In Turchia, un fondo statale è diventato uno dei più grandi gruppi imprenditoriali del paese, gonfiato da una campagna anti-corruzione che ha trasferito centinaia di aziende private nelle mani del governo, suscitando timori di un esproprio politicamente motivato, oltre che di un assalto al diritto di proprietà e al giusto processo. Si tratta del Fondo di Garanzia dei Depositi statali (TMSF).
Un fondo gonfiato dall’anticorruzione
Il TMSF, che funge da amministratore fiduciario di aziende oggetto di indagine, attualmente controlla 1.056 aziende confiscate, rispetto alle 675 di un anno fa, secondo i suoi stessi dati. Le aziende coprono l’intero spettro dell’economia turca, dai media, finanza ed energia al club calcistico Kasımpaşa — la squadra del cuore di Erdogan. Il conglomerato Can Holding, il produttore di vetro e soda ash Ciner Group e la Istanbul Gold Refinery di Istanbul sono tra le ultime aziende coinvolte nelle indagini.
Le imprese turche vivono in un contesto difficile, a causa di un’economia in difficoltà e degli effetti della repressione nei confronti del maggior partito di opposizione, iniziata a marzo con l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, con l’accusa di corruzione, grande classico di dittature, autocrazie e democrature. Secondo alcuni analisti, sequestri e confische servono al regime di Erdogan per mostrare ai cittadini la propria inflessibilità contro la corruzione.
Al contempo, obiettivo del Sultano è ribadire che i tribunali turchi sono e restano indipendenti. A sostegno di questa tesi ci sarebbe quanto avvenuto nei giorni scorsi, quando una ventina di celebrità, sospettate di uso di stupefacenti, sono state fermate ma subito rilasciate e ad oggi non è stata presentata alcuna richiesta di incriminazione. Qualcuno, per questo episodio, ha infatti parlato di “teatro repressivo”.
Nel caso dei sequestri aziendali e della loro messa in amministrazione giudiziaria, tuttavia, i tempi giocano contro i proprietari, prima che un giudice si esprima sulla legittimità delle azioni cautelari disposte dalla pubblica accusa e da agenzie governative. Queste operazioni “mani pulite”, possono quindi essere strumentali a intimidire avversari politici, attuali e potenziali, come anche ad allargare il perimetro della proprietà pubblica, dopo che le accuse sono state confermate con sentenza passata in giudicato. Successivamente, resta sempre possibile cedere complessi aziendali ad amici degli amici, secondo un classico schema oligarchico, oppure dirottare gli utili al Tesoro e comprare cose utili, tipo il consenso.
Dai depositi all’amministrazione straordinaria
Creato nel 1983 per proteggere i depositi bancari turchi, il TMSF ha visto ampliare il suo ruolo dopo il fallito golpe contro Erdogan del 2016, che ha portato a una serie di arresti e alla purga di decine di migliaia di funzionari pubblici. Più di 1.300 aziende sospettate di essere collegate al complotto, di cui Ankara incolpa il defunto predicatore Fethullah Gülen e i suoi seguaci, sono state confiscate. Il fondo è stato incaricato di vendere le aziende o liquidare i loro beni.
Secondo il TMSF, più di 600 di queste aziende sono state infine restituite ai proprietari originari dopo indagini giudiziarie. Il resto è stato venduto. A volte, sostengono i critici, a favore di alleati del governo a prezzi favorevoli. Nuove regolamentazioni approvate a febbraio hanno rafforzato il quadro giuridico del TMSF, includendo il “forte sospetto” di crimini come il riciclaggio di denaro, sufficiente per consentire a un tribunale di ratificare la decisione dei procuratori di porre un’azienda sotto il controllo del TMSF.
Una delle prime grandi aziende sequestrate dopo la nuova legislazione è stato l’unicorno fintech Papara, accusata dalla procura di di essere un canale per il gioco d’azzardo e le scommesse illegali. Nell’atto d’accusa pubblicato la scorsa settimana, i procuratori hanno chiesto al tribunale di considerare una condanna a 28 anni di carcere per il fondatore della società di pagamenti elettronici, valutata oltre 1 miliardo di dollari. Spesso i sequestri arrivano dopo che i regolatori hanno formalmente autorizzato istanze aziendali presentate secondo le leggi turche.
Il TMSF, quindi, per effetto di questa singolare e tumultuosa crescita, rischia di diventare una sorta di secondo fondo sovrano turco, dopo quello ufficiale, creato nell’agosto 2016 mediante conferimento di aziende pubbliche. Ancora una volta, il copione dei regimi autocratici è rispettato. Lo stato piegato alle esigenze dell’uomo forte, con norme che diventano vuoti simulacri dello stato di diritto e di suoi principi, quale il giusto processo.
Il manuale dell’Uomo Forte
Del resto, la confisca di aziende dei “nemici interni” (concetto fondamentale per Donald Trump) è la ricca regola anche nella Russia di Vladimir Putin, che tanto fascino esercita sull’attuale Casa Bianca. Poi, ci sono le variazioni sul tema: ad esempio, le indagini penali del fisco contro gli avversari. E qui Trump si sta attrezzando, visto che, secondo il Wall Street Journal, avrebbe in animo di ridisegnare la divisione investigazioni criminali dell’Internal Revenue Service (l’Agenzia delle entrate americana) per perseguire, tra gli altri, i donatori del Partito Democratico. Primo fra tutti, George Soros e le sue fondazioni. Uno strumento in più del Manuale dell’Uomo Forte, che si affianca alle incriminazioni del Dipartimento di Giustizia.
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Si è detto che viviamo il tempo del grande ritorno dello stato nell’economia. Possibile, ma non solo in termini di politica industriale, si direbbe.