Oggi, per alleggerirci lo spirito in mezzo a tante angustie, vi segnaliamo un fantastico post di Giulietto Chiesa, riccamente ingemmato di tesi psichedeliche fatte di cospirazionismo (col tema di fondo ben agganciato alle pareti cerebrali: nessuno tocchi la Grande Madre Russia) e purissimo analfabetismo economico. E quindi, la conclusione sorge spontanea: Giuliè, grazie di esistere!

Pare che questo post, sull’operazione di swap aureo della banca centrale dell’Ecuador con Goldman Sachs e sull’introduzione nel paese sudamericano del “dollaro elettronico” non sia piaciuto all’ambasciatore di Quito in Italia, che ha inviato al vostro titolare un piccato messaggio di replica, contenente anche i dettagli tecnici delle due operazioni. Mentre ringraziamo l’ambasciatore per le precisazioni, che trovate in calce a questo post (anche se l’uso della lingua italiana non avrebbe guastato), l’occasione è propizia per ulteriori puntualizzazioni.

Una notizia nelle ultime quarantott’ore ha fatto rapidamente il giro della leggendaria Rete, giungendo a riecheggiare sin dentro i palazzi della politica: le riserve auree della Banca d’Italia sono diminuite! Accorruomo, gli gnomi della finanza sono arrivati per incravattare il nostro paese, e ancor prima che al medesimo venga inferto il colpo di grazia della nuova tassa di due centesimi per ogni sms inviato, per finanziare la Protezione Civile! Scandalo e disdoro! Presto, corriamo ad imbrattare i pixel e le agenzie di stampa!

Cresce il numero di politici tedeschi che “suggeriscono” che i paesi della periferia dell’euro attualmente sotto assistenza finanziaria di Unione europea e Fondo Monetario Internazionale dovrebbero fare cassa vendendo parte delle proprie riserve auree. Tanto semplice concettualmente quanto complesso operativamente ed inquietante simbolicamente.

Oggi segnaliamo un interessante commento di Greg Gibbs, di Royal Bank of Scotland, ripreso da Alphaville, che dà l’esatta misura di quello che sta accadendo sui mercati europei, e quello che ci attende nel prossimo futuro: la monetizzazione del debito pubblico dei paesi di Eurolandia, in perfetto stile-Fed o Bank of England. Perché non ci sono davvero alternative a questo esito, o meglio l’alternativa è la Grande Depressione 2.0. Spiegato agevolmente il motivo del rally dell’oro.

Su Econbrowser, Jim Hamilton discute un recente paper che mostra come i prezzi delle materie prime negli ultimi anni hanno mostrato una crescente tendenza a muoversi assieme. Tra le cause possibili, l’andamento del dollaro spiega solo una parte del movimento complessivo. E’ possibile ipotizzare, come fonti di domanda, la crescita delle maggiori economie emergenti, ma soprattutto il crescente utilizzo delle materie prime come classe d’investimento.

Dopo che nei giorni scorsi la Reserve Bank of India ha acquistato dal Fondo Monetario Internazionale 200 tonnellate di oro, e dopo le indiscrezioni che ipotizzano un prossimo divieto di esportazione di oro e argento per i residenti cinesi, gli ultimi dati dello stesso FMI segnalano che le banche centrali sono diventate compratrici nette di oro. Questa tendenza è figlia delle vendite nette degli istituti di emissione dei paesi sviluppati e dei massicci acquisti da parte di quelle dei paesi emergenti. In questo secondo caso il fenomeno è ulteriormente disaggregabile, con Cina e India che acquistano, e gli altri paesi emergenti ancora al palo. Ma la tendenza è potenzialmente esplosiva.

Ricapitolando: i deficit pubblici stanno esplodendo in tutto il mondo occidentale. Segnatamente Negli Stati Uniti, dove vent’anni di bolle insufflate per ideologia ottusamente  finto-liberista e realmente oligarchica e di cattura regolatoria hanno regalato al pianeta boom e crash a ripetizione. Oggi, i tassi sono talmente bassi che non c’è alternativa a smobilizzare i fondi dagli impieghi monetari e dirottarli verso il mercato obbligazionario di stato, corporate, emergenti e l’azionario. Quest’ultimo prosegue in un rialzo che sconta utili che assai difficilmente vedremo prima di qualche anno.