L’autocrate alla guida della Tuchia, Recep Tayyip Erdogan, ci dà sempre molte soddisfazioni, appena si mette ad armeggiare con le leve dell’economia. Forse perché ci ricorda cosa accade quando si scorda che la realtà impone vincoli insuperabili, o forse per quel suo orientamento cosi fieramente sovrano e sovranista, da cui anche i nostri saltimbanchi vorrebbero prendere spunto, prima che la loro farsesca parabola si concluda tragicamente (per il nostro paese). Oggi parliamo del tentativo delle autorità turche di non far svalutare la lira, costi quel che costi. E costa moltissimo, in effetti.

Le rappresaglie di Trump, la stretta fiscale, l’aumento dei tassi della banca centrale e l’inflazione: troppi guai

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nel terzo trimestre di quest’anno, l’economia turca ha subito una marcata contrazione, pari a 1,1% sul trimestre precedente, che porta la crescita annua ad un esile 1,6%. Il settore delle costruzioni è stato particolarmente colpito, con ridimensionamento trimestrale del 5,3%, mentre i consumi domestici sono cresciuti solo di 1,1%, contro il 6,4% del trimestre precedente.

Il debito pubblico del Paese è basso, la situazione è rimediabile ma il rapporto tra politica ed economia fa temere il peggio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Gli ultimi giorni hanno visto una vera e propria tempesta su moneta e titoli di stato della Turchia, peraltro già da tempo in tensione. Gli investitori hanno atteso il catalizzatore per un violento attacco speculativo contro un paese che da tempo è caratterizzato da ampi squilibri macroeconomici.

Oggi sul Corriere, a pagina 15 del cartaceo e online qui, si può trovare un commento a firma di Monica Ricci Sargentini sulla nuova inquietante stagione di delazioni di massa che la Turchia di Erdogan sta vivendo. Leggendolo, mi ha colto la sensazione di déjà vu, o meglio déjà lu. Mi sono quindi sovvenuto di una inchiesta del Financial Times a firma di Laura Pite, corrispondente da Ankara del quotidiano britannico, comparsa online lo scorso 16 marzo. In effetti, i due pezzi hanno una certa aria di famiglia per tema, struttura ed aneddotica.