Regno Unito: una pandemia di NEET

Il termine NEET (Not In Education, Employment, Training) definisce una condizione di inattività lavorativa e formativa, spesso legata a disagio sociale, economico e psicologico che riguarda i giovani. Nel Regno Unito, nel quarto trimestre 2025, 957.000 giovani tra 16 e 24 anni risultavano NEET, pari al 12,8% della fascia d’età. Si tratta di un livello pericolosamente vicino alla soglia del milione, che non veniva raggiunta dal 2011, nel pieno dell’onda lunga della crisi finanziaria. In effetti, tra ottobre e dicembre 2024 il dato aveva toccato 987.000 (13,4%), il livello più alto da oltre un decennio.

Sorpasso sulla Ue

Il trend è allarmante sia per il livello assoluto che per la composizione qualitativa. Circa il 68% dei giovani NEET con limitazioni lavorative nel 2025 identifica come condizione primaria un problema di salute mentale o l’autismo. Dal 2021, sia la disoccupazione giovanile sia l’inattività economica hanno contribuito all’aumento dei NEET, con la crescita dell’inattività guidata principalmente dalle malattie.

Dato cruciale sulla composizione interna: il 43% dei giovani NEET nel quarto trimestre 2025 erano disoccupati (cercavano lavoro), mentre il restante 57% era economicamente inattivo. La percentuale di disoccupati di lungo periodo (oltre 6 mesi) tra i 16-24enni è salita al 2,2%, il livello più alto dal 2014.

Sulla fascia più rilevante per le politiche annunciate: il tasso NEET per i 18-24enni alla fine del 2025 era del 16,0%, pari a 783.100 giovani. La disoccupazione giovanile (16-24) ha raggiunto il 16,1% nel Q4 2025, il livello più alto in oltre un decennio. Un’inversione di genere merita attenzione: storicamente le donne erano più rappresentate tra i NEET, ma negli anni recenti gli uomini hanno generalmente superato le donne, con l’aumento dell’inattività economica maschile.

Il Regno Unito è quindi giunto a superare la media NEET della Ue. Che secondo i dati Eurostat 2024 (fascia 15-29 anni) era dell’11% nel 2024, variando dal 4,9% dei Paesi Bassi al 19,4% della Romania. L’Italia si collocava al 15,2%, seconda solo alla Romania, seguita dalla Lituania (14,7%) e dalla Grecia (14,2%).

Il confronto con il Regno Unito va fatto con cautela perché l’ONS usa la fascia 16-24 (tasso UK: 12,8% a fine 2025), mentre Eurostat misura i 15-29enni. Ciononostante, il dato britannico del 16,1% di disoccupazione giovanile nel Q4 2025 posiziona il Regno Unito in territorio comparabile con i paesi mediterranei, non con quelli nordeuropei — una novità significativa per un paese che tradizionalmente apparteneva al cluster centro-settentrionale.

Il Regno Unito si muove in direzione opposta rispetto al trend europeo. Mentre l’UE nel complesso riduce i NEET, il Regno Unito li aumenta — e la composizione del fenomeno britannico (dominata da salute mentale e inattività) è qualitativamente diversa da quella italiana e mediterranea (dove pesano di più la disoccupazione strutturale, il mismatch formativo e le carenze istituzionali).

Ma c’è anche un problema di efficacia delle misure di welfare: la Youth Futures Foundation stima che la metà (50,2%) della popolazione NEET tra i 18-24enni sia “nascosta” nel Regno Unito — circa 486.000 giovani. La definizione di “Hidden NEET” è: giovani disoccupati o economicamente inattivi che non ricevono alcun beneficio statale né crediti fiscali e non sono in istruzione. Essendo fuori dal sistema di welfare, non sono visibili ai servizi governativi per l’impiego.

Il “New Deal” giovanile

Il 16 marzo, il governo britannico ha annunciato per bocca del Segretario per il Lavoro, Pat McFadden, un pacchetto di misure finanziato con un miliardo di sterline che punta a creare 200.000 posti di lavoro. Tale pacchetto prevede:

  • Youth Jobs Grant: 3.000 sterline per ogni giovane 18-24enne assunto che sia stato in Universal Credit e in cerca di lavoro da almeno sei mesi. L’obiettivo è sostenere 60.000 giovani in tre anni.
  • Espansione della Jobs Guarantee: il limite di età sale da 18-21 a 18-24 anni, con 25 ore settimanali di lavoro retribuito e sussidiato per sei mesi, destinato a chi è in Universal Credit e cerca lavoro da almeno 18 mesi. Previsti oltre 35.000 posti aggiuntivi. Il pilota parte ad aprile in sei aree, con rollout nazionale nel corso del 2026.
  • Incentivo apprendistato: 2.000 sterline per ogni nuovo apprendista 16-24enne assunto da una PMI, con l’obiettivo di creare 50.000 apprendistati aggiuntivi.
  • Riforma del Growth and Skills Levy: priorità ai giovani apprendisti e defunding degli standard formativi non allineati alle priorità nazionali. Nuovi “foundation apprenticeships” in hospitality e retail, non a caso i settori labour intensive più colpiti dall’aumento del costo del lavoro.

Tutta normale amministrazione, si direbbe, se non vi fosse una contraddizione piuttosto stridente: la corsa forsennata del salario minimo britannico, che da anni si rivaluta a passo di carica per i giovani. Da aprile 2026, il National Living Wage per gli over 21 sale a 12,71 sterline/ora (+4,1%), mentre il salario minimo per i 18-20enni balza a 10,85 sterline/ora (+8,5%). È un aumento senza precedenti per questa fascia, che porta la paga oraria dei diciottenni oltre le 10 sterline per la prima volta nella storia.

Il governo Starmer resta impegnato a eliminare le fasce salariali per età e ad allineare il salario minimo dei 18-20enni al National Living Wage, pur lasciando alla Low Pay Commission flessibilità su tempistica e ritmo. Il mandato alla LPC stabilisce che il NLW non debba scendere sotto il 66% della mediana salariale oraria e che la LPC debba gradualmente abolire il tasso 18-20.

La storia dell’equalizzazione progressiva: l’età di accesso al salario pieno è stata abbassata da 25 a 23 (2021), poi a 21 (2024). Tra il 2010 e il 2024, il tasso 18-20 è sceso dall’83% al 75% del salario minimo pieno; da aprile 2026 risale all’85%.

Secondo i sindacati, il problema non sta nella crescita del salario minimo per i giovani, visto che un milione di 18-20enni (85%) è già pagato al di sopra del salario minimo giovanile, e 740.000 (63% degli occupati nella fascia) sono già al livello adulto o sopra. Sempre secondo i sindacati, il salario minimo giovanile è “ingiusto e obsoleto” Paesi come Francia, Germania e Nuova Zelanda non hanno tassi ridotti per gli adulti dai 18 anni in su. L’Olanda, per contro, ha una griglia molto granulare di salario minimo giovanile. Come abbiamo visto sopra, il tasso NEET olandese è al minimo europeo, anche se occorre fare attenzione a letture troppo semplificate.

Alcune aziende britanniche dichiarano di non potersi permettere di assumere giovani, citando gli aumenti del salario minimo insieme all’aumento dei contributi previdenziali datoriali e ad altri costi. Dall’aprile 2025, i contributi sociali datoriali (employer NICs) sono saliti dal 13,8% al 15%, con la soglia di pagamento abbassata da 9.100 a 5.000 sterline annue. L’impatto medio stimato è di circa 938 sterline in più per dipendente all’anno. Questo si somma agli aumenti del salario minimo, creando una tenaglia sui costi del lavoro.

Partita di giro

Con le misure annunciate ieri, il governo Starmer sta contemporaneamente:

  • Alzando il costo del lavoro giovanile (salario minimo +8,5% per 18-20, contributi datoriali +1,2%, soglia abbassata)
  • Sussidiando le assunzioni di giovani (3.000 sterline per assunzione, 2.000 per apprendista, lavori garantiti)
  • Pianificando l’equalizzazione completa del salario minimo (che eliminerebbe qualsiasi incentivo salariale ad assumere giovani anziché adulti)

Pare una partita di giro, o come premere simultaneamente acceleratore e freno. Quanto alle misure annunciate, il sussidio da 3.000 sterline per assunzione è una tantum; il costo salariale aggiuntivo è permanente e crescente. Per un lavoratore a tempo pieno (37,5 ore settimanali), la differenza tra il salario 18-20 (10,85) e il National Living Wage (12,71) è di circa 3.600 sterline annue — il sussidio copre quindi meno di un anno di “sconto-giovani”.

La stessa Low Pay Commission riconosce che la maggior parte delle evidenze suggerisce che l’aumento del NLW non ha avuto effetti significativi sull’occupazione, ma che c’è un rischio che l’aumento dei salari minimi giovanili possa avere effetti negativi sull’occupazione giovanile in futuro.

Il governo sta inoltre valutando aggiustamenti alla politica salariale futura dopo che alcuni datori hanno avvertito che i piani per equalizzare il salario minimo tra fasce d’età renderebbero più costoso assumere giovani; il governo ha indicato che i tempi dell’implementazione potrebbero essere riconsiderati, ma la politica in sé non sarà abbandonata.

Oltre al problema della verosimile maggiore onerosità del salario minimo per giovani, che sta pericolosamente avvicinandosi a rendere uno “spreco” l’investimento in capitale umano ed educazione superiore, soprattuto osservando le evidenze dell’introduzione dell’AI in azienda, quello che colpisce maggiormente, nel caso britannico, è l’aspetto sanitario. Un rapporto della Health Foundation pubblicato lo scorso fine settimana mostra che la quota di giovani che dichiarano una condizione di salute limitante per il lavoro è passata dal 26% al 44% nell’ultimo decennio. Questo suggerisce che una parte significativa del problema NEET britannico non è risolvibile con incentivi salariali o sussidi all’assunzione, ma richiede interventi sanitari e di supporto che il pacchetto McFadden tocca solo marginalmente.

La comparazione con l’Italia è istruttiva ma asimmetrica: il fenomeno NEET italiano è strutturale e legato a disfunzioni del mercato del lavoro e del sistema formativo (mismatch di competenze, dualismo territoriale, rigidità contrattuale). Quello britannico sta diventando un problema sanitario e sociale, con la salute mentale come driver dominante — una patologia diversa che richiede una terapia diversa, rispetto alla quale i sussidi all’assunzione rischiano di essere del tutto irrilevanti.

Il governo Starmer ha tentato, lo scorso anno, di mettere mano a una riforma del welfare in direzione della riattivazione, e nel paese si dibatte sulle cause di questa pandemia di inattività da disturbi psichici. A destra, crescono le proposte di revisione radicale della valutazione clinica di tali problematiche. Ma la situazione del Regno Unito colpisce e impressiona.

In tutto ciò, il governo nuota nelle contraddizioni che spesso ha generato: definisce “discriminatorie” le fasce salariali giovanili e vuole abolirle, ma contemporaneamente lancia sussidi che esistono solo perché assumere giovani costa troppo — in buona parte proprio a causa delle politiche salariali dello stesso governo.

Nuovo libro
Paziente Zero
Come la sindrome italiana ha contagiato l’Europa (e l’Occidente)
Ebook — 5,99 € Cartaceo — 12,99 €

🏅 SOSTIENI PHASTIDIO!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.
Per donare con PayPal, clicca qui, non serve registrazione. Oppure, richiedi il codice IBAN. Vuoi usare la carta di credito o ricaricabile, in assoluta sicurezza? Ora puoi!

Scopri di più da Phastidio.net

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Condividi