Dopo che l’Italia ha schivato la procedura per deficit eccessivo da parte della Commissione europea, i mercati hanno festeggiato con un impressionante rally dei nostri Btp, che ha avuto il suo culmine nella giornata di ieri, con un vero e proprio crollo dei rendimenti su tutta la curva delle scadenze. Alcune lezioni da questa vicenda.

Il candidato principale alla leadership del partito Conservatore britannico, Boris Johnson, pare voler proseguire nella strada di lanciare proclami senza senso ed attendere di essere sconfessato dalla realtà. Dopo la fiaba dei 350 milioni di sterline a settimana da “riportare a casa” da Bruxelles, ora il front runner dei Tories, in attesa che i 160 mila iscritti al partito lo incoronino leader e di conseguenza primo ministro, si diletta con proclami di uscita “no-deal” che produrrebbero il migliore dei mondi possibili, per i britannici. Che noia, che barba.

Dopo alcuni “avvertimenti”, nelle ultime settimane, ieri Mario Draghi ha pressoché ufficializzato che la Bce procederà ad allentare nuovamente la politica monetaria dell’Eurozona. I mercati hanno avuto una reazione isterica, facendo precipitare ulteriormente i rendimenti obbligazionari, e le borse hanno seguito al rialzo, scordando per un giorno le cupe nubi che si stanno da tempo addensando sulla congiuntura internazionale. Che accadrà, ora?

Visto che siamo in tempi di minibot, e visto che il parallelo tra la geniale idea italiana e quella avanzata anni addietro per la Grecia da Yanis Varoufakis tende a ricorrere, l’ideatore della via greca allo spazio fiscale ritiene di dover intervenire per spiegare che si tratta di due animali monetari differenti.

Su Project Syndicate, un commento di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, che riprende il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. La tesi: serve una nuova cornice fiscale per l’Eurozona. Bene. Lo svolgimento…beh, direi che è sempre quello dell’economista su un’isola deserta ed una scatoletta di cibo: “supponiamo di avere un apriscatole”.

Ieri, durante un evento alla Luiss, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha affrontato, in modo del tutto teorico, il tema del finanziamento monetario del deficit. Che, detta così, farebbe immaginare che, pochi secondo dopo, i mercati si siano scatenati contro il povero Btp, facendo esplodere lo spread. Niente di tutto ciò, e con ragione.

Su lavoce.info, un commento di Tommaso Monacelli aiuta a confutare la persistente leggenda metropolitana che vede nella monetizzazione del deficit pubblico da parte della banca centrale la soluzione alle angustie italiane. Vengono individuati due periodi storici in cui l’Italia ha seminato il vento che ora è divenuto tempesta. Occhio alle date, quindi.