Qualche spigolatura dalle “Previsioni di primavera” della Commissione europea sulle economie dell’Unione europea. Col solito caveat: sono previsioni, non la costante di gravitazione universale. Indicano, qui ed ora, direzione di marcia e velocità di crociera dell’economia. Soprattutto comparativamente, tra paesi. Lo dico per aiutare prestigiosi economisti prestati alla direzione di giornali (cartacei ed online) a non ripetere in futuro che le previsioni “sono come l’oroscopo” o che “gli economisti non ci prendono mai”. Se per un attimo togliete sciarpa e fischietto, vi spiego alcune cose di ordine qualitativo ma pur sempre utili.

Un deficit spending pro-business e pro-ciclico è la ricetta di The Donald. Quale futuro per gli Usa: dal “socialismo per le imprese” a quello per le persone?

di Mario Seminerio – Il Foglio

La politica economica di Donald Trump è sin qui stata un tentativo di rivitalizzare la old economy ma senza particolare successo, come del resto era logico attendersi. La tecnologia evolve e lascia sul campo di battaglia molte figure professionali e molte storie personali, che devono essere aiutate in modi differenti dal vagheggiato ritorno di carbone e acciaierie.

So che non è esattamente un evento destinato a cambiare il corso della storia, ma ieri il M5S ha presentato la sua cosiddetta piattaforma per le elezioni europee, articolata in dieci punti. Si tratta di un pregevole esercizio di satira di cui merita dare conto, ma anche della rappresentazione amplificata e deformata di un tratto culturale dominante di questo paese: l’arte dello scrocco. Qui elevata a scala continentale.

Questa settimana, per la mia conversazione con Michele Boldrin (il cui canale YouTube trovate qui), parliamo dei massimi sistemi: dal rogo di Notre Dame alla filantropia delle grandi aziende francesi, il populismo continua ad alzare la voce. Quale futuro per il welfare e le politiche redistributive?

Oggi l’Office for National Statistics britannico (ONS) ha pubblicato alcuni dati molto interessanti, riferiti ai conti nazionali del quarto trimestre 2018. Da essi si evince che le famiglie britanniche continuano ad indebitarsi su base sostenuta, ormai ininterrottamente dal referendum sulla Brexit (ricordate? Pare passata un’era geologica, eppure sono solo tre anni o poco meno). Fiducia nel luminoso futuro o inconsapevolezza dei rischi?

L’autocrate alla guida della Tuchia, Recep Tayyip Erdogan, ci dà sempre molte soddisfazioni, appena si mette ad armeggiare con le leve dell’economia. Forse perché ci ricorda cosa accade quando si scorda che la realtà impone vincoli insuperabili, o forse per quel suo orientamento cosi fieramente sovrano e sovranista, da cui anche i nostri saltimbanchi vorrebbero prendere spunto, prima che la loro farsesca parabola si concluda tragicamente (per il nostro paese). Oggi parliamo del tentativo delle autorità turche di non far svalutare la lira, costi quel che costi. E costa moltissimo, in effetti.

Torniamo sulla vicenda della sentenza del Tribunale Ue che ha definito legittima la ricapitalizzazione di Tercas per mano del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Come ho già scritto nel commento a caldo, poche cose eccitano la fantasia di un popolo affetto da vittimismo quanto una narrazione di controfattuali. Ed infatti, da due giorni, è tutto un florilegio di recriminazioni, richieste di euro-dimissioni, minacce di risarcimenti miliardari. Tutto secondo il canovaccio dell’attacco al povero paese che galleggia nel Mediterraneo.