Regno Unito, l’ottovolante di un fisco demenziale

Chi si lamenta delle iniquità del sistema fiscale italiano, in particolare di curve delle aliquote marginali effettive talvolta confiscatorie, e che quindi disincentivano l’offerta di lavoro o incentivano l’evasione (quando possibile), per consolarsi può guardare al sistema fiscale britannico. Vediamo perché.

Nel sistema fiscale britannico, l’imposta personale sui redditi ha tre aliquote principali: 20% (basic rate), 40% (higher rate), 45% (additional rate). È una struttura che suona ragionevolmente semplice. Il problema è che queste aliquote nominali convivono con una serie di meccanismi — erosione di esenzioni, richiami (clawback) di benefici, scaglioni d’imposta congelati — che producono aliquote marginali effettive completamente diverse, più alte, e in alcuni casi superiori a quelle che pagano i contribuenti più ricchi.

Il risultato è un sistema che non è solo oneroso: è un ottovolante. Tecnicamente, è non monotonico. Cioè l’aliquota marginale effettiva sale e poi scende al crescere del reddito. Chi guadagna 110.000 sterline annue, paga sulla sterlina marginale più di chi guadagna 130.000 sterline. Una progressività che regredisce, letteralmente e ossimoricamente.

La trappola principale: quota 100.000£

Il meccanismo

Ogni contribuente britannico ha una franchigia esentasse di 12.570 sterline (la personal allowance). Sopra 100.000 sterline, questa franchigia viene erosa di 50 pence per ogni sterlina guadagnata, fino ad azzerarsi a 125.140 sterline. In quella fascia il contribuente paga già il 40% di aliquota ordinaria, più un ulteriore 20% (cioè il 40% del 50%) sull’imponibile “liberato” dall’erosione dell’esenzione.

EffettoCalcoloImposta
Tassazione diretta del reddito aggiuntivo£1 × 40%40p
Tassazione dell’allowance persa (£0,50 × 40%)£0,50 × 40%20p
Income tax marginale60p
National Insurance dipendenti£1 × 2%2p
Totale62p

Sopra 125.140 sterline, dove l’esenzione è già esaurita, l’aliquota ridiscende al 47%. Il contribuente che guadagna 130.000 sterline paga meno, sulla sterlina marginale, di chi ne guadagna 110.000.

Il fiscal drag: una tassa non votata

La situazione è resa ancor più iniqua dal fatto che la soglia delle 100.000 sterline è rimasta invariata dal 2010. Quella data non è un dettaglio: nel 2009, quando fu introdotta, riguardava il 2% dei contribuenti. Nel 2025-26 oltre il 5% dei contribuenti supera quella soglia — e la platea continua ad espandersi per effetto della crescita nominale dei salari, senza che nessun parlamento abbia mai esplicitamente votato per estendere la trappola a medici, insegnanti senior e middle manager. Il numero di persone che perdono parte o tutta la personal allowance è previsto in aumento dell’88% tra gli anni fiscali 2021-22 e 2028-29, passando da 1,22 a 2,29 milioni. È il fiscal drag, bellezza. Anzi, bruttezza.

Il congelamento delle principali soglie dell’imposta personale sui redditi dal 2021 al 2028 amplifica ulteriormente il fenomeno. Si tratta della forma più silenziosa di aumento fiscale: nessun annuncio, nessun dibattito parlamentare esplicito, solo l’inflazione e la crescita salariale nominale che trascinano i contribuenti verso aliquote più alte. Ma le trappole non finiscono qui.

La trappola childcare: aliquota oltre 100%

Se la trappola delle 100.000 sterline è onerosa per un contribuente singolo, diventa confiscatoria per un genitore con figli piccoli. Il sistema di welfare britannico eroga due benefici legati all’età prescolare dei figli: 30 ore settimanali di childcare gratuito e il Tax-Free Childcare (contributo statale di 2 sterline ogni 8 spese, fino a 2.000 sterline per figlio l’anno). Entrambi scompaiono interamente — senza alcun décalage (o taper, all’inglese), di colpo — nel momento in cui un genitore supera 100.000 sterline di reddito.

Esempio: aumento di £5.000 con due figli piccoli

Genitore con reddito di £99.999, due figli in età da asilo.

Benefici sotto £100.000Importo annuo
Childcare gratuito (30 ore, 2 figli)~£16.000
Tax-Free Childcare (2 figli × £2.000)£4.000
Totale~£20.000

Il genitore riceve un aumento da £99.999 a £105.000:

VoceImporto
Aumento lordo+£5.000
Imposta aggiuntiva (62% su £5.000)−£3.100
Perdita childcare e Tax-Free Childcare−£20.000
Variazione netta del reddito disponibile−£18.100

Un aumento di 5.000 sterline lorde peggiora la situazione della famiglia di circa 18.000 sterline. Per tornare semplicemente in pari rispetto alla situazione precedente all’aumento, il genitore dovrebbe ricevere circa 55.000 sterline lorde aggiuntive — portando il reddito a 155.000 sterline, soglia oltre la quale i benefici perduti vengono finalmente riassorbiti dalle maggiori entrate nette.

La fascia tra 100.000 e 155.000 sterline è, per una famiglia con due figli piccoli, una zona morta: è razionalmente preferibile non entrarci. Chi si avvicina alla soglia ha incentivi concreti a rifiutare promozioni, negoziare stipendi più bassi, o aumentare i contributi pensionistici o altre deduzioni. Strumenti che il governo Starmer sta già limitando: dal 2029, i versamenti pensionistici in salary sacrifice sopra 2.000 sterline annue torneranno a essere soggetti ai contributi della National Insurance, a carico di lavoratore e datore di lavoro. Il governo, per bocca della Cancelliera Rachel Reeves, ha presentato la misura come correzione equa per ribadire la progressività del sistema tributario. La realtà è un po’ diversa: si chiude una sorta di loophole utilizzato dai contribuenti per difendersi da aliquote marginali effettive stratosferiche e demenziali.

La trappola per i caregiver

L’architettura distorta non riguarda solo i redditi alti. La carer’s allowance — indennità di 83 sterline a settimana per chi presta almeno 35 ore di assistenza a persone non autosufficienti — viene azzerata per intero nel momento in cui i guadagni da lavoro superano 196 sterline a settimana. Un centesimo oltre quella soglia e si perde l’intero importo, senza gradualità. Niente taper, un sistema binario: uno o zero.

Il risultato è analogo nella logica, opposto nella fascia di reddito: un caregiver che guadagna 14.000 sterline l’anno si trova peggio di uno che guadagna 10.000 sterline, perché le 4.000 sterline aggiuntive non compensano la perdita dell’indennità. La revisione indipendente del novembre 2025 ha confermato che il salto ha scoraggiato molti caregiver dall’incrementare le ore di lavoro o cercare avanzamenti salariali, con impatti sproporzionati su donne e famiglie con disabili.

Il sistema ha così costruito la stessa trappola in due punti opposti della distribuzione del reddito: conviene non guadagnare troppo se sei un professionista con figli piccoli a 99.000 sterline, e conviene non guadagnare troppo se sei un caregiver a 10.000 sterline.

Le distorsioni non sono teoriche. I contribuenti rispondono in modo razionale a incentivi irrazionali. Sul fronte dei redditi alti: si stima che decine di migliaia di contribuenti tengano artificialmente il proprio reddito sotto le soglie critiche, riducendo le ore lavorate, sovracontribuendo ai fondi pensione o altre forme di salary sacrifice, o rinunciando a bonus. Non è evasione: è ottimizzazione perfettamente legale di fronte a un sistema mal progettato.

Il caso più emblematico, e più costoso per il paese, riguarda i medici del NHS. Un’indagine del marzo 2025 su oltre 5.000 medici ha rilevato che il 56% ha ridotto le proprie attività o rifiutato le aggiuntive durante il 2024-25 a causa della tassazione; le riduzioni medie equivalgono a circa 3.500 medici a tempo pieno in meno in Inghilterra. Il governo stanzia miliardi per ridurre le liste d’attesa NHS mentre il sistema fiscale penalizza i medici che lavorano di più. Le due politiche si annullano a vicenda.

A marzo 2026, l’Office for Budget Responsibility, il watchdog indipendente dei conti pubblici, ha formalmente segnalato l’intenzione di analizzare l’impatto delle elevate aliquote marginali sugli incentivi al lavoro — riconoscimento istituzionale che il problema ha smesso di essere una curiosità tecnica per diventare un freno misurabile alla crescita.

Un sistema stupidamente perverso

Per quasi vent’anni i governi britannici — di entrambi i colori — hanno tenuto basse le aliquote nominali scaricando il prelievo reale su tapers, clawbacks e congelamenti di soglie. È politicamente conveniente: l’aliquota nominale è visibile e comparabile internazionalmente, l’aliquota effettiva è invisibile ai più e richiede un commercialista per essere calcolata.

Il paradosso finale è che questo sistema non è nemmeno efficiente dal punto di vista del gettito. Chi può permettersi un consulente fiscale ottimizza legalmente e riduce il prelievo, anche senza arrivare al nero, che tuttavia potrebbe comparire, di questo passo. Chi non può — il lavoratore dipendente ordinario trascinato nel 60% dalla crescita salariale nominale — paga per intero. Il sistema più punitivo colpisce in modo inverso alla capacità di difendersi.

La cosa assurda è che queste distorsioni sono l’effetto di misure di welfare. Considerata la ormai conclamata crisi fiscale anche del Regno Unito, la situazione in termini di equità potrebbe paradossalmente migliorare con la eliminazione di tali misure o il loro ridisegno più parsimonioso.

Quindi, se pensate che il sistema tributario italiano sia un caso di studio di inefficienze ed iniquità, potete consolarvi pensando che quello britannico non è da meno e forse è persino peggiore.

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