Questa settimana il ministro delle Finanze e vice-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha pensato bene di rilanciare il tema dell’unione bancaria europea, impantanata da anni per i veti incrociati tra paesi. Scholz, che non è chiaro se abbia informato o consultato la cancelliera Angela Merkel, ha riproposto cose note quali precondizioni per smuovere il processo incagliato. Per quanto mi riguarda, si tratta di un non evento. Guardando in dettaglio, tuttavia, c’è una novità che riguarda la Penisola alla deriva nel Mediterraneo.

Non sapete che pesci prendere? Siete paralizzati di fronte ad uno degli innumerevoli bivi che segnano lo spartiacque tra la dannazione e la rinascita, mentre sopra le vostre teste fischiano proiettili d’argento? Temete per il vostro particulare ma non volete inimicarvi nessun interlocutore domestico perché non si sa mai e comunque “qui non si parla di politica”? Decidete della vostra esistenza senza uno straccio di dati oppure sulla base di correlazioni spurie, non prima di aver toccato un corno rosso? Niente paura, abbiamo quello che fa per voi.

Tra i numerosi piani d’azione di Elizabeth Warren, concorrente Democratica alle presidenziali, spicca quello sul commercio internazionale. In esso, la senatrice del Massachusetts tenta, con grande equilibrismo, di conciliare due aspetti della politica americana: l’internazionalismo illuminato ed il protezionismo. Intrigante, no?

Visto che oggi in Italia si parla di poco d’altro rispetto alle elezioni regionali dell’Umbria, nell’ennesimo giorno del giudizio più o meno divino nel paese che sta inesorabilmente morendo guardandosi l’ombelico e fantasticando di “nuove vie” per raggiungere più in fretta il dissesto, vorrei aggiungere al frastuono anche il mio inutile commento.

I violenti disordini scoppiati in Cile negli ultimi giorni, che hanno trovato detonatore nella decisione di aumentare (del 4% medio) il prezzo del biglietto dei mezzi pubblici ma che ovviamente hanno radici ben più profonde, forniscono l’opportunità per fare il punto sul sistema pensionistico del paese, che (come anche i sassi sanno, sia pure spesso per narrazione mitologica) è a capitalizzazione. Almeno in via prevalente.

“Il respiro dell’autunno inizia a ghiacciare la strada”: con questa poetica citazione del poeta russo Alexander Pushkin la neo-presidente del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha sintetizzato la sua visione dell’economia globale, durante i lavori dell’assemblea annuale del Fondo. Guerre commerciali ed una politica monetaria che rischia di aver perso efficacia accumulando distorsioni sono al centro delle riflessioni globali. Che fare, per dirla con un conterraneo di Pushkin?

In Messico, il presidente populista di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO, per gli amici e non solo), ha deciso uno spettacolare giro di vite sulla grande evasione fiscale, nel paese in cui il sommerso è stimato al 50% del Pil. Ottimo, diranno subito i miei piccoli e grandi lettori, “facciamo come il Messico!”, visto che siamo da sempre alla ricerca di un modello internazionale da imitare. E visto che ormai ci siamo convinti che in USA “non evade nessuno perché sennò vai in galera, e comunque loro scaricano tutto!” (yeah, right), vediamo il “modello” messicano.

Le probabilità che Regno Unito e Ue raggiungano un accordo al Consiglio europeo del 18 ottobre sono state azzerate dalla telefonata tra Boris Johnson e Angela Merkel. Che accadrà ora? Che Johnson dovrà chiedere alla Ue, ai sensi della legge Benn, una proroga dell’Articolo 50, verosimilmente di tre mesi, ma ne darà la colpa alla Ue, al parlamento ed al sistema giudiziario britannici, ed al “deep state” dei Remainers. Ci saranno elezioni, che Johnson tenterà di vincere per arrivare ad una Brexit (anche no-deal) il 31 gennaio. Altro giro, altro psicodramma. Tutto nacque dal tentativo di David Cameron di liberarsi di Nigel Farage
Buon ascolto.