Questa mattina, poco prima dell’alba, il Congresso statunitense ha votato un accordo di bilancio che in due anni aumenterà la spesa pubblica di 320 miliardi di dollari, e per un anno sospenderà il tetto di debito federale, ponendo fine alla seconda serrata del governo federale, scattata alla mezzanotte di Washington. Il problema è che questo è forse il momento peggiore, per mettersi a fare deficit spending in America.

Un articolo del Financial Timessegnala la crescente inquietudine dei banchieri per il fintech, cioè la concorrenza esercitata da imprese del settore tecnologico, che stanno progressivamente erodendo le posizioni di rendita del settore creditizio tradizionale. L’ultima spallata alle banche viene dalla Payment Services Directive 2 (PSD2), che i paesi della Ue hanno recepito dal 13 gennaio e che implementeranno progressivamente nei prossimi mesi.

Oggi il Financial Times riporta che l’Unione europea starebbe valutando sanzioni durissime contro il Regno Unito se quest’ultimo, dopo la definitiva uscita dalla Ue e la firma di un trattato di libero scambio con i 27, tentasse un approccio di radicale concorrenza fiscale e regolatoria per attrarre investimenti esteri. Le misure previste potrebbero arrivare ad includere il Regno Unito nella black list dei paesi fiscalmente non cooperativi, cioè dei paradisi fiscali.

Gli Usa restano indifferenti al deprezzamento della valuta, causato dalle crescenti frizioni protezionistiche di Trump

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il marcato deprezzamento del dollaro contro praticamente tutte le maggiori valute è stato la sorpresa del 2017, e la tendenza si è accentuata in questo scorcio iniziale del 2018. L’indebolimento del biglietto verde ha accompagnato il primo anno della presidenza Trump, a parte la forza delle prime settimane dopo l’esito elettorale, quando i mercati immaginavano riforme e stimoli fiscali di ampiezza tale da causare un boom dell’economia statunitense e costringere la Fed ad una vigorosa azione di restrizione monetaria.

Negli ultimi mesi è uscita dai radar, ma la Brexit pare prosegua verso il primo traguardo, la cosiddetta uscita del marzo 2019. Come sappiamo da tempo, quello sarà un non-evento, perché nei prossimi mesi verrà negoziato, tra Londra e la Ue, un periodo di transizione di circa due anni. Non si poteva chiamare, per pudore, proroga dell’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, e quindi si è deciso di dargli il nome di fase di transizione, vista da Bruxelles, o di “implementazione” (di cosa, non è chiaro) vista da Londra. L’unica certezza è che il processo è un fantasma privo di contenuto, e tale resterà ancora a lungo.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Un articolo pubblicato di recente sulla rivista online Economia e politica, a firma di Pasquale Tridico e Walter Paternesi Meloni, dell’Università di Roma Tre, indica come finanziare un ipotetico (ma non troppo) reddito minimo condizionato alla ricerca di un’occupazione. La proposta è stata indicata da alcuni esponenti del M5S come idonea a produrre una sorta di copertura “spontanea” del costo del reddito di cittadinanza.