStop è una catena di negozi fisici che vende videogiochi, nuovi e usati. Una cosa da old economy, in pratica, che resiste con crescente difficoltà alla fruizione ludica online. Un parente di Blockbuster, per farvi comprendere meglio. Che appare destinato a fare la stessa fine. Infatti, i suoi bilanci chiudono in rosso da qualche anno e non è prevista tornare in utile sino all’anno fiscale 2023.

Ribassisti su settori morenti

Che accade, quando un’azienda appare inserita in una traiettoria di declino non reversibile, almeno nel business model corrente? Che gli investitori speculano al ribasso sulle sue azioni, vendendole allo scoperto. Cioè le prendono in prestito e le vendono, contando di riacquistarle a prezzo più basso.

GameStop è tra le aziende più vendute allo scoperto proprio a causa del suo modello di business in apparente declino irreversibile. Che accade, a questo punto? Che sulla scena arrivano, aiutati dall’azzeramento delle commissioni da parte dei broker, dalla possibilità di investire anche cifre davvero minime, dal passaparola dei social e dal notevole tempo libero consentito dal covid, gli investitori retail.

Che si organizzano in veri e propri sciami di locuste rialziste su social come Reddit. Ma come operano? Preliminarmente, identificano azioni che siano pesantemente shortate, cioè vendute allo scoperto. Poi, comprano delle opzioni call, che sono contratti che danno la facoltà ma non l’obbligo di sottoscrivere azioni a un dato prezzo di esercizio ed entro una certa data.

Ah, quasi dimenticavo: il presunto razionale degli acquisti è l’ipotesi di una rigenerazione del modello di business di GameStop, da morente catena di negozi da centro commerciale a distributore di videogame online. Digitale, basta la parola. Attenzione agli effetti indesiderati.

Opzioni a pochi cent

Le piccole locuste social comprano opzioni il cui prezzo di esercizio è molto più elevato delle quotazioni correnti, cioè deep-out-of-the money, e a scadenze piuttosto brevi, spesso non superiori alla settimana. Tali opzioni costano pochi centesimi. Il gioco consiste nella possibilità che il loro prezzo, prima della scadenza, salga di quegli altrettanto miseri cent che tuttavia determinerebbero plusvalenze di elevate percentuali, per i compratori.

Ci siete, sin qui? Lo spero. Se qualcuno compra opzioni, è perché qualcuno gliele vende. Questo qualcuno può coprirsi dal rischio comprando l’azione sottostante l’opzione. In fondo alla catena di transazioni avviata con l’acquisto della opzione call, c’è un compratore del cosiddetto “sottostante”, cioè dell’azione.

Che accade, quando in molti comprano le opzioni call di un titolo? Che molti altri, in loro contropartita, devono comprarsi l’azione sottostante. Il cui prezzo inizia a salire. Il riacquisto di una azione fortemente venduta allo scoperto può causare una valanga di riacquisti, le cosiddette ricoperture, dove i venditori sono costretti a ricomprare per evitare di perdere soldi.

Ribassisti spremuti a sangue

Si crea, in sintesi, quello che in gergo si chiama short squeeze. Cioè, letteralmente, i venditori allo scoperto vengono spremuti, a volte a sangue. Il prezzo aumenta e, date le condizioni descritte, talvolta ciò accade in modo esplosivo. Gli anglosassoni lo chiamano melt-up, in contrapposizione al melt-down. In casi del genere, si tratta di retroazioni che si rinforzano. Per quelli più tecnici tra voi e che conoscono le “greche” delle opzioni, si chiama più esattamente gamma squeeze, comunque.

Ecco, quindi, che i compratori delle call out-of-the-money possono fare grandi guadagni, letteralmente bastonando i venditori allo scoperto. Bene, carino, direte. E quindi? Quindi, in tutto questo turbine di azioni e reazioni, tra derivati (l’opzione lo è) e sottostanti, ci siamo persi di vista il concetto di base? Quanto “vale” l’azione sottostante?

Ottimo punto, se ancora il valore fosse determinabile in modo “oggettivo” o meglio, se “servisse” a qualcuno o a qualcosa. Per identificare tale grandezza, cioè il prezzo-target di un’azione, di solito si compulsano i report degli analisti, che tendono a distribuirsi con relativa omogeneità intorno a un valore di consenso, in base alle attese di redditività attualizzata. Ovviamente, gli analisti non sono l’Oracolo di Delfi ma il consenso esprime una metodologia “razionale”, dato un set di ipotesi di scenario.

Per darvi l’idea, il prezzo-target mediano di GameStop è attualmente intorno ai 12 dollari. Ieri, l’azione GameStop ha chiuso a 77 dollari, dopo aver toccato in giornata un massimo di oltre 140 dollari. Credo superfluo chiosare sulla differenza tra i due numeri.

GameNoStop
Dumb vs. smart

Gli scommettitori retail, spesso indicati col suggestivo nome di dumb money (denaro stupido), si prendono il lusso di far perdere i soldi allo smart money, cioè agli istituzionali, che in base a valutazioni fondamentali avevano aperto posizioni ribassiste su determinate azioni.

E non è finita qui: quando lo sciame di locuste rialziste si dirige verso titoli di società in salute, ad esempio le Big Tech, facendo strappare in rialzo le quotazioni con lo stesso metodo (le opzioni), gli istituzionali devono decidere se assecondarli, o meglio inseguirli, cioè comprare il titolo, oppure contrastarli, prendendo la posizione opposta. Se siete gestori attivi e vi capita di essere sottopeso di un grande nome della tecnologia, magari perché lo considerate da sempre sopravvalutato, potreste passare un brutto momento e vedere la vostra carriera a rischio, in caso di visione sbagliata.

Qualcuno ha già iniziato a chiedersi se il “popolo di Reddit” faccia insider trading e, in senso più lato, se manipoli il mercato. Le risposte non sono univoche ma si tende a ritenere che, visto che i forum sono pubblici, non ci sia alcun intento occulto. Forse servirebbe che le autorità di mercato monitorassero questi forum per capire se dietro ai “capipopolo virtuali” più attivi a pompare determinate azioni non vi sia qualche istituzionale che cerca di fare front running, cioè spingere le quotazioni nella propria direzione dopo aver costruito posizioni.

Un nuovo gioco online

Come che sia, c’è motivo di ritenere che anche questi siano fenomeni agevolati dalla enorme liquidità circolante, e che da qualche parte deve scaricarsi. In ciò agevolata, come detto sopra, da nuove tecnologie che hanno “democratizzato” l’accesso ai mercati, facendone crollare i relativi costi.

Interessante l’immagine speculare di due attuali manifestazioni “bollose”: nel caso delle criptovalute, il recente strappo al rialzo è stato agevolato anche dagli acquisti di investitori professionali; nel caso di questi titoli moribondi (oltre a GameStop si segnala anche il furioso rialzo di Blackberry), l’andatura viene fatta dai piccoli risparmiatori.

Alcuni definiscono queste dinamiche gamification, cioè veri e propri giochi online, solo che il denaro è vero. Funziona così: il parco buoi, trasformatosi in sciame di locuste, legge i report rivolti a investitori professionali che consigliano di vendere un titolo, e si dirige a comprare opzioni rialziste. Che poi, in un mercato che non fa che crescere, equivale a comprare “quello che è rimasto indietro”, come si dice e si fa durante le fasi rialziste.

Resta solo da capire come, e quando, al game verrà imposto uno stop. Probabilmente dalla realtà prima che dai regolatori di mercato.

In tutto ciò, è un vero peccato che Charles Kindleberger sia morto: avrebbe potuto scrivere il sequel del suo celeberrimo libro.


GameStop: quotazione corrente

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